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I minori stranieri non accompagnati in Italia

a cura di Save the Children logo: The Fund Raising School

 

Sono in continua crescita i minori stranieri residenti in Italia, così come sono in aumento – nonostante i rischiosissimi viaggi e l’incertezza del futuro – i minori che entrano nel paese per lo più via mare, ma anche dalle frontiere terrestri del nord est. Spesso sono soli, a volte al seguito di smugglers (trafficanti) o di sfruttatori: la maggior parte con l’idea di migliorare la propria condizione economica, soprattutto per aiutare le famiglie d’origine, altri invece in fuga da guerre e violenze, come molti minori afgani il cui flusso è in evidente aumento. I numeri complessivi parlano di 6587 minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia nel corso del 2009.

 

Per perseguire il loro disegno migratorio, spesso i ragazzi scappano immediatamente dalle comunità d’accoglienza che hanno il compito di ospitarli in Italia: scompaiono, per poi riapparire a chilometri di distanza. L’associazione internazionale Save the Chidren ha curato il primo rapporto sul tema: “I minori stranieri in Italia”.

 

 

1.Minori nati in Italia ricongiunti ai genitori

A causa della mancanza di un sistema centralizzato di rilevazione della presenza dei minori migranti e a causa dell’”invisibilità” di molti dei minori soprattutto non accompagnati o figli di genitori irregolari, i dati ufficiali restituiscono un quadro per difetto del numero di under 18 nel nostro paese. Ciò che comunque emerge è un costante incremento della loro presenza. Negli ultimi 6 anni infatti il numero di minori residenti è notevolmente cresciuto, passando da 412.432 al 1° gennaio 2004 a 862.453 al 1° gennaio 2009. La maggior parte dei minori stranieri residenti è nata in Italia: circa 519.000. Il restante 343.753 è costituito invece da minori giunti attraverso il ricongiungimento familiare. L’incidenza dei nati stranieri sul totale dei nati in Italia è passata dal 2,5% del 1997 al 12,6% nel 2008. Le prime cinque province dove si registra il maggior numero di minori residenti sono Milano (81.497, di cui il 68,3% di nati in Italia), Roma (71.170, di cui il 70% di nati in Italia), Torino (41.141, di cui il 57,2% di nati in Italia), Brescia (40.288, di cui il 60,2% di nati in Italia), Bergamo (26.711, di cui il 59,2% di nati in Italia).

 

2.Minori stranieri non accompagnati

Ai minori che vivono con i genitori e familiari, sia regolarmente che irregolarmente residenti, bisogna aggiungere i minori stranieri che arrivano da soli, “non accompagnati”. Al 30 settembre 2009 sono 6.587 quelli segnalati al Comitato Minori stranieri. Il 77% (5.091) risulta essere non identificato, cioè senza un documento di riconoscimento. I minori censiti provengono da 77 diversi paesi, in prevalenza africani. I gruppi nazionali più numerosi sono quelli del Marocco (15% del totale), Egitto (14%), Albania (11%), Afghanistan (11%), Palestina (7%), Somalia (4%), Eritrea (4%), Nigeria (4%) Repubblica Serba (4%). I maschi sono il 90% del totale. Più della metà dei minori ha 17 anni. Rilevante è anche la quota dei 16enni, pari al 24%. Più contenuto il numero di 15enni (822, pari al 12%) e di quelli di altre fasce di età (691 hanno tra 7 e 14 anni, 49 tra 0 e 6 anni). Complessivamente i minori tra i 15 e i 17 anni ammontano a 5.847. Il 74% dei minori censiti è alloggiato presso una struttura di prima o seconda accoglienza, mentre il 16% si trova presso zii, cugini, fratelli, sorelle, connazionali, in affido extrafamiliare. Infine, 70 minori sono negli Istituti Penali Minorili (IPM). Confrontando i dati riferiti all’anno scorso (fine settembre 2008-2009) si rileva che i minori egiziani e afgani sono aumentati, mentre sono diminuiti i minori marocchini, albanesi e palestinesi: i primi sono passati da 906 a 962, gli afgani da 614 a 743.

Per quanto riguarda i punti di entrata di questi bambini e adolescenti, nel corso del 2008 risultano approdati sulle coste delle regioni meridionali 2.749 minori stranieri, di cui il 95% in Sicilia, nella provincia di Agrigento, e più esattamente a Lampedusa. Secondo la rilevazione effettuata dal Servizio di Polizia delle Frontiere e degli Stranieri, inoltre, nel 2008 sono giunti in Italia dalle frontiere di Ancona e Venezia circa 210 minori stranieri. Non si dispone, invece, dei dati relativi alle frontiere terresti. In generale, altri valichi di frontiera significativi sembrano essere Fiumicino (Roma), Gorizia, Brindisi, Ancona e Malpensa (Milano). In tutti questi casi la gran parte dei ragazzi in arrivo è costituita da minori soli.

 

3.I minori egiziani

Dalle storie raccolte dagli operatori, emerge che per arrivare in Italia, le loro famiglie pagano mediamente agli smugglers (trafficanti) una cifra che va dai 4.700 ai 5.500 euro e che garantisce solo l’arrivo nel nostro paese, via Sicilia, mentre sembra che gli spostamenti interni, le offerte di lavoro e l’ospitalità, non siano condizioni incluse nel “contratto”. Se i genitori dei ragazzi spesso vendono tutti i loro beni per investire sul futuro del figlio, alcuni di questi genitori sembra sottoscrivano un vero e proprio contratto con i trafficanti, ai fini della contrazione di un debito a saldo delle spese di viaggio. Pur trattandosi di un contratto fittizio, la famiglia del minore si trova costretta a pagare, spesso attraverso delle cambiali. Il mancato rispetto dei “termini di pagamento” può arrivare a comportare un’azione penale e nei casi più gravi, la detenzione dei genitori debitori.

 

4.I minori afgani

La loro migrazione, in costante aumento, è più simile a una fuga, a volte da persecuzioni mirate, altre da conflitti locali e soprattutto, negli ultimi tempi, da una condizione di pericolo e instabilità diffuse in Afghanistan. L’Italia costituisce, nel loro progetto migratorio, più un paese di transito che di destinazione. Di transito verso la Gran Bretagna, per gli afgani pashtun, o verso Norvegia, Svezia, Finlandia, Austria (soluzione più economica, per chi non ha soldi o è stato foto segnalato in Italia o in Grecia), per gli hazara. Dall’esperienza sul campo di Save the Children, emerge che il 70% dei minori afgani parte dal Pakistan o dall’Iran, dopo aver vissuto lì per diverso tempo. La maggioranza scappa per motivi di sicurezza, pochi hanno parenti da raggiungere. L’80% di chi è rimandato in Afghanistan tenta il viaggio di nuovo. Al confine tra Iran e Turchia ci sono dei gruppi di trafficanti di persone che, insieme a benzina e altri beni, lavorano per il passaggio di esseri umani. I ragazzi in fuga vengono caricati su cavalli, cinque alla volta, insieme alla benzina, e giunti in Turchia vengono lasciati. Chi è rimandato indietro, oltreconfine, dalla polizia di frontiera, viene catturato dai trafficanti che chiedono un riscatto in denaro (circa 300 euro) alle famiglie. La somma va ad aggiungersi ai 1000-2.000 euro necessari ancora ad arrivare in nave in Italia o dalla Turchia o dalla vicina Grecia. I ragazzi sbarcano quindi ad Ancona o a Venezia, nascosti e legati sotto i tir. Dalle Marche o dal Veneto raggiungono poi Roma (dove ne arrivano 15/20 a settimana), da cui successivamente - spesso dopo svariati giorni vissuti su strada in pessime condizioni - intraprendono l’ultima parte del viaggio verso il nord Europa.

 

5.I minori bengalesi

L’Italia, e in particolare Roma, sono mete ambite della loro migrazione perché qui vivono numerosi connazionali. Il viaggio può costare da 3.000 a 6.000 euro ma, nelle testimonianze rese dai ragazzi a Save the Children, non si parla di questi soldi come frutto di un debito e dunque vincolati a una restituzione grazie al lavoro dei ragazzi stessi. Una minoranza i minori che dal Bangladesh raggiungono l’Italia in aereo. La gran parte viaggia via terra impiegando in media 8 mesi, lungo lo stesso percorso dei migranti afgani: attraversando India, Pakistan, Iran Turchia, Grecia, quindi arrivano in Italia. Qualcuno dice di essere arrivato via mare in Sicilia (dopo la Turchia, i ragazzi proseguono per la Libia anziché per la Grecia), di essere scappato dalle comunità e di aver raggiunto poi Roma anche con l’aiuto di connazionali, presso i quali alcuni ragazzi possono risiedere per periodo anche lungo, una volta nella capitale. E’ possibile che l’“ospitalità” abbia un costo che i minori coprono lavorando, come venditori ambulanti di collanine, giocattoli, ecc. Nessuno dei ragazzi bengalesi, descrivendo agli operatori di Save the Children la propria esperienza lavorativa in Italia, fa riferimento a forme di sfruttamento, pur essendoci segnalazioni e storie che ne confermerebbero la frequenza elevata.

 

6.Per approfondire

Il rapporto di Save the Chidren “I minori stranieri in Italia”
http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img59_b.pdf

L’accoglienza dei minori in arrivo via mare
http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img115_b.pdf