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INDICE

  1. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati

  2. I beneficiari dell'Unhcr

  3. La protezione dei rifugiati: domande e risposte

  4. Le cifre

  5. I Bambini

    1. Bambini in cifre

  6. Le donne

  7. I rifugiati in Europa

  8. I rifugiati in Italia

    1. I rifugiati in Italia: domande e risposte

  9. L'impatto ambientale

  10. I fondi

  11. I diritti umani

  12. La convenzione di Dublino

  13. Come aiutare

  14. Link utili



L'ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFUGIATI


Sono fuggiti dal loro paese a causa di un fondato timore di persecuzione. Per motivi di razza, di religione, di nazionalità, per la loro opinione politica o per l'appartenenza a un certo gruppo sociale. I loro governi non li tutelano, perché non ne sono in grado o, peggio, perché il disegno è proprio quello di emarginarli, di annientarli. E loro, a casa propria, non possono tornare. O non vogliono tornare. Sono i rifugiati, decine di milioni di persone costrette a vivere lontano dalle proprie radici, in condizioni di indigenza, sotto la minaccia continua di aggressioni, di ricatti, di violenze umilianti soprattutto per le donne e per i bambini.
È di loro che si occupa l'UNHCR, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Dal 1950, quando venne creato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per fornire aiuto ai profughi europei scappati durante la seconda guerra mondiale, l'organismo ha soccorso decine di milioni di rifugiati in tutto il pianeta. Protezione e assistenza, come prevede lo statuto dell'organismo. Da una parte, infatti, l'UNHCR assicura la protezione internazionale, garantendo che i rifugiati non vengano rinviati - contro il loro volere - in paesi in cui abbiano motivo di temere persecuzioni salvaguardando in ogni caso la loro incolumità fisica. Dall'altra, fornisce assistenza materiale che comprende:

  • assistenza in caso di crisi umanitarie gravi che comportino un esodo di massa dei rifugiati;
  • programmi nei settori dell'istruzione, della sanità e dell'alloggio;
  • assistenza destinata ad incoraggiare l'autosufficienza dei rifugiati e la loro integrazione nei paesi d'asilo;
  • operazioni di rimpatrio volontario;
  • reinsediamento in paesi terzi dei rifugiati che non possono essere rimpatriati e non godono di sufficiente sicurezza nel loro primo paese d'asilo.

Tre le soluzioni che vengono ricercate dall'Alto Commissariato per risolvere in modo duraturo la questione dei rifugiati. La prima, la più auspicabile, è il rimpatrio nei paesi o nelle regioni d'origine, diritto sacro inalienabile di ogni individuo. Ma ciò è possibile soltanto qualora siano cambiate le condizioni che hanno spinto i rifugiati all'esilio. In caso contrario, l'UNHCR persegue due alternative: o l'integrazione degli esuli nei paesi in cui hanno trovato il primo asilo, o il nuovo inserimento in un paese terzo.
Nonostante il costante impegno dell'UNHCR nei suoi 50 anni di attività - per il quale ha ricevuto moltissimi riconoscimenti, tra cui due Premi Nobel per la Pace, nel 1954 e nel 1981 - il problema dei rifugiati non accenna a diminuire. Al gennaio 2002, i rifugiati e gli altri soggetti sotto la competenza dell'Alto Commissariato erano quasi 20 milioni, dei quali 12 milioni erano rifugiati, 940mila i richiedenti asilo, 460mila i rimpatriati e 6,3 milioni gli sfollati e altre persone di competenza. Ciò significa che nel mondo una persona su 300 è costretta alla fuga a causa di guerre e persecuzioni. A tali cifre si può inoltre aggiungere un numero molto rilevante di sfollati - persone costrette a fuggire dalla propria dimora pur rimanendo entro i confini nazionali - che non ricevono alcuna protezione o assistenza internazionale. Si calcola che nel mondo gli sfollati siano tra i 20 e i 25 milioni, dei quali 5 milioni assistiti dall'UNHCR. In complesso quindi, sono circa 50 milioni le persone sradicate - rifugiati e sfollati - che non possono a tutt'oggi rientrare nelle proprie abitazioni.
L'UNHCR, che ha sede a Ginevra, è finanziato quasi interamente mediante i contributi volontari dei governi, organizzazioni non governative e privati. Una modesta dotazione finanziaria - pari al 2% - finalizzata alla copertura di parte delle spese amministrative, è invece a carico delle Nazioni Unite. Nel 2002, l'organismo ha ricevuto contributi per circa 920 milioni di dollari contro una richiesta di circa 1 miliardo e 60 milioni di dollari. Questa differenza - circa il 13% - ha indotto l'agenzia a ridurre, e talvolta a cancellare, importanti programmi a favore dei rifugiati in diverse parti del mondo. Per il 2003 sono stati richiesti circa 836 milioni di dollari. Al luglio 2002, l'Alto Commissariato impiegava 5.523 persone in 268 uffici dislocati in 114 paesi. L'84% del personale (4.654 persone) opera sul terreno, spesso in località remote e a elevato rischio, tanto che dall'inizio degli anni '90, 20 operatori dell'UNHCR sono stati uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro.
Dopo un decennio di guida da parte della signora Sadako Ogata, dal gennaio 2001 la carica di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati è stata assunta - con un mandato di tre anni - da Ruud Lubbers, ex primo ministro olandese e docente universitario.

Il rifugiato è colui "che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dal Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori dal Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra".
[Art. 1A Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, 1951]

Numero stimato delle persone che rientrano nel mandato dell'UNHCR, per regione
REGIONE
TOTALE
TOTALE
Gennaio 2001
Gennaio 2002
Africa
6.060.100
4.152.300
Asia
8.449.900
8.820.700
Europa
5.592.400
4.855.400
Am. latina e Caraibi
575.500
765.400
America del Nord
1.051.700
1.086.800
Oceania
84.500
81.300
TOTALE
21.814.200
19.761.900

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I BENEFICIARI DELL'UNHCR


Sono 19 milioni e 762mila le persone che, al momento, sono di competenza dall'UNHCR. Si tratta in primo luogo di rifugiati in paesi stranieri e di persone che rientrano nella propria terra dopo un soggiorno forzato all'estero. A questi si aggiungono gli sfollati all'interno del loro stesso paese: da qualche anno l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati si occupa anche di una parte di loro. Ma come si distinguono le diverse categorie di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni d'origine? Da dove vengono?

Rifugiati. Il diritto internazionale definisce rifugiato chiunque si trovi al di fuori del proprio paese e non possa ritornarvi a causa del fondato timore di subire violenze o persecuzioni. I rifugiati sono riconosciuti tali dai governi che hanno firmato accordi sul loro status giuridico con le Nazioni Unite, o dall'UNHCR stesso secondo la definizione contenuta nello statuto dell'Alto Commissariato. Attualmente, lo status di rifugiato è riconosciuto a circa 12 milioni e 30mila persone nel mondo. Di queste, quasi 5 milioni e 800mila si trovano in Asia, più di 3 milioni e 300mila in Africa, 2 milioni 200mila in Europa, circa 650mila nel Nordamerica, 37mila nei paesi latinoamericani e caraibici e 65mila in Oceania.

Rimpatriati. I rifugiati sono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni sotto una minaccia estrema e, quasi sempre, il desiderio è quello di rientrare al più presto, appena le circostanze lo permettono. L'UNHCR assiste i rifugiati nella fase di ritorno volontario a casa. Una volta che questo avviene, l'organizzazione li aiuta a reintegrarsi nei paesi di origine e vigila sulla loro sicurezza. La durata di questa attività varia da caso a caso, ma raramente supera i due anni. Al momento, le persone che l'Alto Commissariato assiste nella fase del rientro sono oltre 460mila. I rimpatri più impegnativi degli ultimi dieci anni hanno riguardato cittadini di Afghanistan, Mozambico, Iraq, Cambogia, Bosnia, Ruanda, Angola, Liberia e durante il 1999, Kosovo e Timor.

Richiedenti asilo. Di questa categoria fanno parte coloro che, lasciato il proprio paese d'origine e avendo fatto richiesta di asilo, sono ancora in attesa di una decisione da parte delle autorità del paese ospitante riguardo al riconoscimento dello status di rifugiato. Si tratta di circa 940mila persone, in larga parte residenti nei paesi di Nordamerica ed Europa. L'UNHCR li assiste nelle pratiche necessarie per ottenere lo status richiesto.

Le persone sfollate all'interno del proprio paese e altre persone di competenza. La protezione e l'assistenza dell'Alto Commissariato, in seguito ad una richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite, da qualche anno si sono progressivamente estese anche ad alcune categorie di persone che non sono incluse nel mandato originario dell'organismo, contemplato nella Convenzione di Ginevra del 1951 e nel Protocollo del 1967 sul diritto dei rifugiati, per un totale di 6 milioni e 328mila persone, delle quali oltre 5 milioni sono sfollati.

Persone di competenza dell'UNHCR, per categoria (gennaio 2002)
Regione
Rifugiati
Richiedenti asilo
Rimpatriati
Sfollati e altre persone
di competenza
Totale
Africa
3.283.863
107.159
266.804
494.494
4.152.320
Asia
5.770.345
33.111
49.246
2.967.964
8.820.666
Europa
2.227.886
335.410
146.457
2.145.645
4.855.398
Nordamerica
645.077
441.681
-
-
1.086.758
America Latina e Caraibi
37.377
7.878
194
720.000
765.449
Oceania
65.351
15.587
-
313
81.251
TOTALE
12.029.899
940.826
462.723
6.328.416
19.761.864

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La protezione dei rifugiati:

domande e risposte

Chi è il rifugiato?
Il rifugiato è una persona che, "per fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinione politica, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può oppure, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale paese" [Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati].

Chi fugge dalla guerra è considerato rifugiato?
In Africa, chi fugge da conflitti armati - e non subisce una persecuzione individuale - è considerato un rifugiato in base all'ampliata definizione del termine rifugiato contenuta nella Convenzione dell'Organizzazione per l'unità africana (OUA) del 1969. L'UNHCR auspica che tutti gli stati adottino questa stessa definizione liberale dello status di rifugiato.

Che differenza c'è tra rifugiati e migranti economici?
I rifugiati fuggono dal paese d'origine per mettersi in salvo e necessitano di una particolare protezione. I migranti abbandonano il proprio stato volontariamente in cerca di migliori condizioni economiche.

Quali sono i diritti dei rifugiati?
Il rifugiato ha il diritto ad un asilo sicuro. I rifugiati devono godere di diritti fondamentali - libertà personale, di pensiero, di movimento - e di diritti socioeconomici - assistenza sanitaria, diritto al lavoro, diritto allo studio - almeno nella misura accordata agli stranieri legalmente residenti sul territorio del paese d'asilo, e a volte in misura paritaria a quella dei cittadini. Nei paesi dove lo stato non è in grado di fornire assistenza, l'UNHCR provvede alle loro necessità. I rifugiati hanno il dovere di conformarsi e rispettare le leggi del paese d'asilo.

Che cosa si intende per protezione internazionale?
I rifugiati fuggono perchè si sentono in pericolo e perchè i loro diritti non vengono tutelati dal loro stato. L'UNHCR si occupa della protezione dei rifugiati e collabora, a tale scopo, con i governi di accoglienza. Sollecitare i governi ad agire in conformità con il diritto internazionale rientra nelle funzioni dell'UNHCR. Gli stati non possono respingere i rifugiati verso un territorio in cui sarebbero in pericolo e debbono adoperarsi per garantire loro il godimento dei diritti fondamentali ed un accettabile livello di sostentamento.

Che cosa si intende per protezione temporanea?
La protezione temporanea è un meccanismo a cui gli stati ricorrono per far fronte a massicci afflussi di rifugiati che rendono impraticabile l'esame individuale delle singole domande di asilo. La protezione temporanea può essere revocata quando è possibile il ritorno nel paese d'origine in condizioni di sicurezza.

L'UNHCR assiste anche gli sfollati?
Gli sfollati sono costretti ad abbandonare le loro case per gli stessi motivi dei rifugiati ma non attraversano frontiere riconosciute internazionalmente. L'UNHCR, non ha un mandato generale per fornire protezione e assistenza agli sfollati, tuttavia negli ultimi anni è stato in alcune occasioni chiamato ad occuparsene, su richiesta dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Può un renitente alla leva essere rifugiato?
I renitenti alla leva o i disertori che, per forti convinzioni personali e temendo di essere perseguitati per motivi inerenti alla loro renitenza e diserzione, fuggono dal loro paese, possono aspirare allo status di rifugiato.

Può un militare essere rifugiato?
Colui che dal paese d'asilo porta avanti la lotta armata contro il paese di origine, non può essere considerato un rifugiato fin quando non deponga le armi. I rifugiati sono per definizione civili.

Può un criminale essere rifugiato?
Una persona accusata o condannata con giusto processo per un grave reato comune non è normalmente considerata un rifugiato. Potrebbe, tuttavia, aspirare allo status di rifugiato colui che oltre all'accusa o alla condanna abbia anche un fondato timore di persecuzione per ragioni politiche, religiose, etniche o di appartenenza ad un gruppo sociale, a meno che il reato non venga considerato di tale gravità per cui chi lo ha commesso è ritenuto indegno di protezione.

Può un criminale di guerra essere rifugiato?
Chi ha preso parte a crimini di guerra ed a massicce violazioni dei diritti umani - crimini contro l'umanità, genocidio - è escluso dalla protezione e dall'assistenza concesse ai rifugiati.

Può una donna che rischia di subire violenze per il rifiuto di conformarsi alle imposizioni della sua società, chiedere lo status di rifugiato?
Una donna che fugge dal suo paese a causa di una grave discriminazione o di un trattamento disumano per l'inosservanza di rigorosi codici sociali (rifiuto di accettare imposizioni sull'abbigliamento, desiderio di scegliere da sola il proprio coniuge), potrebbe a seconda delle circostanze aspirare allo status di rifugiato.

Può una donna che teme per sé e per la propria figlia mutilazioni genitali in caso di ritorno nel paese d'origine, chiedere lo status di rifugiato?
Le mutilazioni genitali rappresentano una forma di persecuzione; colei che ha il timore di subirle nel proprio paese o che si rifiuti di infliggerle alla propria figlia e fugge, potrebbe avere un valido motivo per aspirare allo status di rifugiato.

Può chi teme persecuzioni a causa delle proprie inclinazioni sessuali aspirare allo status di rifugiato?
Gli omosessuali possono avere diritto allo status di rifugiato se soggetti a persecuzione per il fatto di essere omosessuali.

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LE CIFRE

Numero stimato delle persone che rientrano nel mandato dell'UNHCR, per regione
REGIONE
Gennaio 2001
Gennaio 2002
Africa
6.060.100
4.152.300
Asia
8.449.900
8.820.700
Europa
5.592.400
4.855.400
Am. latina e Caraibi
575.500
765.400
America del Nord
1.051.700
1.086.800
Oceania
84.500
81.300
TOTALE
21.814.200
19.761.900

Totale persone di competenza UNHCR
1994
23.033.000
1995
27.419.000
1996
26.103.000
1997
22.729.000
1998
22.376.000
1999
21.460.000
2000
22.257.000
2001
21.814.000
2002
19.762.000

Cifre al 1° gennaio


Persone di competenza dell'UNHCR, per categoria (gennaio 2002)
Regione
Rifugiati
Richiedenti asilo
Rimpatriati
Sfollati e altre persone di competenza
Totale
Africa
3.283.863
107.159
266.804
494.494
4.152.320
Asia
5.770.345
33.111
49.246
2.967.964
8.820.666
Europa
2.227.886
335.410
146.457
2.145.645
4.855.398
Nordamerica
645.077
441.681
-
-
1.086.758
America Latina e Caraibi
37.377
7.878
194
720.000
765.449
Oceania
65.351
15.587
-
313
81.251
TOTALE
12.029.899
940.826
462.723
6.328.416
19.761.864


Origine delle 10 principali popolazioni di rifugiati (1) (gennaio 2002)
Origine (2) Principali paesi d'asilo
Totale
Afghanistan Pakistan/Iran
3.809.700
Burundi Tanzania
554.000
Iraq Iran
530.100
Sudan Uganda/Etiopia/RDC/Kenya/Rep. Centrafricana
485.500
Angola Zambia/RDC/Namibia
470.600
Bosnia-Erzegovina Rep. Fed. Jugoslavia/USA/Svezia
450.000
Somalia Kenya/Yemen/Etiopia/USA/UK
439.900
Rep. Dem. del Congo Tanzania/Congo/Zambia/Ruanda
392.100
Viet Nam Cina/USA
353.200
Eritrea Sudan
333.100

(1) Circa 3,8 milioni di palestinesi rientrano nel mandato dell'Agenzia di soccorso e lavori delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), e non vengono pertanto considerati in questa tabella. I palestinesi che si trovano fuori dell'area di operazioni dell'UNRWA, come coloro che si trovano in Iraq e Libia - 349.100 - sono invece considerati di competenza dell'UNHCR.
(2) Per quanto riguarda i paesi industrializzati, la tabella include le stime dell'UNHCR basate sui recenti arrivi dei rifugiati e sul riconoscimento delle domande d'asilo.


Richieste di asilo presentate in Europa
Stato
1999
2000
2001
2002
Albania
35
85
160
..
Austria
20.096
18.284
30.135
37.074
Belgio
35.780
42.691
24.549
18.805
Bielorussia
773
471
215
..
Bosnia-Erzegovina
30
262
732
..
Bulgaria
1.331
1.755
2.428
2.888
Repubblica Ceca
7.285
8.787
18.087
8.481
Cipro
789
651
1.620
956
Croazia
26
-
132
..
Danimarca
12.331
12.200
12.512
5.947
Estonia
21
3
12
9
Finlandia
3.106
3.170
1.651
3.443
Francia
30.907
38.747
47.291
50.798
Germania
95.113
78.564
88.287
71.287
Grecia
1.528
3.083
5.499
5.664
Irlanda
7.720
11.096
10.325
11.634
Islanda
17
24
52
117
Italia
33.364
15.564
9.620
7.281
Rep. Fed. Jugoslavia
59
41
145
..
Lettonia
19
4
14
30
Liechtenstein
515
11
112
91
Lituania
133
199
256
294
Lussemburgo
2.912
628
686
1.043
Rep. ex jug. Macedonia
-
8
195
..
Malta
85
71
116
474
Repubblica di Moldavia
283
335
251
..
Norvegia
10.160
10.842
14.782
17.480
Paesi Bassi
42.733
43.895
32.579
18.667
Polonia
2.955
4.589
4.506
5.153
Portogallo
307
224
234
245
Regno Unito (1)
91.200
98.900
92.000
110.700
Romania
1.670
1.366
2.431
1.108
Federazione Russa
2.309
1.467
1.684
..
Slovacchia
1.320
1.556
8.151
9.739
Slovenia
867
9.244
1.511
702
Spagna
8.405
7.926
9.489
6.179
Svezia
11.231
16.303
23.515
33.016
Svizzera
46.068
17.611
20.633
26.217
Turchia
6.606
5.685
5.041
3.795
Ucraina
1.739
1.893
916
..
Ungheria
11.499
7.801
9.554
6.412
UNIONE EUROPEA
396.737
391.275
388.372
381.623
TOTALE EUROPA
488.077
461.474
477.678
465.569

(1) Stime dell'UNHCR sulla base del numero medio di casi (1,28 persone/caso).


I RIFUGIATI IN EUROPA
Stato
Rifugiati (1)
Totale UNHCR(2)
Albania
292
363
Austria
14.390
29.577
Belgio
12.265
12.929
Bielorussia
584
35.505
Bosnia-Erzegovina
32.745
570.221
Bulgaria
3.004
4.508
Repubblica Ceca
1.216
12.805
Cipro
83
1.943
Croazia
21.875
67.952
Danimarca
73.284
73.284
Estonia
11
31
Finlandia
12.728
12.728
Francia
131.601
166.152
Germania
903.000
988.533
Grecia
6.948
13.172
Irlanda
3.598
14.439
Islanda
213
230
Italia *
9.169
9.169
Rep. Fed. Jugoslavia
400.304
777.104
Lettonia
8
10
Liechtenstein
141
221
Lituania
287
371
Lussemburgo
1.201
1.201
Rep. ex jug. Macedonia
4.363
168.953
Malta
176
211
Repubblica di Moldavia
159
1.275
Norvegia
50.128
50.128
Paesi Bassi
152.338
230.888
Polonia
1.311
1.311
Portogallo
449
449
Regno Unito
148.550
187.350
Romania
1.805
1.805
Federazione Russa
17.970
1.139.566
Slovacchia
472
3.623
Slovenia
2.415
7.171
Spagna
6.806
6.806
Svezia
146.491
164.091
Svizzera
58.494
84.148
Turchia
3.472
7.687
Ucraina
2.983
9.732
Ungheria
4.710
7.108
UNIONE EUROPEA
1.622.818
1.910.768
TOTALE EUROPA
2.227.886
4.855.398

(1) Rifugiati presenti nel paese. Cifre al gennaio 2002.
(2) Totale di compentenza dell'UNHCR. Gennaio 2002.
* La cifra non include i minori, i rifugiati riconosciuti prima del 1990, né coloro che hanno ottenuto la protezione umanitaria.


I maggiori finanziatori dell'UNHCR nel 2002
1
Governo Stati Uniti
$
259.244.770
2
Governo Giappone
$
118.869.877
3
Commissione Europea
$
70.685.602
4
Governo Paesi Bassi
$
61.210.482
5
Governo Svezia
$
42.457.288
6
Governo Norvegia
$
38.731.557
7
Governo Regno Unito
$
33.560.724
8
Governo Danimarca
$
33.095.660
9
Governo Germania
$
30.560.090
10
Governo Canada
$
18.891.235
11
Governo Svizzera
$
16.326.268
12
Governo Italia
$
13.895.838
13
Governo Australia
$
13.763.992
14
Governo Finlandia
$
11.953.196
15
Governo Francia
$
10.711.140
(...)
$
18
Donatori privati Italia
$
5.744.147


Personale
Personale di ruolo (al luglio 2002)
Sede centrale
869
Sul terreno
4.654
Totale
5.523
Uffici UNHCR (compresa sede centrale)
268 in 114 paesi

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I BAMBINI


"Ora devo occuparmi del mio fratellino Rukundo. Stiamo assieme in una tenda nel campo per bambini soli. Lui è sempre triste perché pensa alla mamma, però io cerco di comportarmi da grande perché ora sono io il capofamiglia".
Yankurije viene dalla Repubblica democratica del Congo (ex Zaire). Ha sette anni. Ma è già una rifugiata. E così la vita la costringe a pensare da adulta. Non è la sola, Yankurije. La sua storia è simile, per molti aspetti, a quella di tanti altri suoi giovanissimi coetanei sparsi per il mondo. Oltre la metà delle quasi 20 milioni di persone che rientrano nelle competenze dell'UNHCR è infatti costituita da bambini e adolescenti con meno di 18 anni. In alcune zone la cifra raggiunge addirittura il 70% del totale. Ogni giorno, circa 5mila bambini diventano rifugiati.
Sono loro, i minori, le vittime più esposte durante la fuga e nel campo profughi. Sono loro i soggetti ad essere privati per primi dei diritti più elementari: il diritto alla vita, alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo, il diritto alla crescita in un ambiente familiare, il diritto a un'identità e a una nazionalità effettive, il diritto all'istruzione, a una prospettiva per il futuro. Molti dei conflitti in corso durano l'intero arco della fanciullezza e dell'adolescenza: come dire che dalla nascita alla maturità, per milioni di bambini passano soltanto le immagini degli esodi e dei combattimenti.
Durante i conflitti, i minori diventano i bersagli più vulnerabili degli attacchi improvvisi, delle mine, dei bombardamenti, dei cecchini. Fisicamente più deboli degli adulti, sono i primi a morire quando le risorse alimentari scarseggiano, quando le malattie dilagano. Nel caos degli spostamenti e delle fughe, poi, molti bambini e molti adolescenti corrono il rischio di venire separati dalle proprie famiglie. Con la fuga, l'istruzione viene interrotta e spesso, specie per le bambine, cessa del tutto. Non solo. Alcuni paesi negano ai bambini nati rifugiati la registrazione anagrafica e la nazionalità dello stato d'asilo, condannandoli a diventare degli apolidi.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino del 1989 sancisce che "in tutte le circostanze, i bambini devono essere tra i primi a ricevere assistenza e cure". Proteggere e assistere i minori rifugiati è proprio una delle priorità dell'UNHCR. I bambini, infatti, non sono soltanto individui particolarmente bisognosi di assistenza, ma rappresentano anche "il futuro di comunità e nazioni". E un giovane derubato della sua infanzia, una volta cresciuto, può dare vita a nuove violenze, a nuovi cicli di conflitti e esodi forzati. Di qui il proposito dell'UNHCR di assistere i bambini, sia per quanto riguarda le esigenze immediate - viveri, alloggi, medicinali - sia per la cura delle cicatrici più nascoste, come i traumi psichici, che possono portare a rancori sotterranei verso altri esseri umani.
È in questo scenario che l'Alto Commissariato ha indirzzato la propria attività verso cinque settori chiave: i bisogni specifici dei bambini e degli adolescenti, le violenze sessuali e lo sfruttamento dei minori, l'istruzione, l'arruolamento dei giovani soldati e il problema dei minori separati dalla famiglia.
Tra i programmi speciali avviati dall'UNHCR, figurano quelli riguardanti l'istruzione ed il ricongiungimento dei bambini soli alle rispettive famiglie. Nel 1996 ad esempio, è stato avviato un programma finalizzato a promuovere la presenza a scuola dei bambini e degli adolescenti rifugiati in Uganda, Pakistan, Etiopia e Kenya, che ha portato ad un incremento anche del 40% della partecipazione scolastica. L'Alto Commissariato riserva un'attenzione particolare all'istruzione di bambini e ragazzi rifugiati: nel 1990 erano circa 320mila i bambini che nel mondo frequentavano scuole sponsorizzate dall'UNHCR. Secondo le ultime stime nel 2000 il numero è aumentato a circa un milione, sui cinque milioni di bambini che dovrebbero beneficiare di questi programmi. Anche questo miglioramento nasconde tuttavia alcuni problemi irrisolti, specialmente nel settore dell'istruzione superiore, nel quale a ben pochi ragazzi e ragazze rifugiati viene data l'occasione di continuare gli studi.
L'UNHCR ha inoltre avviato nel 1994, a seguito del conflitto in Ruanda e delle grandi migrazioni avvenute nella regione dei Grandi Laghi africani, in collaborazione con altre organizzazioni internazionali e non governative, un grande programma per l'identificazione dei profughi e per favorire i ricongiungimenti familiari. Attualmente più di 55mila bambini non accompagnati hanno potuto riunirsi con i propri familiari.
C'è poi una tendenza allarmante. Secondo le ultime stime, sarebbero circa 300mila i minori arruolati negli eserciti nazionali o nei gruppi di opposizione armata. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino del 1989, l'età minima per l'arruolamento è stata fissata in 15 anni, sebbene la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo abbia recentemente adottato un Protocollo opzionale alla Convenzione del 1989 - da sottoporre alla firma degli stati - che prevede l'innalzamento a 18 anni del limite minimo di età per poter partecipare ad attività belliche. In molti dei 36 paesi in cui i minori vengono armati, l'età minima si abbassa drammaticamente: in Guatemala, Uganda, Sierra Leone e Sri Lanka, per esempio, i bambini soldato possono avere anche un'età compresa tra i sette e i dieci anni. Nell'esercito dei Khmer Rossi della Cambogia, secondo alcune testimonianze, sarebbero stati coinvolti in azioni di guerra anche bambini di cinque anni. E se i maschi vengono utilizzati nel combattimento, per le bambine il compito è spesso quello di fornire prestazioni sessuali alle truppe.
In Liberia, l'UNHCR ha collaborato con un organizzazione non governativa per identificare fra i rifugiati appena arrivati dalla Sierra Leone i bambini ex-combattenti. Per questi sono stati realizzati programmi di assistenza psico-sociale, formazione ed educazione alla pace.

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BAMBINI IN CIFRE


Bambini rifugiati

- Il 50% dei rifugiati è costituito da bambini e adolescenti. In alcune situazioni, questa cifra raggiunge addirittura il 70%. Ogni giorno nel mondo circa 5mila bambini diventano rifugiati.

- In genere, i minori non accompagnati rappresentano, durante un'emergenza, tra il 2 e il 5% della popolazione di rifugiati. Solo il 25% dei bambini rifugiati riceve un'istruzione.


Bambini in guerra

- Quasi tutti i conflitti odierni infuriano all'interno di confini nazionali e il 90% delle vittime di guerra sono civili, per lo più bambini e donne. Negli ultimi 10 anni, più di 2 milioni di bambini sono stati uccisi durante i conflitti armati, altri 6 milioni sono stati gravemente colpiti o resi invalidi per sempre, mentre più di 1 milione è rimasto orfano o separato dalle famiglie.

- Ogni anno da 8 a 10mila bambini muoiono o vengono mutilati a causa delle mine.

- Attualmente, i bambini di almeno 68 paesi, vivono sotto la minaccia permanente di 110 milioni di mine mascherate da giocattoli o colorate in modo da incuriosire i più piccoli.

- Si stima che oggi circa 300mila bambini e ragazzi siano arruolati forzatamente o rapiti per combattere o comunque coinvolti in guerre, in uccisioni e morti per motivi che probabilmente riescono appena a comprendere. Non si conoscono il numero e l'età di questi bambini, perché i dati non sono registrati o non vengono diffusi dai governi o dai gruppi armati.

- Le indagini effettuate mostrano che in almeno 62 paesi le forze armate governative o i gruppi paramilitari arruolano giovani volontari al di sotto dei 18 anni.

- In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino del 1989, l'età minima per l'arruolamento è fissata in 15 anni, sebbene sia stato recentemente adottato un Protocollo opzionale alla Convenzione del 1989 - da sottoporre alla firma degli stati - che prevede l'innalzamento a 18 anni del limite minimo di età per poter partecipare in attività belliche.


Bambini e povertà

- Più di 600 milioni di bambini nel mondo vivono con meno di 1 dollaro al giorno.

- Un bambino su cinque nei Pvs nasce con un peso inferiore ai 2,5 kg.

- Ogni anno, circa 12 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono, soprattutto a causa di malattie infantili facilmente prevenibili.

- Sulla base delle ultime stime, sarebbero 80 milioni i bambini di strada in tutto il mondo.

- Ogni anno 2 milioni di bambine subiscono la mutilazione genitale.

- Ogni anno, più di 1 milione di bambini perde la madre per complicazioni da parto. Per questi orfani le probabilità di sopravvivere sono minori rispetto ai bambini che hanno la madre. Nel mondo, ogni minuto una donna muore per cause legate alla gravidanza o al parto, sono 600mila ogni anno. Quasi tutti questi decessi si verificano nei paesi in via di sviluppo (Pvs).

- Più della metà delle donne africane e circa un terzo di quelle dell'America latina partorisce ancora adolescente e ha il doppio delle probabilità di morire di parto rispetto a quelle di una donna adulta. I loro figli inoltre saranno più facilmente sottopeso.


Bambini schiavi

- Nei Pvs, sono 250 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano. Di questi, 120 milioni lavorano a tempo pieno e 130 milioni part-time. Il 61% di questi bambini si trova in Asia, il 32% in Africa e il 7% in America latina.

- Nei Pvs, dai 60 ai 70 milioni di bambini fra i 5 e gli 11 anni lavorano in situazioni pericolose.

- In alcuni paesi, bambini sotto i 10 anni età costituiscono il 20% dei bambini che lavorano in campagna e il 5% di quelli che lavorano in città.

- Più della metà dei bambini lavoratori lavora per 9 ore al giorno o anche più, mentre circa l'80% lavora per 7 giorni alla settimana. Ci sono bambini che lavorano 56 ore alla settimana.

- Più di quattro bambini su cinque lavorano gratis. In media, le bambine lavorano più ore dei bambini e guadagnano meno dei loro coetanei maschi, pur svolgendo il medesimo lavoro.

- Nel Myanmar, un bambino guadagna in media ogni giorno tra le 600 e le 1.200 lire, e quasi il 90% ha riferito di spendere tra le 200 e le 600 lire per il cibo quotidiano.

- Circa la metà dei bambini nei paesi meno sviluppati del mondo non ha accesso all'istruzione.

- Ogni giorno 130 milioni di bambini, nei Pvs, non frequentano la scuola elementare. Oltre la metà di questi - 73 milioni - è costituita da bambine.


Bambini e Aids

- Si calcola che 1,2 milioni di bambini al di sotto dei 15 anni convivano con l'Aids.

- Ogni mese, 250mila bambini e ragazzi vengono contagiati dall'Hiv. Questo significa che ogni giorno nel mondo, 8.500 bambini e giovani vengono infettati, circa 5 al minuto. Nel 1998 sono stati quasi 3 milioni.

- Delle 14 milioni di vittime dell'Aids nel mondo, più di 11 milioni sono africani, di cui un quarto - 2 milioni e 750mila - è costituito da bambini. Solo nel 1998, in Africa sono deceduti 2 milioni di uomini, donne e bambini. Sono stati celebrati 5.500 funerali al giorno.

- Nel 1998, l'Aids ha ucciso 510mila bambini al di sotto dei 15 anni.

- Nell'Africa subsahariana, 22,5 milioni di persone convivono con l'Hiv. Nel 1998, su un totale di 590mila bambini riscontrati sieropositivi - la cifra più alta mai raggiunta - 530mila vivevano nell'Africa subsahariana. La maggior parte di essi è stata contagiata prima o durante la nascita o attraverso l'allattamento al seno. Nel corso dello stesso anno, invece, in Nord America e nell'Europa occidentale sono risultati infetti meno di mille neonati.

- Nel mondo, più di 11 milioni di bambini sono cresciuti senza le loro madri a causa dell'Aids. Più del 90% di questi orfani vive nell'Africa subsahariana.

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LE DONNE


Se si visita un campo profughi, l'immagine che colpisce è quella delle donne con i loro bambini. Donne spesso sole che, assieme ai propri figli, rappresentano l'80% dei rifugiati e degli sfollati presenti nel mondo. È su loro che cadono i soprusi più duri durante la fuga da casa e nella realtà del campo.
Le rifugiate si lasciano dietro padri, mariti e fratelli che combattono in guerra, che giacciono sotto terra, che sono detenuti in prigione. Mentre scappano in una zona di guerra rischiano lo stupro o altre violenze da parte dei combattenti. Nei conflitti più recenti lo stupro è stato deliberatamente e strategicamente usato come arma di guerra, al fine di affermare la pulizia etnica. La sofferenza causata dallo stupro non finisce con la cessazione della violenza. Le donne si portano dietro per la vita il trauma psicologico. A volte vengono rifiutate dalle stesse famiglie e dalla comunità, debbono sostenere gravidanze non volute o si ammalano di malattie che si trasmettono per vie sessuali.
La protezione e l'assistenza delle donne rifugiate rappresentano una priorità nell'ambito delle attività dell'UNHCR, che ha quindi introdotto in diversi paesi progetti di assistenza medica e psicosociale per le donne che hanno subito violenza. Per il 2001 l'UNHCR ha richiesto 1 milione di dollari da destinare specificamente alle attività in favore delle donne rifugiate, mentre sta realizzando un progetto di 1,6 milioni di dollari - oltre 3 miliardi di lire - donati dalla Fondazione Turner, il magnate americano dell'informazione, per combattere la violenza sessuale ai danni delle donne rifugiate nei paesi dell'Africa subsahariana. In Kosovo, sull'esempio di un programma già realizzato con successo in Bosnia, è in atto la Kosovo Women's Initiative (KWI), iniziativa finalizzata alla riduzione delle disparità di trattamento nei confronti delle donne, attraverso formazione professionale e scolarizzazione.
Le donne rifugiate rappresentano quasi sempre l'unica speranza di sopravvivenza per i figli, proprio nel periodo in cui sono meno in grado di sopportare questo peso da sole. Ogni giorno è una sfida. Si comincia all'alba facendo la fila per l'acqua in mezzo al fango del campo profughi. Poi, le taniche da trasportare fino alla tenda. E ancora chilometri e chilometri di cammino per raccogliere qualche ramo secco con cui cuocere gli ingredienti della razione alimentare. Cibo che, molto spesso, viene distribuito dagli uomini secondo criteri arbitrari, a volte dirottato per altri scopi o venduto al mercato nero.
Oltre a fornire i beni di prima necessità, l'UNHCR cerca di coinvolgere direttamente le donne nella gestione dei programmi di assistenza. Purtroppo la partecipazione delle donne a queste attività può essere ostacolata da atteggiamenti culturali, da mancanza di capacità o scarsa stima personale. L'UNHCR organizza per le donne rifugiate corsi di alfabetizzazione e di formazione di base, oltre a lezioni di economia elementare, al duplice scopo di coinvolgere le rifugiate nell'esecuzione dei programmi di assistenza e di fornire loro la possibilità di lavorare una volta tornate a casa. Ad esempio, si insegnano alle donne mestieri che producono reddito, come riparare biciclette o fare lavori di falegnameria.
Anche nella fase di rimpatrio, l'UNHCR continua il suo lavoro a fianco delle donne. Nel caso del Ruanda, è stato avviato un programma di formazione per le donne parlamentari che sono rientrate dall'esilio e che include l'elaborazione di una legislazione sulle pari-opportunità. In Liberia, l'UNHCR sostiene gli organismi non governativi (Ong) e la società civile nella promozione dei diritti delle vedove rimpatriate che vengono per legge estromesse dalle eredità. In Guatemala, viene esercitata pressione per il rispetto dei diritti delle donne rimpatriate nel settore della proprietà terriera e promossa la loro partecipazione a progetti di credito per l'acquisto di terreni.

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I RIFUGIATI IN EUROPA


Attualmente in Europa le persone che rientrano nel mandato dell'UNHCR sono 4 milioni e 855mila, contro gli 8 milioni 820mila dell'Asia e i 4 milioni 152mila dell'Africa. Il continente europeo si pone quindi dopo l'Asia e addirittura prima di un continente con drammatici problemi come l'Africa. La situazione europea è tuttavia profondamente diversa da quella di quei continenti:
l'Europa, in particolare nella sua parte occidentale, è regione di destinazione e accoglienza di molte centinaia di migliaia di persone che fuggono da quei più sfortunati continenti, mentre la parte orientale - e soprattutto la regione balcanica - è ancora teatro di eventi che producono rifugiati e sfollati.
Complessivamente all'inizio del 2002, in Europa vi erano oltre 2,2 milioni di rifugiati. Di questi, oltre 1,6 milioni si trovavano nei soli paesi dell'Unione Europea (UE) e costituivano meno di un decimo dell'intera popolazione immigrata, stimata in circa 20 milioni di persone. La distribuzione dei rifugiati all'interno dei Quindici non è affatto omogenea: si passa da paesi come la Svezia, che ospitano oltre 15 rifugiati ogni mille residenti, a paesi come Danimarca, Germania e Paesi Bassi, dove invece si trovano da 9 a 14 rifugiati ogni mille abitanti, fino ai paesi dell'Europa meridionale che hanno meno di 1 rifugiato ogni mille residenti. In Italia i rifugiati sono circa 9mila, uno ogni 6.200 abitanti (0,16 su mille abitanti).
Negli ultimi anni, è cresciuto anche il numero di domande d'asilo inoltrate in paesi europei, principalmente a causa dei conflitti verificatisi lo scorso decennio nella regione balcanica, ma anche presentate da cittadini provenienti da paesi extraeuropei. Si è passati così dalle 255mila richieste del 1996 - delle quali 226mila nei paesi dell'UE - alle quasi 480mila domande di asilo del 2001, 390mila delle quali inoltrate nei paesi dell'Unione Europea. Nel 2002 in Europa sono state presentate 465mila domande, 381mila della quali nei paesi dell'Unione Europea. Le domande presentate in paesi europei nel 2002 sono giunte principalmente da cittadini iracheni (50mila), seguiti da cittadini di Repubblica Federale di Jugoslavia (32mila), Turchia (28mila) e Afghanistan (25mila). Consistente anche la quantità di domande presentate da cittadini di Federazione Russa, Cina, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, India e Iran. Il paese europeo che nel 2002 ha ricevuto più domande d'asilo è stato il Regno Unito con 110mila domande, seguito da Germania con 71mila e Francia con 51mila.
Tutti i paesi europei hanno aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati o al suo Protocollo aggiuntivo del 1967. Al fine di perseguire una più stretta cooperazione in materia di asilo, i paesi dell'Europa occidentale hanno poi stipulato ulteriori accordi: tra questi, gli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone - firmati da un primo nucleo di paesi nel 1985, entrati in vigore nel 1995 e inseriti nella struttura dell'Unione Europea nel 1997 - e la Convenzione di Dublino del 1990, ratificata dall'Italia nel 1992 ed entrata in vigore nei paesi dell'UE nel 1997. Quest'ultima rappresenta una delle forme più concrete di cooperazione tra i paesi dell'UE, poiché stabilisce le regole per la determinazione dello stato competente all'esame della domanda di asilo presentata in un paese dell'Unione Europea, prevedendo che il richiedente asilo possa essere successivamente trasferito in un altro stato dei Quindici, considerato responsabile per l'esame della sua domanda. Tra le conseguenze di taIe processo di armonizzazione si è registrata però una maggior ristrettezza delle politiche di ammissione dei richiedenti asilo alla frontiera. Inoltre, poiché la determinazione dello status di rifugiato - ai sensi della Convenzione di Ginevra - viene attuata su base individuale, nei casi di grandi afflussi di richiedenti asilo in fuga da conflitti o gravi disordini, per evitare un sovraccarico della normale procedura d'asilo, i paesi dell'UE hanno previsto forme di cosiddetta protezione temporanea, che garantisce protezione a tutti coloro che provengono da una determinata regione.
Nonostante questo importante sforzo con il quale gli stati membri dell'UE hanno compiuto notevoli progressi verso l'armonizzazione della legislazione e delle pratiche in materia di asilo, molto resta ancora da fare prima di disporre di una vera e propria politica comune in uno dei settori chiave della giustizia e degli affari interni. Un ulteriore passo avanti è stato compiuto nel vertice dei Primi Ministri dei paesi dell'UE tenutosi a Tampere, in Finlandia, nell'ottobre 1999. In quest'occasione, i paesi dell'UE hanno riaffermato la libertà di accesso al territorio europeo per tutti i richiedenti asilo, offerto loro garanzie di assistenza e, soprattutto, hanno riconosciuto la fondamentale differenza tra asilo e immigrazione, raccomandando l'adozione in materia di una politica comune basata sulla piena applicazione della Convenzione di Ginevra, assicurando in questo modo che nessuno venga respinto verso il paese d'origine o verso un altro paese nel quale possa temere persecuzioni.


Richieste di asilo in Europa
1998
1999
2000
2001
2002
Totale Europa 386.428 488.077 461.474 477.824 465.569
Unione Europea 311.408 396.737 391.275 388.372 381.623


Principali paesi d'origine dei richiedenti asilo in Europa
2000
2001
2002
1. RF Jugoslavia 45.904 1. Afghanistan 51.705 1. Iraq 50.058
2. Iraq 44.407 2. Iraq 47.928 2. RF Jugoslavia 32.656
3. Afghanistan 32.795 3. Turchia 30.383 3. Turchia 28.455
4. Iran 32.017 4. RF Jugoslavia 28.157 4. Afghanistan 25.470
5. Turchia 28.527 5. Iran 17.715 5. Fed. Russa 18.666
6. Fed. Russa 14.328 6. Fed. Russa 16.981 6. Cina 12.996
7. Sri Lanka 13.471 7. Somalia 11.978 7. Nigeria 12.844
8. Cina 13.410 8. Sri Lanka 11.245 8. RD Congo 12.482
9. Bosnia-Erz. 11.331 9. India 10.912 9. Somalia 12.209
10. Somalia 11.019 10. Bosnia-Erz. 10.690 10. India 11.367

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I RIFUGIATI IN ITALIA


Sono quasi 10mila i rifugiati in Italia. Questa cifra non include i minori, i rifugiati riconosciuti prima del 1990, né coloro che hanno ottenuto lo status di protezione umanitaria. Per quanto riguarda le domande d'asilo, l'aumento che si è registrato in tutta Europa nell'ultimo decennio come conseguenza di conflitti, sconvolgimenti politici e diffuse violazioni dei diritti umani in diverse parti del mondo, si è registrato anche in Italia in misura proporzionalmente elevata, ma in termini assoluti molto inferiore a quella degli altri partner europei: dalle circa 2mila richieste d'asilo presentate nel 1997, si è passati alle oltre 11mila del 1998 fino alle oltre 33 mila del 1999. Nel 2002 in Italia sono state presentate 7.281 domande d'asilo.
Sia per quanto riguarda il numero di rifugiati che di domande d'asilo, l'Italia presenta cifre molto basse rispetto ad altri paesi dell'Unione Europea in termini sia assoluti che relativi. A titolo di comparazione la Germania ospita oltre 900mila rifugiati - 11 ogni 1.000 abitanti - i Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia circa 150mila - rispettivamente 9,58, 2,49 e 16,64 rifugiati ogni 1.000 residenti contro gli 0,16 dell'Italia. Nel 2002 inoltre il Regno Unito ha ricevuto 110mila domande d'asilo e la Germania 71mila, 1,9 e 0,9 ogni 1.000 abitanti rispetto alle 0,1 dell'Italia.
In un decennio la situazione dell'asilo in Italia è cambiata drasticamente riflettendo nuove crisi, nuove realtà e nuovi rapporti internazionali e giuridici. Nel 1990, con la legge Martelli, l'Italia ha abolito la riserva geografica alla Convenzione di Ginevra del 1951 - che limitava il riconoscimento dello status ai rifugiati provenienti dall'Europa - e si è dotata di una legge che ha anche regolato in parte la materia dell'asilo.
Attualmente, in attesa della piena attuazione della nuova legge in materia di immigrazione e asilo (legge n. 139 del 30 luglio 2002, Modifica alla normativa in materia di immigrazione e asilo, la cosiddetta "Bossi-Fini") la procedura di riconoscimento dello status di rifugiato - dal momento della presentazione della domanda alla decisione finale - dura oltre un anno. Durante questo periodo, il richiedente asilo ha diritto ad un'assistenza finanziaria limitata a soli 45 giorni, all'assistenza sanitaria e all'istruzione per i minori. Non ha invece diritto al lavoro, che viene riconosciuto solo dopo l'ottenimento dello status di rifugiato.
In mancanza di un'adeguata assistenza, nell'aprile 2001 l'UNHCR, il Ministero dell'Interno e l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) hanno varato il Programma Nazionale Asilo (PNA), finalizzato alla costituzione di una rete di accoglienza in favore dei richiedenti asilo e interventi a sostegno dell'integrazione dei rifugiati riconosciuti.
Il programma - finanziato inizialmente attraverso il Fondo straordinario dell'8 per 1.000 accordato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Fondo Europeo per i Rifugiati della Commissione Europea - ha rappresentato il primo intervento integrato mirato a fornire servizi a richiedenti asilo e rifugiati, dall'accoglienza al rimpatrio volontario, che venivano quindi accompagnati durante tutto l'iter del riconoscimento dello status. In poco più di un anno di attività il programma è riuscito a creare - attraverso i Comuni - una rete d'accoglienza sul territorio nazionale tale da consentire un'organica e coordinata gestione del fenomeno e di conoscere in tempo reale il numero di richiedenti asilo e rifugiati presenti sul territorio nazionale e la loro ubicazione. Attraverso una rete di 150 comuni - 58 dei quali titolari di progetti - e 226 centri di accoglienza, dall'aprile 2001 al 15 dicembre 2002 sono state assistite 3.034 persone.
Il successo di questo programma - nato come progetto sperimentale e che rischiava di cessare la propria attività per mancanza di fondi - è stato riconosciuto dalla nuova legge in materia di immigrazione e asilo - la cosiddetta "Bossi-Fini" - che ha istituito il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo. Il Programma Nazionale Asilo pertanto, nonostante la minore disponibilità di fondi - 12 milioni di euro per il 2002, contro i 15 per l'anno 2001 - ha ottenuto un carattere istituzionale che gli permette di continuare la propria attività e di consolidarsi. La nuova legge in materia di immigrazione e asilo, entrata in vigore nel mese di settembre di quest'anno, influisce notevolmente sulla materia d'asilo, modificandone alcune procedure, senza però apporvi tutte le adeguate garanzie per i richiedenti asilo.
In particolare, vengono istituite Commissioni territoriali, col compito di determinare lo status di rifugiato e viene introdotta la possibilità di un riesame dell'eventuale decisione negativa in prima istanza della stessa Commissione territoriale da parte della stessa commissione "integrata", ovvero con l'aggiunta di un membro della Commissione nazionale per il diritto d'asilo.
L'istituzione delle Commissioni territoriali che accelerano la procedura della determinazione dello status di rifugiato - sono previsti al massimo 20 giorni di tempo dalla presentazione della domanda d'asilo alla decisione di prima istanza - muterà tuttavia l'attività del PNA, che sarà rivolta non più tanto ai richiedenti asilo e alla loro accoglienza, quanto principalmente ai rifugiati riconosciuti e alle persone titolari di protezione umanitaria, con particolare attenzione alla loro integrazione nel tessuto sociale italiano.
Per regolare l'intera materia d'asilo e apportare un miglioramento sostanziale alla situazione dei rifugiati e richiedenti asilo in Italia è comunque necessaria una legge organica - l'Italia è ancora l'unico tra i paesi dell'Unione Europea a non averne una - che garantisca a quanti chiedono protezione in Italia procedure in linea con gli standard internazionali, che riduca le difficoltà operative per le amministrazioni locali, il volontariato e le forze di polizia, e che consenta all'Italia di svolgere un ruolo di maggior rilievo nell'ambito dei prossimi negoziati per una politica comune dell'Unione Europea in materia di asilo.


Richieste di asilo in Italia
 
Richieste inoltrate (1)
Richieste esaminate (2)
Decisioni (2)
Anno
positive
negative
sospese
1990
4.830
1.466
824
562
80
1991
26.470
20.076
944
19.110
22
1992
6.040
6.960
336
6.624
-
1993
1.650
1.955
165
1.790
-
1994
1.790
1.699
298
1.391
10
1995
1.730
1.741
282
1.444
15
1996
680
791
175
522
94
1997
1.860
1.854
348
1.306
192
1998
11.120
5.005
1.108
3.856
41
1999 (3)
33.360
8.311
809
633
-
2000
15.564
24.438
1.642
22.260
136 (4)
2001
9.755
13.344
2.098
11.166
80 (5)
2002
7.281
..
..
..
..
TOTALE
122.130

Note:
(1) Dati forniti dal Ministero dell'Interno.
(2) Dati forniti dalla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato.
(3) Si stima che nel 1999, siano state 18mila le domande d'asilo effettivamente pervenute in Commissione centrale.
(4) Di cui 39 sospese e 97 non considerate.
(5) Di cui 76 sospese e 4 non considerate.


Principali paesi di origine dei richiedenti asilo in Italia
1990-2000 2001 2002
Albania
21.300
Iraq
1.985
Sri Lanka
1.354
RF Jugoslavia
12.197
Turchia
1.690
Iraq
1.170
Iraq
12.132
RF Jugoslavia
1.526
RF Jugoslavia
1.104
Romania
6.114
Sri Lanka
555
Turchia
519
Turchia
4.250
Romania
501
Pakistan
305

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I rifugiati in Italia:

domande e risposte

Immigrati, clandestini, rifugiati, sfollati, profughi... Sono tutti uguali?
A volte si parla di queste persone come se avessero le stesse caratteristiche, mentre in realtà l'unico tratto che essi hanno in comune è quello di aver lasciato il luogo di origine. Il rifugiato è costretto a fuggire dal proprio paese a causa di una guerra o perché vittima di persecuzione. I rifugiati sono dunque persone esattamente come noi, che però non hanno scelta. Gente che prima di essere travolta da eventi drammatici aveva una famiglia, una casa, un lavoro; professionisti, contadini insegnanti, operai, che fuggendo dal proprio paese hanno perso tutto e sono diventati rifugiati. Si tratta quindi di persone che, se aiutate a integrarsi, possono apportare un notevole contributo sociale e culturale al paese d'asilo.

Quanti sono i rifugiati in Italia?
I rifugiati in Italia sono quasi 10mila. Questa cifra non include i minori, i rifugiati riconosciuti prima del 1990, né coloro che hanno ottenuto lo status di protezione umanitaria, misura alternativa attuata in situazioni di emergenza e finalizzata a estendere un certo grado di protezione nei casi di massicci spostamenti di popolazione dovuti a conflitti.

E in Europa?
Nell'intero continente europeo, all'inizio del 2002, i rifugiati erano circa 2,2 milioni, dei quali oltre 1,6 milioni nei paesi dell'Unione Europea. Di questi, 903mila erano ospitati dalla sola Germania. La distribuzione dei rifugiati all'interno dei Quindici non è omogenea: si passa da paesi come la Svezia che ospitano quasi 15 rifugiati ogni 1.000 abitanti, ad altri come Danimarca, Germania e Paesi Bassi dove si trovano invece da 9 e 14 rifugiati ogni 1.000 residenti, fino a quelli dell'Europa meridionale dove si conta meno di 1 rifugiato ogni 1.000 residenti. In Italia i rifugiati sono circa 9mila pari a 0,16 persone ogni 1.000 abitanti, ovvero un rifugiato ogni 6.200 residenti.
Quante persone hanno chiesto asilo in Italia nel 2002?
Durante il 2002 in Italia, quasi 7.300 persone hanno chiesto lo status di rifugiato. Nell'anno precedente erano state presentate quasi 10mila domande d'asilo, mentre nel 2000 erano state oltre 15mila. L'aumento delle richieste d'asilo In Italia alla fine degli anni '90 è stato direttamente determinato dall'afflusso di un gran numero di persone in fuga dal conflitto in Kosovo.

Da dove vengono i rifugiati che arrivano in Italia?
La maggior parte delle oltre 100mila domande d'asilo presentate in Italia dal 1990 al 2000 è stata inoltrata da persone provenienti da Albania (21.300), Repubblica Federale di Jugoslavia (12.197), Iraq (12.132), Romania (6.114) e Turchia (4.250). Si tratta dunque principalmente di albanesi, di kosovari di etnia albanese e di curdi provenienti dall'Iraq e dalla Turchia. Nel 2002 il primo gruppo è stato quello dei cingalesi (1.354), seguiti da iracheni (1.170), jugoslavi (1.104), turchi (519) e pakistani (305).

Come e dove arrivano?
Per sfuggire alla drammatica situazione nei loro paesi di origine, i rifugiati sono spesso costretti a ricorrere a qualsiasi mezzo. Naturalmente tutti preferirebbero giungere nel paese d'asilo per vie legali, ma la mancanza di documenti per l'espatrio induce i richiedenti asilo ad affidarsi a persone senza scrupoli, che li introducono illegalmente in un altro paese. Sono tre le rotte principali attraverso le quali queste persone giungono in Italia: dalle coste albanesi e montenegrine a quelle della Puglia; da Turchia, Grecia e Albania alle coste ioniche calabresi; attraverso la frontiera terrestre italo-slovena. Inoltre negli ultimi mesi è notevolmente cresciuto il numero di persone, la grande maggioranza delle quali in fuga da guerre e persecuzioni, che arrivano su coste e isole della Sicilia.

Come avviene il riconoscimento dello status di rifugiato? A chi spetta determinarlo?
L'Italia ha ratificato la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati nel 1954 e nel 1990 ha eliminato la limitazione geografica che permetteva solo ai cittadini europei di presentare domanda d'asilo presso le autorità italiane. Attualmente dunque le domande d'asilo vengono esaminate dalle Commissioni territoriali, isituite di recente dalla legge "Bossi-Fini". La legge ha inoltre introdotto la possibilità di un riesame dell'eventuale decisione negativa in prima istanza della Commissione territoriale da parte della stessa commissione "integrata", ovvero con la sola aggiunta di un membro della Commissione nazionale per il diritto d'asilo.

Qual è la legge che in Italia regola il diritto di asilo?
La nuova legge in materia di immigrazione e asilo - la cosiddetta "Bossi-Fini" - entrata in vigore nel mese di settembre di quest'anno. Fino all'agosto 2002 in Italia, la procedura di riconoscimento dello status di rifugiato - dal momento della presentazione della domanda alla decisione finale - durava oltre un anno. Durante questo periodo, il richiedente asilo aveva diritto ad un'assistenza finanziaria limitata a soli 45 giorni, all'assistenza sanitaria e all'istruzione per i minori. Non aveva invece diritto al lavoro, che veniva riconosciuto solo dopo l'ottenimento dello status di rifugiato. L'istituzione delle Commissioni territoriali dovrebbe accelerare la procedura della determinazione dello status di rifugiato, che dovrebbe durare al massimo 20 giorni di tempo dalla presentazione della domanda d'asilo alla decisione di prima istanza.

Quali sono i diritti dei rifugiati in Italia?
Una volta ottenuto il riconoscimento dello status, i rifugiati godono del diritto di soggiorno nel paese d'asilo, che consente loro di lavorare, di accedere agli studi di ogni ordine e grado, di iscriversi al sistema sanitario nazionale e, in alcuni casi, all'assistenza sociale. Dopo cinque anni di residenza, essi possono chiedere la cittadinanza italiana.

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L'IMPATTO AMBIENTALE


Nella tragedia dei rifugiati, accanto al dolore umano, si apre quasi sempre un'altra ferita: quella dell'ambiente. I grandi insediamenti di profughi possono infatti minacciare l'equilibrio ecologico circostante. E ciò non solo crea ostilità nei confronti degli esuli, ma compromette le stesse condizioni di vita, sia nei campi profughi, sia nelle comunità locali. La distruzione delle foreste attorno agli insediamenti, per esempio, può costringere le donne, che in genere provvedono ai bisogni alimentari della famiglia, a coprire grandi distanze a piedi prima di trovare la legna per cucinare. Anche 12 chilometri al giorno, in paesi come Pakistan o Sudan. Con il rischio quotidiano di aggressioni, stupri, sfinimenti. Per non parlare dei danni alla salute: il fumo causato dai troppi incendi boschivi provoca danni alle vie respiratorie e infezioni agli occhi, specie tra i bambini.
I dati del fenomeno sono allarmanti. È difficile da quantificare. Secondo alcune stime, in Malawi nei primi anni '90, 20mila ettari di foresta sono stati tagliati ogni anno per fornire la legna ai campi che ospitavano rifugiati del Mozambico. Enormi anche i costi economici: il recupero delle foreste degradate e della savana nell'Africa subsahariana comporta una spesa di 500 dollari per ettaro. Soltanto per il ripristino ambientale dei danni prodotti nei campi profughi in Africa si calcola siano necessari almeno 150 milioni di dollari l'anno.
All'apice della crisi dei Grandi Laghi, presso il Virunga National Park, nella Repubblica democratica del Congo (ex Zaire), i rifugiati portavano via dal parco circa 800 tonnellate di legname ed erba al giorno.
Nonostante gli sforzi compiuti per limitare gli effetti negativi, vennero intaccati circa 113 chilometri quadrati di parco, 71 dei quali completamente disboscati. In un'altra area, nel sud del Kivu, circa 38 chilometri quadrati di foresta andarono distrutti nel giro di tre settimane dalla data di arrivo dei rifugiati.
Nel dicembre del 1996, più di 600mila rifugiati provenienti da Burundi e Ruanda vennero ospitati nella regione di Kagera, nel nord-est della Tanzania. Furono cosumate più di 1.200 tonnellate al giorno di legna da ardere - per un totale di 570 chilometri quadrati di foresta intaccati.
Una serie di problemi dunque, dalla deforestazione all'inquinamento idrico, che possono esacerbare le tensioni tra rifugiati e locali. L'UNHCR cerca così di prevenire, mitigare e, se necessario, bonificare gli effetti negativi degli insediamenti di profughi sull'ambiente. Lo fa inserendo nei singoli progetti valutazioni d'impatto, preferendo la prevenzione alla cura, calcolando il rapporto costi-benefici di ogni singola operazione, coinvolgendo le popolazioni locali nella pianificazione degli interventi di soccorso. Non servono necessariamente interventi di alta tecnologia. In molti casi, compito dell'UNHCR è quello di promuovere la semplice riduzione dei consumi energetici nei campi: ad esempio, incoraggiando la messa a mollo del grano per ridurre i tempi di cottura. O fornendo coperchi per le pentole, in modo da evitare la dispersione di calore.
Esistono, poi, progetti sul campo che fanno uso di sistemi innovativi di salvaguardia ambientale: come la distribuzione di fornelli a basso consumo energetico (Etiopia, Tanzania, Kenya) o la riparazione dei danni alle foreste (Guinea, Costa d'Avorio, Repubblica democratica del Congo, Tanzania, Burundi). Progetti sperimentali in Africa centro-orientale prevedono l'uso di cucine a pannelli solari, e a paglia . In Nepal e Zimbabwe, inoltre, sono state sperimentate le tecniche del biogas . In paesi come Uganda e Tanzania, poi, sono stati avviate campagne di formazione e sensibilizzazione ambientale.
Tra le azioni più significative effettuate negli ultimi tempi: la riforestazione delle aree attorno al campo di Bassikounou in Mauritania; il controllo della salute dei rifugiati in Kirghizistan, insediati nei pressi delle miniere di mercurio; l'uso di bucce di riso come energia alternativa in Bangladesh; la riforestazione di 3mila ettari vicino alle zone di insediamento in Sudan. Per il controllo dell'impatto ambientale nei campi, infine, l'UNHCR si avvale del monitoraggio delle immagini via satellite, dei sistemi di informazione geografica (Gis) e dei sistemi di localizzazione terrestre (Gps).

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I FONDI


Le Nazioni Unite assicurano all'UNHCR la copertura del 2% del bilancio, finanziando soltanto un terzo delle spese amministrative. Per il restante 98%, l'organismo deve raccogliere fondi, attingendo dai contributi di governi donatori, associazioni non governative, imprese e privati. Il budget richiesto dall'UNHCR per il 2002 ammontava a circa 1 miliardo e 57 milioni di dollari, dei quali ne sono stati contribuiti 921. Tale differenza - 136 milioni di dollari, pari a circa il 13% dei fondi richiesti - ha indotto l'Agenzia a ridurre e talvolta a cancellare importanti programmi a favore dei rifugiati in diverse parti del mondo. Per il 2003 sono stati richiesti 836 milioni di dollari.
Gran parte del bilancio dell'UNHCR - oltre il 90% - è finanziato dai governi. Altri donatori sono le organizzazioni intergovernative, non governative, imprese e privati. In testa ai paesi donatori, nel 2002, ci sono gli Stati Uniti d'America con quasi 260 milioni di dollari, seguiti dal Giappone con circa 120 milioni di dollari e dalla Commissione Europea con oltre 70 milioni di dollari.
Lo scorso anno, il contributo del Governo italiano - al 12° posto nella graduatoria - è stato di circa 14 milioni di dollari. Nel 2002, quasi 6 milioni di dollari sono stati donati da cittadini italiani all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, principalmente per la crisi in Afghanistan che ha coinvolto anche i paesi limitrofi e per specifici progetti di assistenza in altre zone del mondo. Come accade dal 1999 - quando i cittadini italiani donarono all'UNHCR oltre 14 milioni di dollari - si tratta del più alto contributo proveniente da donazioni private nel mondo.
Fino al 1999 il bilancio dell'organizzazione era distinto tra i finanziamenti per i programmi generali e quelli per i programmi speciali. Nel primo caso i fondi venivano destinati all'assistenza dei rifugiati già in esilio, mentre nel secondo per far fronte alle emergenze e alle situazioni impreviste. Dal 1° gennaio 2000, tutti i programmi sono stati unificati sotto uno stesso bilancio, al fine di fornire ai governi e ai donatori dell'UNHCR un quadro globale più trasparente delle operazioni e contemporaneamente di avere maggiore flessibilità nella gestione delle risorse finanziarie.
Durante le emergenze più complesse, l'UNHCR riceve aiuti straordinari da molti donatori sotto forma di merci o servizi. Cibo, medicine, utensili, servizi aerei, personale logistico e personale specializzato che vanno ad integrare le limitate risorse dell'Organizzazione. Si tratta di contributi fondamentali la cui destinazione deve però essere valutata nelle singole operazioni e che richiedono un accordo specifico tra l'Alto Commissariato e i donatori per assicurare il massimo beneficio.


I maggiori finanziatori dell'UNHCR nel 2002
1
Governo Stati Uniti
$
259.244.770
2
Governo Giappone
$
118.869.877
3
Commissione Europea
$
70.685.602
4
Governo Paesi Bassi
$
61.210.482
5
Governo Svezia
$
42.457.288
6
Governo Norvegia
$
38.731.557
7
Governo Regno Unito
$
33.560.724
8
Governo Danimarca
$
33.095.660
9
Governo Germania
$
30.560.090
10
Governo Canada
$
18.891.235
11
Governo Svizzera
$
16.326.268
12
Governo Italia
$
13.895.838
13
Governo Australia
$
13.763.992
14
Governo Finlandia
$
11.953.196
15
Governo Francia
$
10.711.140
(...)
$
18
Donatori privati Italia
$
5.744.147

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I DIRITTI UMANI


I suoi genitori furono costretti a fuggire due volte dalla Cecoslovacchia. Prima durante il nazismo, poi ai tempi di Stalin. In entrambi i casi erano del tutto privi di diritti umani. Alla fine si rifugiarono negli Stati Uniti. E di lì, per lei, cominciò una brillante carriera universitaria e politica. Oggi Madeleine Albright, ex Segretario di Stato americano, dice "amo totalmente la libertà, non la do mai per scontata e ogni volta che incrocio lo sguardo di un bambino rifugiato, vedo in lui qualcosa di me".
Purtroppo, l'epilogo felice della signora Albright è piuttosto raro nelle storie dei rifugiati di oggi. Ma la vicenda dell'ex Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America è significativa di come la solidarietà verso gli esuli sia connessa con la tutela dei loro diritti umani. Nel mondo occidentale, dove i diritti come la libertà di pensiero e di movimento sono un fatto acquisito, non ci si pensa spesso. Nei paesi in via di sviluppo (Pvs), invece, proprio come nell'Europa di Hitler o del Muro, di questi diritti tanti non ne conoscono neanche l'esistenza. Eppure, passa per i diritti umani la chiave di volta della società moderna e del nostro stesso avvenire.
L'UNHCR, istituito nel dicembre 1950, ha aiutato in mezzo secolo oltre 50 milioni di persone a sistemarsi in un nuovo paese o a rimpatriare. La sua attività ha infatti sempre incrociato il tema dei diritti elementari della persona. La fine dell' apartheid in Sudafrica, la conquista delle libertà politiche nell'ex Unione sovietica, il ritorno di 1,7 milioni di rifugiati nel Mozambico costituiscono altrettante vittorie nella storia dei diritti dell'uomo. Purtroppo, con una raggelante simmetria numerica, altri 50 milioni di rifugiati e sfollati lottano ancora oggi per ricostruirsi una vita e riconquistare i diritti più elementari. Anche se l'Olocausto e le altre atrocità della Seconda guerra mondiale hanno ispirato la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e la Convenzione di Ginevra del '51, la minaccia che grava sugli esuli di tutto il mondo resta immutata.
Se da una parte i diritti primari dell'uomo hanno infatti conquistato un posto nei negoziati internazionali, è altrettanto vero che sono spesso i primi a essere sacrificati nelle trattative politiche di corridoio. Così come sembra sempre più evidente che i paesi occidentali si preoccupano più della propria sicurezza che dei diritti umani. Non solo. Di fronte all'aumento delle richieste di asilo, crescono le restrizioni e gli irrigidimenti dei governi europei.
Negli ultimi anni, gli organismi che si occupano di assistenza e quelli specializzati nella protezione dei diritti stanno aumentando la loro reciproca collaborazione. E sempre più si cerca di abbinare le due strategie, le operazioni umanitarie e la tutela dei diritti. La strada da percorrere è ancora lunga e fitta di ostacoli. Ma la necessità di un cambiamento è palese. Perché, come lamentava un alto funzionario umanitario, "se, come è scritto nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo, ogni individuo ha il diritto di beneficiare dell'asilo in un altro paese, perché il semplice fatto di voler lasciare il proprio paese rappresenta un problema insormontabile? Dove è finito quel diritto fondamentale?"

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La Convenzione di Dublino:

domande e risposte

Che cos'è la Convenzione di Dublino?
Si tratta di una Convenzione aperta all'adesione dei soli stati membri dell'Unione Europea firmata nel 1990 ed entrata in vigore nel 1997 nei paesi dell'UE. Essa è finalizzata a determinare lo stato competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli stati membri dell'UE, prevedendo - tra l'altro - la possibilità che il richiedente asilo possa essere trasferito in un altro stato dell'UE, considerato responsabile per l'esame della domanda. La Convenzione lascia tuttavia ai singoli stati la facoltà di inviare un richiedente asilo anche in un paese fuori dall'UE, secondo i criteri e le procedure definite dalle rispettive legislazioni nazionali.

Quali sono gli stati firmatari?
Il 15 giugno 1990 undici stati hanno sottoscritto la Convenzione: Belgio, Germania, Grecia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna. Un anno dopo si è aggiunta la Danimarca. Con il loro ingresso nell'UE, hanno poi aderito anche Austria, Svezia e Finlandia. In tutti questi paesi la Convenzione è entrata in vigore tra i mesi di settembre e ottobre del 1997, tranne che in Finlandia, dove essa ha attuazione dal gennaio 1998.

Come viene determinato lo stato competente all'esame della domanda d'asilo?
Il criterio principale in base al quale un determinato stato ha l'obbligo di esaminare una domanda d'asilo è quello del legame familiare, quando cioè il richiedente ha un familiare stretto riconosciuto rifugiato in quel paese. Criteri successivi sono quelli del possesso di un permesso di soggiorno, di un visto d'ingresso o di transito rilasciati da quello stato. Di fatto, poiché la maggior parte dei richiedenti asilo giunge in uno dei paesi membri in modo irregolare e non ha familiari stretti in altri paesi, il criterio per determinare lo stato competente utilizzato con più frequenza è quello del paese di primo ingresso.

In quali casi può avvenire il ricongiungimento familiare?
L'esistenza di legami familiari costituisce dunque il criterio prioritario nella determinazione dello stato responsabile ad esaminare una domanda d'asilo. Devono però sussistere alcune condizioni: in primo luogo, la nozione di familiare è limitata al coniuge, ai figli minori di 18 anni non sposati o ai genitori nel caso in cui il richiedente sia un minore di 18 anni non sposato; inoltre è necessario il consenso sia del richiedente asilo sia del familiare in questione; infine, il familiare deve risiedere legalmente nello stato in cui ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato.

A cosa mira la Convenzione di Dublino?
Lo scopo della Convenzione è quello di ridurre il numero delle domande di asilo multiple, cioè quelle presentate dalla stessa persona in più di un paese. La Convenzione rappresenta inoltre uno strumento per arginare il fenomeno dei richiedenti asilo in orbita, cioè quei richiedenti asilo dei quali nessun paese intende assumersi la responsabilità, come spesso avveniva prima dell'entrata in vigore della Convenzione, quando richiedenti asilo transitavano in vari aeroporti europei e venivano rinviati da un paese all'altro prima di essere finalmente ammessi in uno di questi.

Cosa NON fa la Convenzione di Dublino?
La Convenzione non procede all'armonizzazione del diritto sostanziale - non contenendo ad esempio l'interpretazione del concetto di rifugiato - né a quella del diritto procedurale, visto che in essa non vengono definite le procedure e i criteri di ammissione nel territorio e di esame delle richieste d'asilo.

Qual è l'effetto della Convenzione di Dublino sulla procedura italiana per il riconoscimento dello status di rifugiato?
Nel caso in cui una domanda venga inoltrata in Italia, prima di poter seguire l'iter previsto dalla legislazione italiana sull'asilo, è necessario verificare che l'Italia sia effettivamente - ai sensi della Convenzione di Dublino - il paese competente all'esame di tale domanda. Durante il periodo di accertamento che avviene direttamente da parte della Questura o dell'Unità Dublino del Ministero dell'Interno, al richiedente viene rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo, che gli permette di usufruire delle prestazioni assistenziali erogate dagli enti locali, ma non del contributo di prima assistenza fornito dal Ministero dell'Interno. Di quest'ultimo il richiedente può beneficiare solo dopo l'accertamento della competenza dell'Italia. Da questo momento il richiedente gode di un permesso provvisorio per richiesta di asilo, che consente di beneficiare del contributo di prima assistenza - 34mila lire al giorno per un massimo di 45 giorni - ma non prevede il diritto al lavoro. Può invece accadere che l'Italia - proprio attraverso i criteri previsti dalla Convenzione - venga designata come paese competente ad esaminare una domanda inoltrata in un altro paese dell'UE. In tal caso, il richiedente viene trasferito in Italia, dove può confermare la richiesta di asilo, ed avviare quindi la procedura di esame prevista dalla legislazione italiana.

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COME AIUTARE


I rifugiati non sono un pericolo per le persone. Sono persone in pericolo. Persone che non hanno nessuno a cui rivolgersi. Ecco perché la solidarietà dei privati diventa una scelta importante. Basta poco per ottenere risultati concreti. Ad esempio, con 15,50 euro si possono acquistare 10 taniche (da 10 litri cadauna) per il trasporto di acqua potabile, di estrema importanza per i rifugiati. L'uso di acqua potabile costituisce infatti anche una fondamentale protezione contro le malattie dell'apparato intestinale.
Con 24,14 euro è possibile acquistare 1 set da cucina composto dai seguenti utensili di base: 1 pentola di alluminio da 7 litri con coperchio, 1 pentola in alluminio da 5 litri, 5 scodelle in alluminio, 5 piatti fondi, 5 tazze in alluminio con manico, 5 cucchiai in acciaio, 5 forchette in acciaio, 1 coltello da cucina in acciaio ed un secchio da 15 litri. Con 25,55 euro si possono comprare 5 coperte realizzate con fibra naturale e cotone ad alta tenuta termica, quindi particolarmente adatte a climi freddi; con 87,80 euro 1 stufa a legna o a carbone, che aiuta le famiglie di rifugiati a riscaldarsi e a cucinare; con 168,63 euro 1 tenda, che costituisce l'unico riparo possibile da offrire in breve tempo ai rifugiati.
Queste tende sono predisposte per ospitare una famiglia di 5 persone; con 835,11 euro 1 kit medico per 100 famiglie (di 5 persone ciascuna) per 6 mesi, composto, tra l'altro, da analgesici, antibiotici, anestetici, farmaci per la cura dell'apparato intestinale, garze, bende, termometri, siringhe, guanti sterili, etc... L'assistenza sanitaria viene fornita secondo le disposizioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ogni donatore ha la possibilità di destinare il suo denaro ad un'operazione specifica indicandola nella causale del versamento. Con questi contributi è possibile far fronte alle molteplici esigenze di cui i rifugiati hanno bisogno.

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LINK UTILI


Unhcr - Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
http://www.unhcr.it

Cir - Consiglio italiano per i rifugiati
http://www.cir-onlus.org

Ministero dell'Interno
http://www.interno.it

Stranieri in Italia
http://www.stranieriinitalia.com

Amnesty International - sezione italiana
http://www.amnesty.it

Caritas italiana
http://www.caritasitaliana.it

Caritas diocesana Roma
http://www.caritasroma.it

Caritas ambrosiana
http://www.caritas.it

Diritto di asilo
http://www.dirittoasilo.it

Cestim
http://www.cestim.org

Centro Astalli
http://www.centroastalli.it

Centro di accoglienza Regina Pacis
http://www.reginapacis.org

Asylumisland
http://www.isolarifugiati.org

Ics - Consorzio italiano di solidarietà
http://www.icsitalia.org

Medici senza frontiere Italia
http://www.msf.it

Save the Children Italia
http://www.savethechildren.it

Unimondo - Profughi e rifugiati
http://www.unimondo.org/temi/profughi.html

European Council on Refugees and Exiles
http://www.ecre.org

International Organization for Migration (Oim)
http://www.iom.int

Refugee International
http://www.refugeesinternational.org/cgi-bin/ri/index

Human Rights Watch
http://www.hrw.org