A cura del gruppo operativo dell'Associazione "Rete Fattorie Sociali" (www.fattoriesociali.com)
L'agricoltura sociale è l'insieme delle esperienze che vedono persone con diverse forme di svantaggio o disagio impegnate in attività agricole, per dare significato alla propria vita e senso alle proprie capacità. Con l'agricoltura sociale si promuovono inclusione sociale, lavorativa e servizi educativi, terapeutici e riabilitativi. I percorsi di agricoltura sociale contemplano l'erogazione di servizi sociali o l'assunzione, in aziende agricole già esistenti, di soggetti svantaggiati o lavoratori svantaggiati, oppure la creazione di nuove strutture agricole che vedano protagoniste persone con svantaggi o disagi.
L'agricoltura sociale affonda le proprie radici nelle forme di solidarietà e nei valori di reciprocità e mutuo aiuto che caratterizzano le aree rurali. Il particolare intreccio tra la dimensione produttiva, quella relazionale con le piante e con gli animali e quella familiare e comunitaria permette infatti da sempre all'agricoltura di svolgere una funzione sociale. La novità, oggi, è che queste attività vengono realizzate in modo esplicito e consapevole, in strutture che utilizzano processi produttivi agricoli e operano attraverso reti relazionali: le fattorie sociali.
La peculiarità di una fattoria sociale consiste nell'intreccio tra il servizio sociale e l'esercizio dell'attività agricola: si definisce quindi fattoria sociale quella struttura che vede persone con svantaggi o disagi pienamente coinvolte in un processo produttivo agricolo.
Sono innanzitutto coloro che hanno bisogni speciali, problematiche sanitarie, difficoltà sociali di particolare gravità, e le cui necessità sono spesso rappresentate da associazioni di familiari. Sono inoltre impegnate nell'agricoltura sociale persone che hanno perso il lavoro o che lo mantengono in condizioni precarie e che nelle attività agricole trovano un modo per integrare il proprio reddito. Ci sono poi coloro che vogliono sperimentare nuove forme di vita, di produzione e di consumo; all'agricoltura sociale sono infine sempre più interessati i produttori agricoli "biologici" e che già svolgono attività diversificate nell'ambito dell'agriturismo e dei servizi legati al mondo della scuola, oltre a giovani con redditi misti e in possesso di strutture di piccole dimensioni che, spinti dalla globalizzazione ad abbandonare modelli produttivi specializzati, sperimentano l'agricoltura ecocompatibile, multifunzionale e di prossimità.
Una fattoria sociale può offrire diverse opportunità:
La dimensione sociale non pregiudica le performance economiche delle aziende impegnate nell'agricoltura sociale. Ne costituisce anzi un'opportunità per migliorarle, grazie sia alle innovazioni di processo e organizzative che è necessario introdurre per favorire il coinvolgimento delle persone con svantaggi e disagi, sia alla diversificazione dei mercati dei prodotti agricoli, in cui emerge una preferenza crescente verso i prodotti con contenuto etico.
Poichè la fattoria sociale per sua natura è orientata verso comportamenti coerenti con la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale, è fortemente interessata a seguire specifici percorsi aziendali e territoriali di Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI), fondati sull'inclusione sociale e lavorativa di persone in situazioni di svantaggio o di disagio, sul rispetto delle norme contrattuali e di sicurezza dei luoghi di lavoro, sulla valorizzazione di nuovi profili professionali, sull'adozione di processi agricoli integrati o sull'agricoltura biologica. La fattoria sociale, oltre a svolgere l'attività produttiva agricola, spesso svolge anche altre attività: manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti aziendali; attività agrituristiche, didattiche, ecc.
Un censimento completo delle fattorie sociali in Italia non è stato mai fatto. A fine 2003, l'Istat ha rilevato 471 cooperative sociali di tipo B che svolgono attività agricole per l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tra il 2003 e il 2005 sono diventate 571 con un aumento del 21%, un dato in netta controtendenza rispetto a quello delle imprese agricole tout court.
Il filo che lega queste realtà è la forte propensione a sperimentare strategie di sviluppo dal basso, improntate all'utilizzo pieno delle risorse locali e al rafforzamento di reti tra soggetti diversi: cittadini, imprese e istituzioni.
Accanto alle cooperative sociali vanno considerate anche le associazioni onlus, le fondazioni, gli enti pubblici e privati e le numerose aziende agricole private che svolgono attività di agricoltura sociale. Un primo censimento parziale è stato elaborato dall'Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica) da cui si ricava che in Italia esistono oltre un centinaio di aziende biologiche che praticano l'agricoltura sociale.
L'agricoltura sociale non è un fenomeno solo italiano. Esperienze significative sono presenti anche in Olanda, Norvegia, Francia, Germania e Belgio. In Olanda, Belgio e Norvegia prevalgono tipologie fondate su aziende agricole for profit; in questi paesi le attività terapeutico-riabilitative svolte in ambito agricolo sono state riconosciute dalle istituzioni pubbliche. In tutti gli altri Paesi, compresa l'Italia, sono invece realtà legate prevalentemente al terzo settore.
L'agricoltura sociale trova il proprio fondamento nei valori della Carta costituzionale e, in particolare, nell'art. 3 che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese; e nell'art. 44 che finalizza l'intervento pubblico in agricoltura alla cura della qualità del territorio e al perseguimento della giustizia sociale.
Il suo valore etico si iscrive, dunque, nel carattere universalistico dei diritti umani fondamentali e, in particolare, di quelli riferiti all'inclusione sociale di tutti, senza distinzione, e all'accesso equo alle risorse della Terra, ora e in futuro, per fare in modo che ognuno sia libero di poter contribuire al bene comune.
Gli obiettivi strategici di una politica per l'agricoltura sociale sono:
La Rete Fattorie Sociali è un'associazione di promozione sociale senza fini di lucro nata nel 2005. Raggruppa diversi soggetti a vario titolo coinvolti in esperienze di agricoltura sociale: persone con svantaggi o disagi, agricoltori, operatori sociali, ricercatori, professionisti, tecnici, enti, associazioni, cooperative, fondazioni, istituti. E' articolata come una rete di persone e di organizzazioni e pratica una metodologia d'intervento fondata sulla cittadinanza attiva e sulla progettazione partecipativa.
L'Associazione non comprende tutte le realtà di agricoltura sociale esistenti, che sono variegate e diffuse su tutto il territorio nazionale, ma vuole essere una sponda per aggregazioni più ampie con l'obiettivo di dare vita, insieme alle altre reti esistenti nelle diverse realtà territoriali, a una "Comunità di pratiche dell'agricoltura sociale" in Italia, in grado di interfacciarsi anche con esperienze già avviate in altri Paesi europei. L'Associazione ha creato al proprio interno, su base volontaria, la "Rete dei Saperi e delle Conoscenze" formata da ricercatori, professionisti, operatori, con l'obiettivo di promuovere un confronto sulle tematiche dell'agricoltura sociale con il mondo della ricerca. L'Associazione svolge inoltre attività di animazione, formazione, informazione, divulgazione e promozione dell'agricoltura sociale. In particolare, promuove progetti capaci di sostenere nuovi modelli d'uso delle risorse produttive, ambientali e culturali dei territori rurali e periurbani.
L'Associazione gestisce anche lo sportello informativo online sull'agricoltura sociale www.fattoriesociali.com.
Acli Terra
www.acliterra.it
Agrietica
www.agrietica.it
Aiab
www.aiab.it
Alpa
www.alpainfo.it
Farming for health
www.farmingforhealth.org
Lombrico sociale
www.lombricosociale.info
Rete fattorie sociali
www.fattoriesociali.com
Sofar
http://sofar.unipi.it