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RICERCHE


Trapianti in tv: distributore di illusioni o amplificatore di speranze?

Cristina Menghini





INDICE

 




Definizione

Storia

Il primo trapianto in Italia

La nascita delle organizzazioni

Le associazioni

Storia della Societ italiana trapianti di organo

Le giornate

Le iniziative

Convegni

Le iniziative del segretariato sociale Rai

I francobolli!

Comunicazione sociale

La televisione

     Gli anni settanta

     Gli anni ottanta

     Gli anni 90

     Gli anni 2000

Il caso Celentano

I programmi scientifici

I programmi medici

Le trasmissioni di intrattenimento

Tg speciali

Format

Il 2 settembre 2001 muore il Dott. Christian Barnard a Cipro

Ultima ora!

Spettacoli speciali

Rapporto medico paziente

Tematiche poco approfondite

I film

Le serie tv

Gli Spot

I contrari

Il traffico di organi

Traffico di organi i tg

Problemi etici

Conclusioni

ABSTRACT


La televisione


La televisione italiana nasce contemporaneamente con la chirurgia sostitutiva applicata alluomo.
La Rai tiene informato il proprio pubblico sugli sviluppi della nuova disciplina medica in modo ampio, non trascurando gli spetti correlati: morali, legali, farmacologici Gli spezzoni sulla notizia del primo trapianto di cuore nel 1967 sono stati recuperati allinterno di diverse trasmissioni, tra le quali Ulisse il piacere della scoperta nella puntata del 19 aprile 2008. Inoltre: Vite appese ad un filo: la sfida del dott Barnard.(Rai 3);Tg1 mattina del 4 settembre 2001 La morte di Barnard (Rai1);Quark del 12 gennaio 1989 (Rai1); Speciale chek up Dono damore 9 settembre 2001(Rai 1).
Emerge dalle immagini in bianco/nero la spettacolarit della notizia eccezionale, rivoluzionaria e sicuramente si ha la certezza che stravolger la medicina.
Il dott Barnard diventa anche un personaggio televisivo di cui si conosce il volto grazie anche al suo fascino personale, la sua passione per il ballo e le belle donne, tutto ripreso dalle telecamere e trasmesso in Tv.
In onda vanno anche immagini, girate in sala operatoria, del primo battito del cuore trapiantato. Molti sono gli spezzoni della vita anche privata del dott. Barnard che si susseguono nei mesi successivi. Alimentati anche dallintensa vita privata del medico
Lintervento era atteso ma non si conoscevano i suoi possibili risultati. Ha giocato a favore del medico la legislatura Sudafricana meno rigida di quella statunitense.
Allo spettatore meravigliato e stupito vengono fornite molte informazioni.
Il curriculum del dott.Barnard, il mome (Louis Washkansky) e la vita del paziente e il decorso della sua malattia, lincidente della donatrice Denise Darvall. Ma non solo. Si divulgano anche i dettagli chirurgici, il funzionamento della circolazione extracorporea usata per mantenere in vita il paziente dal momento in cui gli viene prelevato il cuore fino allinserimento e collegamento con lorgano nuovo, la terapia immunosoppressiva e il decorso postoperatorio.
Le telecamere entrano nella stanza sterile del paziente e il mondo segue in televisione la degenza fino al giungere della polmonite non subito diagnosticata, quindi il dosaggio errato di immunosoppressori che causarono la morte di Washkansky. Ma il mese successivo Barnard ritenta loperazione su di un dentista (Philip Beiberg) che vivr per 19 mesi. Anche le sue immagini furono trasmesse.

Gli anni settanta


Negli anni ’70 la televisione inizia a dedicarsi, in modo ancora timido, alla questione dei trapianti.
Si deve considerare che il pubblico non conosce tale realtà ed essa non è ancora così diffusa nel mondo e specialmente in Italia dove la legge costituisce un grande ostacolo.
Nel 1971 si ha una trasmissione intera dedicata ai trapianti ma di organi artificiali (vedi paragrafo sui programmi scientifici), dei quali si parla ancora in termini fantascientifici, ipotizzando successi e tempi non rispettati nella realtà.
Il 13 giugno 1972 nella trasmissione L’altra medicina viene trasmesso uno spezzone di 03:09 minuti sui trapianti di organo. Su immagini di un equipe di medici mentre lavorano in sala operatoria, vengono elencate le date salienti nel mondo per la storia dei trapianti negli anni 60.Seguono i numeri dei trapiantati: 900 di cui 400 sopravvissuti. E’ interessante notare che lo spezzone si trova alla fine di un programma sulla medicina alternativa in cui si è parlato di agopuntura, di tecnica di interventi senza bisturi da parte di santoni filippini, visioni senza commenti di un lazzareto in Sudamerica in cui immagini di parti anatomiche si alternavano a quelle di santi più o meno conosciuti.
Il mondo dei trapianti e della dialisi è ancora quasi sconosciuto all’opinione pubblica. Il 3 marzo 1977 la rubrica Proposta, per bocca di un ragazzo di 16 anni lancia un appello da affinché la legge in Italia cambi (egli è stato trapiantato all’estero) e le persone vincano i loro pregiudizi sui trapiantati. L’intera trasmissione dura 41’ ed è articolata in due parti: la seconda è dedicata ai trapianti. Lo studio è piccolo e poco illuminato, essenziale nell’arredo: solo due sedie per gli ospiti ed il leggio.
Il ragazzo appare obeso ma in quel periodo i trapiantati erani immunizzati da cortisone, farmaco che causa un aumento di peso non indifferente.

Gli anni ottanta


Gli interventi televisivi degli anni 80 appaiono molto didattici e presentano un futuro con molte speranze Si hanno ovvi cambiamenti di scenografie, video, il materiale inizia ad essere numeroso e vario. Mutano sopratutto le finalità: il pubblico sta imparando a conoscere la chirurgia sostitutiva. Nonostante se ne parli ancora poco e in chiave un po’ fantascientifica. Alla fine degli anni ’80 anche il mondo politico inizia a muoversi, ma la nuova legge sarà emanata solo nell’aprile del 1999.

Agli inizi degli anni 80 le trasmissioni oltre di informare il pubblico della realtà dei trapianti iniziano a far conoscere i disagi di coloro che sono in attesa di un trapianto. Iniziano a cadere i primi tabù: per un trapiantato appare meno difficile parlare della sua situazione. La trasmissione Maggiore/minore del 1 ottobre 1981 sul canale 73 si pone tale fine. Il linguaggio è molto didattico e semplice nonostante si faccia ricorso a termini medici. Un po’ diretto nelle immagini della sala operatoria per un pubblico non abituato a certe immagini. La trasmissione va in onda a mezzanotte. Subito si intervista un medico un in ambulatorio e si chiedono informazioni sul trapianto di cornea. Mentre il medico risponde si veste per prepararsi all’intervento. E’ molto incisivo vedere un medico vestito da medico sullo schermo, offre un maggiore senso di professionalità.

Le telecamere lo seguono in sala operatoria e filmano l’intero intervento mentre il chirurgo spiega le diverse fasi. Nella sequenza successiva una donna seduta su una poltrona spiega che cosa è l’Aido (associazione italiana donatori di organo) e la legge del 1975 sulla regolazione dei trapianti.

In un altro studio un’altra donna spiega come funziona e a cosa serve la dialisi. Entra in una sala di emodialisi dove una donna sta subendo un trattamento. Dice di condurre una vita normale, sostiene di essere fortunata perché non tutti coloro che ne necessitano hanno accesso alla dialisi. Lancia un appello alle istituzione: a coloro che fanno dialisi e stanno a casa dal lavoro tutto il giorno vengono riconosciuti i giorni di malattia, chi invece, come lei, dopo la dialisi lavora mezza giornata non vengono concesse ore di permesso e questo è causa di gravi disagi.

Un altro uomo che fa dialisi viene intervistato e appare molto piu’ turbato della donna precedente. Segue il video di un trapianto di rene in tutti i suoi passaggi.

Anche un uomo trapiantato viene intervistato. In primo piano. Racconta la sua storia dalla malattia alla dialisi al trapianto.
Interessante è il ritorno alla prima donna che confessa il suo abuso di farmaci analgesici che l’ha condotta all’insufficienza renale cronica.

Agli inizi degli anni ‘80 non si hanno ancora campagne e servizi per un corretto uso dei medicinali, come l’attenzione alla prevenzione come accade dagli anni ’90.

Il servizio successivo è ambientato nel Policlinico di Milano, maggior centro per la tipizzazione dei pazienti in attesa di trapianto. Un medico spiega che tale processo è basilare in un trapianto perché analizza le proteine del sangue per poi abbinare donatore e ricevente. Tutti i dati sono elaborati e custoditi in un calcolatore che tenendo conto di molti fattori procede agli abbinamenti.

All’inizio dell’avventura dei trapianti di cuore in Italia la rubrica del tg2 Medicina 33 del 23 settembre 1986 tratta dei trapianti cardiaci. Lo studio è piccolo ed essenziale nella scenografia e non troppo illuminato. Tre uomini: il conduttore, un medico e un trapiantato. Viene domandato al medico un chiarimento circa la situazione dei trapianti di cuore in Italia. Il medico risponde che si hanno risultati soddisfacenti, meglio che in Germania anche se non si coprono tutte le esigenze. Sostiene che gli italiani sono generosi nelle donazioni e le strutture si stanno sviluppando.

Spiega che un trapiantato non è guarito perché la concezione di sano indica un paziente che non assume nessun tipo di farmaci. Il trapiantato assume quotidianamente la propria terapia (non pronuncia la parola immunosoppressori!), ma conduce una vita sociale normale.

Quindi viene chiesto all’uomo trapiantato di raccontare la sua esperienza e il ritorno alla vita, e viene trasmesso il video del suo intervento e i primi giorni della sua convalescenza.

L’uomo sta bene e sottolinea la sua tenacia: è tornato al lavoro ma solo quattro ore al giorno ammettendo che se seguisse la sua volontà farebbe molto di piu’.

Il programma è molto essenziale, ha solo la pretesa di informare lo spettatore sulla nuova chirurgia sostitutiva Italiana. Risulta uno dei rarissimi casi in cui si fa cenno ai casi di rigetto immediato con la conseguenza del decesso del paziente.

Nel 1984 ad una bimba appena nata con una malformazione cardiaca molto importante viene impiantato il cuore di un babbuino. La piccola non sopravvive e la polemica su “Baby Fay” si incendia a livello mondiale.

Rai 2 approfondisce l’evento e ne discute nella trasmissione Tg3 settimanale del 20 novembre 1984.
In un piccolo studio, tre uomini sono seduti per discutere sul caso.
Viene trasmesso il primo convegno italiano sui trapianti di rene a Bergamo. Non vi sono molti partecipanti. Si intervista un professore austriaco, un paziente trapiantato in Austria dallo stesso professore e il fondatore dell’Aido che racconta il motivo che lo ha spinto a dar vita all’Associazione.
Il professore spiega che un trapiantato conduce una vita normale e che la chirurgia sostitutiva sarà molto sviluppata in futuro. In Italia ci sono ancora alcune difficoltà. L’uomo trapiantato racconta della sua gioa perché dopo il trapianto è potuto diventare padre.
Il filmato termina e si inizia il discorso a livello etico sul trapianto del cuore del babbuino. Il medico sostiene che comunque la bimba non sarebbe sopravvissuta e che, inoltre, si devono conoscere tutti motivi che hanno spinto l’équipe californiana a tale scelta.
Il discorso sui trapianti si intensifica in tv e non vengono trascurati gli aspetti legali, etici politici.
Nella notte del 18 maggio 1988 nella trasmissione Star bene con gli altri Durata 52’44) si affronta l’aspetto politico. Sono pochi i termini medici usati.
Le prime immagini sono quelle di un cuore in primo piano che batte.
In uno studio con sfondo a quadri colorati, seduti su delle sedie ci sono quattro medici, ognuno di essi con una specializzazione diversa, un uomo trapiantato di cuore e la conduttrice Adriana Bruno (un po’ impacciata nel suo ruolo!) e, in collegamento video, due politici.
In seguito alla presentazione dei presenti e dell’argomento, viene trasmesso un filmato su un’indagine effettuata in strada circa “cosa gli italiani pensano della donazione di organi”. Il campione preso in esame è molto eterogeneo.
Risulta che la popolazione piu’ avanti con gli anni pensa che sia una bel gesto ma non lo farebbe per paura.
La parte più giovane appare quasi entusiasta.
In studio si discute sulla cultura della donazione, e parte un video di alcuni anni in cui la conduttrice intervista una madre che ha deciso di donare gli organi del figlio scomparso all’improvviso.
La donna è a casa sua, una abitazione modesta. Dice che il suo dolore non doveva essere fine a se stesso così ha donato gli organi del figlio affinché un’altra madre potesse gioire. L’intervista è toccante e si fanno pause di silenzio nei momenti più commoventi.
Ogni medico in sala racconta le difficoltà che si hanno a seconda della propria specializzazione. I trapianti di cuore hanno bisogno di tempi brevi per evitare il deterioramento, per questo necessita una legislazione più snella. Il nefrologo denuncia la carenza di organi: da ogni donatore si possono fare due trapianti, ma in lista di attesa sono veramente tanti.
L’oculista, riguardo ai tempi, è il più rilassato: per i suoi tipi di interventi l’urgenza è minore; denuncia anche lui la scarsezza di cornee e di strutture. Le cornee, non essendo vascolarizzate non necessitano di essere compatibili.
I due politici, responsabili della commissione sanitaria per il Senato, affermano che si sta procedendo per modernizzare la legge del 1975.
L’uomo trapiantato racconta la sua storia (sempre significativa la presenza di un testimone).
Il dott. Sirchia coordinatore del centro di Milano per la tipizzazione denuncia la poca organizzazione della “macchina trapianti”. Il coordinamento è di tutto ciò che entra in gioco per un intervento del genere; è complesso ma non impossibile. In Italia deve essere ancora molto perfezionato. Non denuncia tanto la carenza di donazioni, anzi sostiene che gli italiani sono generosi in questo senso.
Si conclude con un appello molto diretto a tutti i politici esortandoli ad accelerare il loro lavoro: “Mentre tergiversate molti malati muoiono”.
La Tv è sempre considerata a ragione tra i media privilegiati e più efficaci per lanciare appelli.
Nel suo insieme la trasmissione è lunga e tratta in modo adeguato l’aspetto preso in esame.

Gli anni novanta


In questi anni si moltiplicano e si perfezionano gli interventi di chirurgia sostitutiva e così i servizi, le trasmissioni di diverso genere su tale tema.
Agli inizi del decennio si tende ancora a far conoscere la realtà dei trapianti, molte sono le testimonianze di trapiantati. Intanto si presenta sempre più il problema della diffusione della cultura delle donazioni: la scarsità di organi è preoccupante.
Diventa sempre più necessaria una nuova legislatura che favorisca gli iter burocratici e medici nelle procedure del trapianto e soprattutto una nuova cultura della donazione che porti l’Italia dal penultimo posto in Europa per numero di donazioni a un livello più dignitoso.
All’interno della trasmissione Sessanta minuti di attualità della serie Tgsette di Rai 1, del 18 giugno 1991, il sesto servizio è dedicato ai trapianti. La sua durata è di 6’ e43 secondi.
Le prime immagini sono quelle di elettrocardiogramma che diventa piatto.
Segue in sala operatoria ad un medico in divisa, l’intervista sulle donazioni, il dottore parla di numeri di trapianti e persone in lista di attesa, di ostacoli, in Italia non sanitari ma legali. Quindi fa un appello alla solidarietà che sta alla base delle donazioni.

Seguono immagini di un intervento di chirurgia sostitutiva e il medico comunica anche i costi (in lire!) di simili interventi. Si prosegue con un’intervista ad un trapiantato di fegato che racconta la sua esperienza prima del trapianto.
Il prof Cortesini, direttore del Consorzio dei trapianti, spiega che il problema maggiore e la scarsa disponibilità di organi.

Viene intervistato l’attore Alberto Lionello, trapiantato. La dialisi lo aveva costretto a smettere di lavorare sia per motivi fisici - la stanchezza - che organizzativi - prenotare i posti dialisi a seconda delle sue tourné.
Emerge sempre più il problema delle donazioni e i racconti dei disagi durante i periodi di attesa tendono a sensibilizzare l’opinione pubblica. Specie se si tratta di personaggi famosi.
Anche Tg Pegaso affronta il tema dei trapianti. Il 22 febbraio 1992 nella fascia notturna per 17’ e 43 secondi va in onda un’intervista di Luciano Onder al direttore della clinica chirurgica Università di Roma, dott Cascinai e in collegamento telefonico da Milano la segretaria Pelini dell’ANED (Associazione nazionale emodializzati), circa la carenza delle strutture dei trapianti di Rene. Quest’ultima denuncia alcuni italiani che sono andati in India ad effettuare il trapianto. Si ribadiscono le difficoltà di chi è sottoposto alla dialisi. Segue un’intervista a pazienti in attesa di trapianto e persone che hanno donato un rene da vivi. Quindi viene proposto un filmato sull’acquisto di un rene in India.
Della stessa serie parlano di trapianti anche le puntate del 17 gennaio 1992 e del 29 giugno 1992 (servizio durato 1’25).1
Nell’estate del 1993, precisamente il 17 giugno la trasmissione Parlato semplice parla dei trapianti nei seguenti termini “Sarà una nuova frontiera!” Viene presentato il libro Al limite dell’impossibile.
Si ha ancora l’idea che il trapianto sia un caso eccezionale. La scenografia ricrea l’interno di una nave da crociera, gli ospiti sono seduti su sedie e sdrai sparsi per lo studio. Il medico parla del futuro roseo della chirurgia sostitutiva e dei molti problemi ancora da superare e non solo quelli medici.

Il problema culturale si presenta quando si parla di xenotrapianto.
Alcuni ospiti ammettono di avere delle remore ad accettare il cuore di un primate o suino e trovano ingiusto sacrificare un animale per tale scopo.
Ma il medico ribatte subito che chi parla così non conosce il percorso di sofferenza che precede un trapianto. Sorridendo afferma che neanche il vitello che mangiamo ha scelto la macellazione!
Alcuni primati sarebbero adatti per la chirurgia sostitutiva con l’uomo, ma sono protetti e la ricerca è costretta ad arrestarsi.
Il discorso devia sulla vivisezione e viene smorzato dal conduttore.
Il problema morale e culturale è enorme e con molte sfaccettature; viene affrontato per 9’, anche se in un programma di intrattenimento, nella fascia mattutina all’inizio d’estate).
La Rai affronta la questione dei trapianti anche da un punto di vista storico nel programma Pagine di storia Barnard: la storia dei trapianti e il problema delle donazioni il 23 febbraio 1996, alle 10:02 di mattina in una trasmissione di 1:33” di durata.
Nello studio del dott. Benedetto Marino, che si presenta in borghese seduto ad una scrivania piena di libri, l’uomo introduce il filmato precisando di averlo attinto dalle teche Rai, sul primo trapianto di Barnad spiegando che è stato un fatto storico di notevole portata. Quel primo intervento ha innescato un nuovo periodo di ricerca, aprendo però anche molti problemi farmacologici (gli immunosoppressori) ed etici. Il medico ricorda che tali problemi sono stati superati. Nel 1996 bioeticisti cattolici e laici avevano risolto i problemi etici accettando la morte celebrale come morte di un individuo. Il dott Benedetto tende a sottolineare le differenze delle immagini degli anni ’60 dalla mentalità degli anni ’90: allora l’operazione poteva sembrare “spregiudicata”, non lo è più alle soglie del terzo millennio. Rimane grave ancora il problema delle donazioni.
Il 27 giugno 1996 su Rai 3, durante la fascia notturna2 va in onda la trasmissione Confini sui trapianti di cuore effettuati all’ospedale Bambin Gesù di Roma.
Il conduttore è su una terrazza assieme ad una giovane donna, Barbara, che ha subito due trapianti di polmone (caso rarissimo nel 1996) e di cuore.
Dopo una panoramica sulla città di Roma, i due entrano nell’ospedale e ripercorrono le tappe di un trapianto. Vengono intervistati tutti quelli della equipe: i medici, gli infermieri, il coordinatore dei viaggi dell’organo. A tutti vengono fatte domande tecniche ed emotive. Si entra nella sala operatoria, nella terapia intensiva nel day Hospital.

Viene intervistato un bambino, Andrea, che ha ricevuto il cuore di Nicolas Green, il ragazzo americano deceduto in Italia in seguito ad un tentativo di rapina, il suo medico e la sua mamma. Quindi un ragazzino di 12 anni in attesa di trapianto. A lui vengono poste domande sul suo stato d’animo e le sue aspettative. All’esterno della struttura ospedaliera viene intervistata una mamma la cui figlia, di due anni, è stata anch’essa trapiantata di cuore e un ragazzo sui 14 anni. La trasmissione finisce con l’incontro della prima ragazza e Andrea, entrambe fanno un appello alla solidarietà al fine di incrementare la cultura dei trapianti e la donazione di organi.

Interessanti sono le interviste ai due medici che hanno eseguito il trapianto di Barbara e Andrea. Il medico di Barbara confessa di aver avuto paura per il secondo intervento e ammette che il peggio che poteva accadere alla ragazza era la morte e data la sua esperienza questo gli dava serenità.
Il rapporto che si istaura tra il medico e il paziente trapiantato è diverso dal tradizionale rapporto medico/paziente.
Il paziente trapiantato, a parte alcuni casi straordinari, arriva al trapianto con un iter sanitario lungo e drammatico.
Il medico che esegue l’intervento è spesso visto come colui che ridona la salute e la vita. Spesso viene definito “un padre” (cf. I fatti vostri del 14 febbraio 2001). Il ragazzo trapiantato sostiene che il medico che lo ha operato e’ il padre che non ha mai avuto!). Mentre il medico internista o immunologo che segue il paziente per tutto il periodo successivo diventa quasi un amico, gli incontri sono periodici e insieme si collabora per una terapia efficace.
Anche il personale paramedico, con il quale si passa molto tempo - specialmente i primi momenti dopo risveglio - diventano come “uno di famiglia”. Gli infermieri che hanno seguito Barbara in tv confessano che in certi momenti era difficile seguirla dato il suo carattere forte, ma la ricordano con affetto e sono felici di vederla ad ogni suo controllo.
Il medico di Andrea ammette che la prima volta che è entrato in sala operatoria per trapiantare il bambino, dopo l’incisione, ha avuto paura e non ha concluso l’intervento. La seconda era sicuro e tutto procedette bene,
Confessa che Andrea ha un carattere particolare: riesce a far fare quello che lui vuole a chiunque. E’ interessante detto da un medico che pensa sempre più alla terapia che ai capricci del paziente.
“Il suo viso paffuto inganna, particolarmente intelligente riesce ad ottenere quello che vuole da chiunque”. Prima del primo intervento, Andrea che non voleva fare il trapianto prende da parte il medico e in ginocchio lo supplica di non operarlo… Infatti l’intervento non si effettua. La figura del medico inizia ad umanizzarsi: si presenta come uomo. I due medici durante l’intervista sono in borghese, non usano un linguaggio tecnico/medico, fanno pause di riflessione e accennano dei sorrisi quando citano i loro pazienti.
Nel gennaio del 1999, quando il Parlamento sta votando la legge sulla regolamentazione dei trapianti, la situazione italiana presenta molte differenze da regione a regione.
Alla fine degli anni ’90, la società italiana diventa sempre più attenta alla dimensione multiculturale e multireligiosa. La Rai, non indifferente a tale cambiamento, propone nel suo programma Sorgente di vita (Rai 2 15 febbraio 1999) il pensiero degli ebrei circa la chirurgia sostitutiva. Il rabbino risponde che non ci sono grosse difficoltà, la vita è importante e va salvata, forse solo i più ortodossi non sono così favorevoli al trapianto di cuore. Segue una testimonianza.
I coniugi Lubin, di religione ebraica, raccontano la storia della loro figlia Ghila da quando è nata a quando è stata sottoposta, con successo, ad un'operazione di trapianto di cuore, a causa di una malattia cardiaca.
Nel febbraio 1999 la legge sui trapianti detta “silenzio assenso” passa alla camera. La Rai segue il suo iter parlamentare e non tralascia di mandare in onda programmi su di essa come corollario. La legge “silenzio assenso” prevede la possibilità di espiantare organi a una persona clinicamente morta a meno che non si sia espressa in senso contrario.
Durante la notte del 20 febbraio 1999 su Rai 2 sempre durante i lavori parlamentari della legge sui trapianti va in onda la trasmissione Non lavorare stanca in cui la parlamentale Soca dell’Udc sulla nuova legge che prevede il silenzio assenso. Al di là dei limiti che può avere la legge, è importate sviluppare una cultura della donazione.
Il programma è breve (11’36), nella fascia notturna (ore 2:36); non ha particolarità scenografiche (lo studio ha uno sfondo scuro, illuminato solo da grandi schermi sullo sfondo). E’ comunque importante che il tema venga trattato e si faccia conoscere per creare una cultura delle donazioni.
Nella serie Giorni di Europa nella puntata del 15 febbraio 1999 Una legge sui trapianti di organo , il conduttore esordisce con un “Finalmente passata alla Camera la legge sui trapianti!” L’Italia, ultima nella classifica per le donazioni di organi in Europa con la Grecia, inizia il suo cammino verso la modernizzazione anche in questo campo. Il servizio dura 6.03. Il terzo, nel palinsesto, annunciato già nei titoli di apertura.
Dopo una panoramica sul Parlamento partono le immagini di una sala operatoria. Si riportano i dati della Spagna, si intervistano persone in dialisi in attesa di un trapianto. Segue un’intervista a Sargentini sulla rete telematica nazionale per la gestione degli organi da trapiantare. Il conduttore parla della richiesta a tutti i cittadini di autorizzare preventivamente la donazione dei loro organi. Si conclude con lo spot di Pubblicità Progresso in cui un fiammifero che si spegne ne accende un altro. Le immagini sono commentate dal testo: la vita ti chiama, dona i tuoi organi. Calzante l’immagine, poco orecchiabile lo slogan.
Ammirevole come le trasmissioni sui trapianti si intensifichino proprio durante la discussione in parlamento della legge.

Gli anni 2000


Approvata la legge sui trapianti, detta del silenzio consenso, rimane ancora l’ostacolo di diffondere la cultura della donazione.
Parecchi sono i programmi che parlano di trapianti. Le notizie dei tg riportano solo i casi più inconsueti e spesso i notiziari di cronaca riguardanti gli incidenti stradali terminano con la frase: “la famiglia ha deciso di donare gli organi”.

Il caso Celentano
Molto probabilmente è stato un astuto stratagemma la serata di Celentano andata il onda il 26 aprile del 2001in prima serata su Rai 1.
Gia’ il titolo risulta provocatorio 125 milioni di cazz…te. La sua durata è di 2ore e 37’.
L’intero spettacolo si svolge su un palcoscenico molto ampio, tridimensionale, dove è riprodotto un paesaggio semi diroccato. Celetano è vestito con una giacca lunga nera, cammina sul palco interloquendo con il pubblico numeroso in sala. Si alternano canzoni a monologhi. Critica la politica e in modo palese quella di Bush. In modo un po’ forzato entra nel discorso dell’eutanasia, legge appena approvata in Olanda. Annuncia che ciò che sta per dire avrà ripercussioni sulla stampa. Inizia la sua critica alla legge italiana del 1 aprile 1999 sul silenzio assenso.”legge che vanta il privilegio di abbassare il valore della vita, che è sacra, apre speculazioni sulla morte… so che domani scoppia un casino sui giornali. La legge è sbagliata. Forse sbaglio io ma la legge è sbagliata. Quale stato ti obbliga a donare gli organi? Lo Stato dice: non ti obbligo a donare gli organi. Mi fai una dichiarazione scritta. Se mi dimentico, mi sveglio senza un braccio. Ma io credevo che tu fossi morto. Chi ti da la sicurezza della morte. Il mio encefalogramma era piatto”.
Spiega cosa sia un encefalogramma facendo alcune battute di spirito (poco riuscite!). La sala si oscura, un occhio di bue perlustra il pubblico. La trasmissione procede con canzoni ed altri ospiti.
Il casino previsto da Celentano scoppia puntualmente. La stampa ha ampliato molto la critica dello showman, oltre ad una valanga di programmi ed interventi.
Analizzando bene lo spezzone di Celentano si nota come il suo monologo sia stato costruito in modo da colpire l’opinione pubblica. Il suo monologo era legato rispetto i suoi soliti, troppe le pause… forse per lasciare il tempo di riflettere al pubblico. Sapeva (e sperava) di sollevare un polverone. Probabilmente se avesse fatto un semplice elogio alla legge o un appello alla donazione non avrebbe avuto tale clamore. L’obiettivo era far conoscere la legge sui trapianti.
Sicuramente ci è riuscito perché le trasmissioni sui trapianti in Tv si sono moltiplicate all’indomani della trasmissione.
Il 3 maggio 2001 va in onda sempre su Rai 1 alle 21:03 la seconda parte della trasmissione 125 milioni di cazz…te.
Celentano ribadisce la sua critica precedente sulla legge che regola la donazione di organi. Afferma di non essere contro la donazione ma contro la legge. Risponde ai giornalisti e Bruno Vespa alle critiche mosse da Fabio Fazio e Maurizio Costanzo. Questi sembrano non aver capito le intenzioni di Celentano o stanno al gioco e fanno da cassa di risonanza.
Entra in scena il dott. Ramuzzi, direttore del Dipartimento trapianti degli ospedali riuniti di Bergamo, Istituto Mario Negri con fare molto pacato. Si nota che non è abituato a stare davanti ad una telecamera; spiega la legge, la condizione di morte cerebrale e spiega la parte burocratica del cartellino sanitario previsto dalla legge. Inoltre la situazione dei trapianti in Italia che non è soddisfacente.
Dice di rispettare l’idea di Celentano. Ma gli chiede di poter leggere un appello e farsi promotore. “Celentano dica aggi italiani favorevoli alla donazione che dicano sì per iscritto e quelli contrari dicano no. Non importa se sì o no, è comunque meglio il sì. Ma lo dicano”.
Con calore il medico ringrazia Adriano perché è riuscito a sollecitare l’opinione pubblica nel bene e nel male.
Il conduttore a volte pare un po’ a disagio (si nota nei primissimi piani) ma appare soddisfatto quando chiede se adesso con la nuova legge le donazioni sono aumentate. “ Sì “ afferma Ramuzzi “ e dopo questa sera continueranno ad aumentare”.

La tensione in sala si scioglie i due uomini si stringono la mano e si salutano.
Il clamore è stato tanto ma le statistiche confermeranno che le donazioni aumentano.
Per far conoscere le intenzioni della trasmissione, all’interno di una sala di regia viene intervistato il Presidente della Rai, Roberto Zaccaria. La sua intervista è all’interno del programma Tg3 primo piano del 30 aprile 2001 in onda si Rai3 alle ore 21.00, la sua durata è di 3’.09.
Il Presidente ribadisce la libertà di Celentano: “ Non si possono tarpare le ali ad un artista, l’azienda non ha responsabilità”.
Anche lui prosegue nel gioco...

Posizione diversa prende Enzo Biagi ne Il fatto sempre il 30 aprile 2001, alle 20;36 su Rai 1. Il giornalista seduto ad una scrivania con un fondale neutro intervista Malavasi, in attesa di trapianto di cuore, (è coricato in pigiamo su un letto) sulle sue condizioni di salute, sulle sue reazione alla trasmissione di Celentano. Successivamente intervista il dott. Sirchia sempre sulla dichiarazione di Celentano e sull’organizzazione dei trapianti in Italia e le migliori condizioni dei paziente trapiantati. Intervista anche mons. Sgreccia per conoscere il punto di vista della Chiesa Cattolica.

A tutto schermo titoli di quotidiani con interviste al ministro della Sanità Umberto Veronesi su dichiarazioni del cantante Adriano Celentano e sulla donazione di organi.
Biagi conclude che un tema così importante non va affidato ad un o showman.
Maurizio Mannoni conduce la trasmissione Primo piano su Rai 3 il 1 maggio 2001 (serie Primo piano 2000/2001). In cui tutti i 27’.45’’ sono dedicati alle donazioni di organi. Il primo filmato è di un uomo in attesa di trapianto. Dopo il saluto del conduttore va in onda lo spezzone di Fazio che durante la seguita trasmissione Quelli che il calcio legge i numeri delle persone che attendono un trapianto e il numero delle donazioni e conclude rispondendo a Celentano “Tutto il resto sono caz…”.
In studio, dove prevale il colore violetto, il conduttore chiama in collegamento videotelefonico la donna che ha ricevuto il cuore di Marta Russo. Parlando della sua esperienza in modo sereno, afferma che solo chi non conosce le sofferenze dell’attesa è contro le donazioni e racconta l’esperienza di una madre che ha perso il figlio di 15 anni in attesa di un cuore.
Si commuove nel parlare del gioioso rapporto che ha con i genitori di Marta e mostra le molte foto che ha della ragazza appese in casa.
Termina affermando che troppi giovani muoiono in attesa di un organo. Durante la lunga degenza in ospedale di chi è in attesa di un cuore si conoscono persone che condividono la stessa esperienza quindi il rapporto è saldo ma spesso molti si spengono prima della chiamata…
In studio il dott. Nanni Costa (trapiantologo di Roma) spiega a chi si prelevano gli organi, il concetto di morte cerebrale, spiega la nuova legge e come funziona. In collegamento diretto Pecoraro Scanio, parlamentare dei verdi, ribadisce il suo consenso alla donazione ma difendere la libertà di Celentano che, a suo avviso, ha sbagliato il modo di esprimersi.
In una intervista il dott Veronesi, circondato da giornalisti, afferma l’importanza delle donazioni ma anche la libertà di Celentano ma il tema è troppo delicato e va affrontato in altro modo.
In collegamento anche il presidente Zaccaria che ribadisce la libertà di Celentano, pur non condividendo il suo pensiero. Dice inoltre di non condividere le critiche mosse da L’Osservatore Romano.
Parte quindi uno spezzone sulle donazioni in Spagna, il paese che ha il più alto numero di donazioni grazie anche a una figura medica che si occupa esclusivamente del paziente morto cerebralmente e della decisione dei famigliari, seguendoli anche sotto il profilo psicologico.
Il dott. Nanni Costa spiega le differenze in Italia a seconda delle regioni e i numeri dei pazienti in attesa.
La trasmissione si conclude con la testimonianza (è un esterno) di una ragazza trapiantata, che con gioia racconta il suo ritorno alla vita ma non dimentica i lunghi anni difficili della dialisi:”Non potevo bere!”
Un altro uomo trapiantato afferma che la buona notizia dell’arrivo di un organo è successiva a quella ricevuta dai famigliari del donatore.
Il 1 maggio 2001 anche Tg2 dossier offre il suo contributo alla campagna di sensibilizzazione per la donazione. La trasmissione è condotta in studio da Luciano Onder che, dopo in breve spezzone del monologo di Celentano, manda in onda una serie di filmati. Nel primo una giovane ragazza durante un trattamento emodialialitico, spiega, con rabbia, la dialisi: come ci si sente e come tale terapia sia debilitante. Sostiene che negli USA sono pochi in dialisi: il trapianto è molto diffuso.
Seguono dati e slide di dati relativi ai trapianti in Europa, specificando il primato della Spagna, e la situazione dell’Italia dove la situazione varia da regione a regione
Segue la testimonianza di una giovane donna trapiantata che con entusiasmo racconta il suo ritorno alla vita dopo l’intervento. La dialisi ti fa sopravvivere, il trapianto vivere.
Si accenna ai trapianti tra viventi. Un padre sostiene che dopo aver donato un rene alla figlia la sua vita non è cambiata. La figlia confessa il suo timore per la salute del padre…
La voce fuori campo, mentre vanno in onda immagini di ambulatori e sale operatorie, riferisce che spesso gli ostacoli sono nella procedura del trapianto e nell’iter medico burocratico.
La legge del 1 aprile 1999 ha snellito molte procedure.

Ci si domanda se siano più efficaci molti centri sparsi nel territorio o pochi ma altamente specializzati.
Anche Bruno Vespa il 2 maggio 2001 su Rai 1 nel suo programma di mezza notte (ore 24:23:31) Porta a porta della durata di1:20:26 manda in onda nel suo studio illuminato, con comode poltrone, spezzoni del monologo di Celentano.
Il ministro della Sanità Veronesi ribadisce la libertà di espressione ma critica il modo con cui è stato affrontato il problema che non doveva essere affidato a un conduttore televisivo.
In studio sono presenti Buttiglione, Craxi, Bonino, Castagnetti, Borselli, che vengono intervistati su diversi problemi tra cui il trapianto di organi.
Gli ospiti sembrano più concentrati sulla libertà di espressione di Celentano che sul messaggio e la legge in sé.
Il 4 maggio 2001 la polemica arriva anche nello studio di Uno mattina (Rai 1). Il programma contenitore in onda nella fascia mattutina, dedica 18’.34’’ al alle dichiarazioni televisive di Celentano.
Saluzzi e Giurato intervistano Broccoli sulla seconda puntata (3 maggio 2001) della trasmissione televisiva "125 milioni di caz...te": sul secondo monologo del conduttore, Adriano Celentano, circa i trapianti d'organi e sul suo duetto con l' attore e premio nobel per la letteratura Dario Fo', sulla natura stessa del programma, che spazia dal varietà vero e proprio all' analisi di temi di interesse sociale. Saluzzi e Giurato invitano gli studenti della classe V del liceo scientifico statale "Farnesina" i Roma, presenti in sala, ad esprimere il proprio giudizio sugli argomenti sopraccitati.
Il 5 maggio 2001 anche Chek up si attiva per discutere sulla trasmissione di Celentano e sul tema dei trapianti. In onda alle 12:24 per 45’49’’ su Rai 1.
Lo studio è ampio e luminoso, nella parete di fondo compare un’illustrazione del DNA. Il pubblico è a destra e a sinistra allo stesso livello degli ospiti e della conduttrice Livia Azzariti.
Dopo la visione del monologo di Celentano viene intervistato il dott. Ramuzzi che dice che prima vuol vedere i risultati delle donazioni poi dirà se è stato un buon intervento.
La tennista Lea Pericoli, trapiantata di cornee e sua sorella di rene, sostiene che chi non conosce le sofferenze dell’attesa del trapianto può fare affermazioni come Celentano ha fatto. Il giornalista Rai David Sassoli, anche lui trapiantato, sostiene che Celentano non ha saputo trasmettere il messaggio, la legge è giusta comunque riconosce al cantante di aver sollevato il problema. La conduttrice concorda.
Viene intervistato un oncologo e un dietista che confessa di prescrivere molte diete aproteiche. Prosegue l’intervista al dott. Ramuzzi che ribadisce il concetto di morte celebrale. Spiega il ruolo dei famigliari nella decisione di donare gli organi, prima e in seguito alla legge: ora solo se il congiunto non si era espresso in vita possono esprimere il loro consenso altrimenti le decisioni non sono discutibili.
Se veramente l’obiettivo di Celentano e dei suoi autori era quello di stuzzicare i mass media per svegliare l’opinione pubblica è stato raggiunto. Non solo la tv ma anche i giornali e la radio hanno parlato, discusso sul problema delle donazioni.

E’ stato l’inizio della salita nella classifica europea delle donazioni dell’Italia, grazie alla nuova legge e lo sviluppo della cultura delle donazioni alla quale il monologo di Celentano ha contribuito.

Ormai con il bombardamento di notizie che si subiscono tutti i giorni solo gli scoop incidono su l’opinione pubblica. Se invece l’intenzione del “molleggiato d’Italia” era una critica alla legge in sé… poco importa: i risultati a favore delle donazioni si sono avuti. Ma la strada per una cultura matura della donazione è ancora lunga.