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Il commercio equo e solidale

"Ademàs que vender un producto, compartimos un proyecto, mil y miles de artesanos del Sur y voluntarios de las tiendas del Mundo, para una red de comercio justo y solidario".

"Piuttosto che vendere un prodotto, sposiamo insieme un progetto, le migliaia di artigiani del Sud e i volontari delle botteghe del Mondo, per creare una rete di commercio giusto e solidale".

(Rigoberta Menchù, Premio Nobel per la pace)

Perché il commercio equo e solidale?

Si parte da un dato, che ha dell'incredibile. Le Nazioni Unite hanno calcolato che, ogni anno, i Paesi poveri perdono qualcosa come 500 miliardi di dollari a causa dell'iniquità delle regola del mercato internazionale. Praticamente, più di 10 volte di quanto ricevono in aiuti. Per combattere quest'ingiustizia, si è cominciato a costruire (da trent'anni a questa parte) un commercio alternativo: il commercio equo e solidale, appunto.

L'idea di base

L'intento che sta alla base del commercio equo e solidale è quello di creare un nuovo (e più immediato) rapporto tra produttore e consumatore, che permetta ad agricoltori e artigiani del Sud del mondo di produrre e commerciare in modo giusto, svincolato dalla non-logica secondo cui i Paesi ricchi sono tali perché sfruttano quelli poveri.

Come funziona, concretamente

Esiste una rete "diversa" di commercio, che mette in relazione cooperative di produttori del Sud con cooperative di importazione e vendita del Nord (in Italia c'è il CTM, Centro informazione Terzo Mondo). In tutto, attualmente, si calcolano circa cinquanta associazioni che comprano prodotti alimentari e artigianali e li mettono in commercio stabilendo i prezzi direttamente con i produttori (contadini e artigiani del Sud). In questo modo, salta l'intermediazione sfruttatrice delle multinazionali.

Un esempio: il caffè

Il caffè prodotto in Chiapas viene acquistato, ancora come chicco da tostare, da intermediari, che lo sottopagano ai campesinos. Gli intermediari, a loro volta, lo rivendono (guadagnandoci) alle multinazionali, che lo confezionano (pagando pochissimo la forza lavoro) e lo immettono sul mercato. Ai contadini, della fatica fatta per coltivare i loro cafetales resta ben poco. Uno dei primi caffè "equi e solidali" in commercio proveniva (e proviene tuttora) dal Nicaragua. Qui, alcuni contadini hanno deciso di costituirsi in cooperative, per raccogliere e produrre il caffè, venduto poi direttamente in altri paesi (in Italia, per esempio) ad altre cooperative della "solidarietà", senza intermediazione alcuna.

In Italia

Agli inizi degli anni Ottanta, a Bolzano è nato il CTM, Cooperativa Terzo Mondo, che oggi ha 6 centri di importazione, 350 "botteghe del mondo" sparse nella penisola e circa 3000 volontari addetti alla vendita dei prodotti.

Cosa si compra nella bottega "equa e solidale"

Caffè, zucchero di canna, miele, cacao, cioccolato, marmellata, spezie, riso, tè, infusi, biscotti, succhi di frutta (molti prodotti sono coltivati in modo biologico); borse, maglioni di lana, tessuti, vasellame, oggettistica varia, strumenti musicali. Tutti prodotti realizzati in Asia, Africa, Centro e Sud America.

Il prezzo trasparente

In genere, i prodotti sono accompagnati dal prezzo trasparente. Concretamente, si tratta di un'etichetta che, oltre a precisare dove (talvolta anche da chi) è stato fatto quel determinato genere, spiega come si determina il prezzo. Un esempio, il caffè Uciri:

Confezione da 250 gr., caffè 100% di qualità arabica macinato e torrefatto da coltivazione biologica certificata da IMC (Istituto di Certificazione Mediterranea).

Provenienza: Messico, regione di Oaxaca.

Popolazione coinvolta nel lavoro: indigeni Zapotecos, Mixes, Chonatales.
 
lire
%
Prezzo pagato ai produttori
2.324
48,8
Trasporto, lavorazione, distribuzione
1.180
24,9
Margine per l'importatore per copertura (*)
202
4,3
Margine per le botteghe del commercio equo e solidale
1.044
22,0
Totale
4.750
100
Iva
950
20
Prezzo al pubblico
5700
 

 

 (*) Questi dati, presi dal sito del Citinv, si riferiscono al raccolto '96/'97, ordinazione giugno '97, messa in vendita in dicembre '97. In questo caso, il margine per l'importatore è molto basso, a causa di un'impennata dei prezzi nel corso dell'anno '97 per i caffè di qualità arabica e da coltivazione biologica. In genere, però , il margine si aggira tra il 10-15%.

Importante: la percentuale che va al produttore è tre volte tanto, se non quattro, rispetto a quella ottenuta tramite le vie del commercio tradizionale. E' da ribadire, inoltre, che il prezzo del prodotto (corrisposto in parte all'ordinazione, in parte alla consegna) viene stabilito dal produttore insieme al centro di importazione.

Alcune conquiste

I maglioni in vendita nelle botteghe del commercio equo europeo, caldissimi e colorati (vengono, in genere, dall'America Latina, e spesso sono accompagnati da un cartellino con il nome della tessitrice che li ha confezionati) permettono, ogni anno, a un milione circa di contadini e artigiani del Sud di avere un reddito garantito a, al contempo, gettano le basi per lo sviluppo di una rete di piccoli imprenditori. I maglioni del commercio equo, come gli altri capi, sono siglati "Made in Dignità", "Fatti con dignità".

Campagne

"Palloni etici", "Banane eque", "Datteri contro l'embargo", "Questione cacao". Sono solo alcune delle campagne promosse dal commercio equo e solidale, che intende promuovere un commercio equo per garantire ai lavoratori del Sud del mondo una paga giusta e un'esistenza dignitosa. "Palloni etici", ad esempio, è un appello contro lo sfruttamento del lavoro minorile, mentre "Banane eque" intende sensibilizzare i grandi punti di smercio (mercati, supermercati e ipermercati) a comprare le banane prodotte all'interno della rete "equa e solidale", evitando quella delle multinazionali (Chiquita, Del Monte).

Commercio equo e solidale - Fair trade
http://www.citinv.it/equo/commercio.htm

CTM - altro mercato
http://www.altromercato.it/

Il commercio equo e solidale nel mondo
http://www.altromercat.it/consorzi/partnerships.html