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TESI





La rappresentazione della disabilità in televisione:
analisi della programmazione Rai 2002/2003


Francesca Quagliotti



Ringraziamenti


Introduzione



Capitolo 1

La comunicazione sociale



       1.1 Evoluzione e caratteristiche della comunicazione pubblica



       1.2 La comunicazione sociale: le origini e i tentativi di definizione



            1.2.1 Soggetti, oggetti e sottospecie della comunicazione sociale



       1.3 E’ utile la comunicazione sociale?



Capitolo 2

Media e società



       2.1 L’influenza dei media



       2.2 Funzioni, finalità e iniziative del Segretariato Sociale RAI



Capitolo 3

Classificare la disabilità



       3.1 Le classificazioni dell’OMS



       3.2 Il codice etico-linguistico della disabilità



Capitolo 4

L’Anno Europeo delle Persone con Disabilità



       4.1 Le iniziative del 2003



            4.1.1 Il contributo del Ministero del Welfare



          4.1.2 Il contributo del Segretariato Sociale RAI



        4.2 I principali risultati dell’Anno Europeo delle Persone con Disabilità




Capitolo 5

Il progetto di ricerca



       5.1 Il Catalogo Multimediale Teche



       5.2 La stagione televisiva 2002/2003



             5.2.1 Alcuni dati relativi alle trasmissioni



             5.2.2 Alcuni dati relativi alle unità d’analisi



            5.2.3 Il ruolo del disabile



       5.3 Telethon



             5.3.1 Telethon 2002



       5.4 Dieci minuti di…



Capitolo 6

Per approfondire




       6.1 La sclerosi multipla



              6.1.1 L’importanza della ricerca scientifica



       6.2 Il problema delle barriere



              6.2.1 Giuseppe Trieste, il fondatore di ANTHAI e FIABA



             6.2.2 Il turismo accessibile



       6.3 Gli ausili tecnologici



             6.3.1 L’orecchio bionico



        6.4 Sport e disabilità



             6.4.1 Special Olympics



Conclusioni



Appendice



BIBLIOGRAFIA



SITI CONSULTATI





Sintesi

Introduzione

I media sono una delle realtà che maggiormente permeano la vita quotidiana di ognuno di noi.

In modo particolare, la televisione è presenza costante nelle nostre giornate. Questo mezzo di comunicazione ci aiuta a distrarci; quando ci mettiamo davanti allo schermo, ricerchiamo spesso lo svago, il relax. Ma la televisione ricopre anche un’altra funzione importante e, forse troppo spesso, sottovalutata: educare. Sfruttandone le potenzialità, essa può caratterizzarsi come un vero e proprio veicolo per la trasmissione di messaggi morali.

Il servizio pubblico radiotelevisivo – nel caso dell’Italia, la RAI - dovrebbe porsi in prima linea per rendere la programmazione una fonte di nuove conoscenze, di informazioni e di differenti punti di vista.

Questa tesi nasce proprio in seguito alla mia partecipazione ad un progetto - “Disabilità e televisione: analisi delle rappresentazioni sociali veicolate dai media sul mondo della disabilità” - realizzato dalla RAI in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e finalizzato ad analizzare le rappresentazioni sociali veicolate dall’emittente sul mondo dei disabili.

Il lavoro di ricerca, in breve, vuole cercare di fornire una panoramica generale del modo (atteggiamento, linguaggio, sensibilità, frequenza ecc…) tramite il quale le trasmissioni Rai trattano e diffondono le problematiche riguardanti l’universo della disabilità. Di conseguenza, tenta di focalizzare quale immagine emerga della persona portatrice di handicap, quali siano le tematiche che ricevono maggiore attenzione, in modo da poter essere utilizzato come base per un’eventuale ridefinizione della programmazione sociale dell’emittente.

Per la precisione, la tesi riguarda la stagione televisiva 2002/2003 dal momento che il 2003 è stato proclamato Anno Europeo per le Persone con Disabilità.

 

Breve riassunto dei capitoli

Il primo capitolo offre una panoramica sulla comunicazione sociale, facente parte del più ampio campo della comunicazione pubblica, in modo da fornire al lettore le coordinate fondamentali per comprenderne caratteristiche, funzioni e finalità.

Sempre di più con il passare degli anni, è aumentata la rilevanza conferita a questo tipo di comunicazione, per cercare di migliorare l’offerta televisiva depurandola da una prospettiva meramente commerciale e concedendo maggiore spazio a tematiche sociali di interesse collettivo.

Nel secondo capitolo, è presente un breve excursus, atto a delineare l’evoluzione del rapporto da sempre esistente tra i media e la società, che va a confermare come, in modo più o meno intenso a seconda del ricevente e del contesto di fruizione, i mezzi di comunicazione di massa – soprattutto la televisione – abbiano il potere di influenzare il pensiero dell’opinione pubblica.

In questo contesto, appare ancora più importante che i mass media svolgano anche la propria funzione educativa, compito portato avanti, nel caso della RAI, dal Segretariato Sociale, il settore che si occupa della comunicazione e della programmazione sociale dell’azienda oltre che dell’organizzazione di svariate iniziative a favore delle categorie svantaggiate, tra cui i portatori di handicap.

Il terzo capitolo riguarda la disabilità e, essendo tanto vasto l’argomento, si concentra in particolare su due aspetti: i tentativi di classificazione della stessa e l’evoluzione del linguaggio ad essa inerente.

Per quanto concerne il primo punto, partendo dalla semplice distinzione tra deficit di tipo motorio, psichico o sensoriale, l’attenzione si concentra sulle classificazioni elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) al fine di identificare le varie tipologie di disabilità e individuare al meglio i bisogni corrispondenti a ognuna di esse, per rispondervi nel modo migliore possibile.

Nel susseguirsi di tali classificazioni, la tesi ripercorre anche l’evoluzione terminologica che esse hanno portato e, a tale argomento, è dedicato un paragrafo in cui viene descritto il Codice Etico-Linguistico della Disabilità. Esso proviene da un’idea discussa all'interno di un gruppo di lavoro che la Direzione Generale e il Consiglio di Amministrazione della RAI hanno istituito nel 1998 per fornire un contributo al Segretariato Sociale e contiene suggerimenti e linee guida per la trattazione del tema della disabilità – soprattutto mentale – all’interno della comunicazione mediatica.

Il quarto capitolo si riferisce a uno degli eventi più rilevanti degli ultimi anni a favore dei portatori di handicap: la proclamazione del 2003 come Anno Europeo delle Persone Disabili.

In tutto l’anno, negli Stati membri dell’Unione Europea, si sono susseguite iniziative di varia natura: eventi nelle diverse città, conferenze, meeting, attività sportive ecc… La comunicazione riguardo al tema è stata intensa, sia per la pubblicizzazione dell’evento sia per il maggiore spazio dedicato ad esso dal servizio pubblico radiotelevisivo all’interno della propria programmazione.

Il quinto capitolo è incentrato sul lavoro di ricerca svolto sulla stagione televisiva 2002/2003.

Durante il tirocinio, tramite l’individuazione di undici parole chiave – riguardanti il mondo della disabilità – e utilizzando il motore di ricerca della RAI, ho potuto visionare le trasmissioni che hanno trattato queste tematiche nell’arco temporale preso in esame.

Nella tesi, l’analisi dei programmi si sviluppa a due livelli: quello quantitativo, per fornire dati concreti sulla programmazione inerente al tema e quello qualitativo nel quale si intende cercare di valutare quali siano, in televisione, gli atteggiamenti predominanti di fronte alla ‘diversità’.

All’interno del capitolo, sono presenti approfondimenti su due trasmissioni: Telethon – di cui viene anche analizzata l’edizione del 2002 - e Dieci minuti di….; la scelta di tali programmi su tutti gli altri non è casuale. Infatti, Telethon è una maratona di solidarietà atta a raccogliere fondi per la ricerca scientifica sulle malattie neurodegenerative, una delle maggiori cause di disabilità; Dieci minuti di… è una trasmissione che ospita spesso associazioni o personaggi legati al mondo della disabilità. Essa fa parte, infatti, dei cosiddetti Spazi dell’Accesso, messi a disposizione dalla RAI per organizzazioni di qualunque tipo – legalmente riconosciute - che vogliano far sentire la propria voce.

Infine, nell’ultimo capitolo, sono presenti degli approfondimenti specifici su determinati argomenti: si inizia parlando della sclerosi multipla poiché, tra le malattie prese in considerazione nell’analisi, è la maggiore causa di disabilità fisica. All’interno dello stesso paragrafo, si fa riferimento all’AISM – L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla –, alle sue iniziative e all’importanza fondamentale della ricerca scientifica per poter dare una speranza a tutti coloro che sono colpiti da malattie neurodegenerative.

In collegamento alla sclerosi multipla e ai conseguenti deficit fisici che essa può causare, il testo passa ad analizzare una delle questioni più rilevanti per coloro che convivono con tali problemi, quella delle barriere architettoniche. Ma le barriere non sono solo ‘materiali’, esistono anche quelle comunicative e, per fornire una panoramica su come una persona disabile possa far fronte a ostacoli e a difficoltà di vario tipo, soprattutto di comunicazione, la tesi si concentra sui cosiddetti ausili tecnologici. In particolare, si riferisce a quelli finalizzati a facilitare il rapporto del portatore di handicap con il computer, strumento ormai fondamentale nella nostra società.

Un’ultima sezione del capitolo è dedicata allo sport, argomento che più di altri ricorre in relazione alla disabilità, dal momento che può risultare un ottimo strumento di riabilitazione psicofisica. In questo contesto, è dedicato un approfondimento agli Special Olympics, le Olimpiadi per ragazzi disabili mentali che, nel 2003, si sono svolte in Europa in occasione dell’Anno Europeo per i Disabili.

 

Lo studio sviluppato nell’ambito di questa tesi è concentrato su una singola stagione di programmazione e non pretende, quindi, di essere esaustivo riguardo alla comunicazione sulla disabilità in generale.

Esso può risultare comunque un utile supporto all’analisi del fenomeno e, dal momento che è sviluppato in relazione all’Anno Europeo delle Persone Disabili - caratterizzato da una maggiore presenza di comunicazione sul tema - può essere spunto per una riflessione. Se nel 2003 all’argomento è stato dedicato lo spazio che vedremo e si sono ottenuti determinati risultati, possiamo giudicare sufficiente l’attenzione che gli viene normalmente dedicata?

 

Conclusioni

Dagli approfondimenti realizzati durante la stesura della tesi, è risultato che il mondo dei disabili è composto da molteplici sfaccettature.

Esistono tanti tipi di disabilità, molte cause, diverse situazioni in cui un portatore di handicap può trovarsi, differenti modi di reagire, numerosi ausili e altrettante mancanze e lacune, sia nel modo di pensare che nelle azioni concrete da parte delle istituzioni.

Approcciarsi a una tematica tanto complessa e delicata è compito arduo sia per un singolo individuo che per la comunicazione mediatica, soprattutto data la carenza di educazione su di essa.

Per quanto mi riguarda, vorrei sottolineare che solo dopo aver svolto il tirocinio presso il Segretariato Sociale ho capito quanto fossi effettivamente poco informata sull’argomento. Sicuramente, in precedenza, ero dotata di una certa sensibilità nei confronti della questione, ma ignoravo la complessità e l’ampiezza delle tematiche legate al mondo della disabilità.

E la stessa osservazione è valida per le persone che mi circondano, con le quali ho discusso riguardo alla mia tesi. Ho notato, infatti, che la mancanza di conoscenze – che, talvolta, sfiora la disinformazione – è un problema comune; senza dubbio, non è un dato generalizzabile ma può essere esemplificativo della strada ancora da percorrere per migliorare le informazioni e la conoscenza dei fenomeni legati alla disabilità.

Il tanto citato tema delle barriere architettoniche, seppur noto, non è percepito per la sua reale importanza e, soprattutto, non si pensa al fatto che esso potrebbe avviarsi verso una risoluzione anche grazie ai gesti più semplici di ognuno di noi. Quante volte, nel parcheggiare un’auto sulle strisce pedonali – spesso in corrispondenza di uno scivolo – si ha timore di un’eventuale contravvenzione ma non ci si chiede perché non bisognerebbe farlo?

Nella nostra cultura è carente l’educazione civica, non è insito in noi il pensiero che ogni luogo dovrebbe essere fruibile da tutti.

Si può parlare di disinteresse? Dopo la ricerca svolta, non mi sentirei di affermarlo; credo piuttosto che la questione risieda in un’informazione carente e non oculata.

Si pensi alle iniziative, attività e associazioni citate che mirano alla diffusione di una cultura della diversità; esse sono molto numerose e sembra incredibile che la disabilità sia comunque così poco presente nel nostro bagaglio culturale. Addirittura l’Anno Europeo delle Persone con Disabilità, l’esempio maggiore di comunicazione sull’argomento negli ultimi anni, ha lasciato tracce leggere.

Durante il 2003, come è emerso dal sondaggio riportato nel Capitolo 4, una buona parte della popolazione dell’Unione Europea era a conoscenza dell’iniziativa. Ma la restante porzione di cittadini? E, soprattutto, ad oggi, quante persone si ricordano di essa? Basandomi nuovamente sui dialoghi con persone a me vicine, posso affermare che sono un numero ridotto; non è forse un dato significativo a livello statistico ma è comunque il riflesso di un’informazione che forse non viene gestita in modo corretto.

Nel primo Capitolo ci si era posti una domanda: è utile la comunicazione sociale?

Dai dati che ho osservato, mi sento di concludere affermando che azioni di comunicazione sociale integrate e capillari possono effettivamente portare dei buoni risultati nel breve termine. L’opinione pubblica, se informata e sensibilizzata con costanza, può rendere proprio un tema, interiorizzarlo e, magari, agire nella giusta direzione per favorirne la risoluzione.

Ma, per quanto riguarda il lungo termine, nutro maggiori dubbi. In una società come la nostra, dove i media pervadono la nostra vita, il pubblico riceve ogni giorno numerosi ‘input’, è sottoposto a un ‘bombardamento’ e si trova a seguire quelle tematiche alle quali viene conferita maggiore importanza.

Pensiamo ai fatti di cronaca nera, quelli che tendenzialmente colpiscono maggiormente l’audience. Si faccia riferimento, per esempio, al delitto di Cogne; esso è stato in ‘prima pagina’ per mesi poi, a causa di nuove notizie considerate più importanti, della mancanza di novità ecc…, l’interesse dei media nei suoi confronti è man mano scemato, finché il fatto non è risultato un qualcosa di ‘lontano’ anche per l’opinione pubblica. Eppure per un lungo periodo era stato al centro di ogni telegiornale, di ogni discussione o dibattito in vari programmi.

Come sottolineato nella tesi, sono i media che forniscono l’agenda di argomenti sui quali possiamo scegliere di riflettere; se essi concedono spazio al tema della disabilità esclusivamente per brevi periodi, questo non potrà radicarsi nella cultura dell’opinione pubblica.

E’ questo, a mio avviso, uno dei punti su cui bisognerebbe insistere: creare azioni comunicative sul tema più frequenti e costanti in modo che l’argomento non si ‘perda’ nel contesto tanto ampio della comunicazione mediatica.

Ovviamente, oltre l’azione dei mezzi di comunicazione di massa sono fondamentali altre attività integrate (come quelle intraprese durante il 2003) e, soprattutto, come Giuseppe Trieste ha più volte affermato, è basilare la diffusione dell’educazione alla diversità.

Essa dovrebbe essere presente sin dalle scuole, bisognerebbe crescere con la consapevolezza che non tutti siamo nelle stesse condizioni, che esistono segmenti di popolazione che, per vivere al meglio, necessitano di aiuti da più parti, innanzitutto dalle persone che li circondano.

La coscienza che le ‘differenze’ esistono e non vanno relegate ma, anzi, andrebbero guardate secondo le risorse che possono offrire dovrebbe essere insita in ognuno di noi.

Solo se la diversità diventa parte del bagaglio culturale di ogni individuo, essa può divenire normalità.