Gli anni novanta
In questi anni si moltiplicano e si perfezionano gli interventi di chirurgia sostitutiva e così i servizi, le trasmissioni di diverso genere su tale tema.
Agli inizi del decennio si tende ancora a far conoscere la realtà dei trapianti, molte sono le testimonianze di trapiantati. Intanto si presenta sempre più il problema della diffusione della cultura delle donazioni: la scarsità di organi è preoccupante.
Diventa sempre più necessaria una nuova legislatura che favorisca gli iter burocratici e medici nelle procedure del trapianto e soprattutto una nuova cultura della donazione che porti l’Italia dal penultimo posto in Europa per numero di donazioni a un livello più dignitoso.
All’interno della trasmissione
Sessanta minuti di attualità della serie Tgsette di Rai 1, del
18 giugno 1991, il sesto servizio è dedicato ai trapianti. La sua durata è di 6’ e43 secondi.
Le prime immagini sono quelle di elettrocardiogramma che diventa piatto.
Segue in sala operatoria ad un medico in divisa, l’intervista sulle donazioni, il dottore parla di numeri di trapianti e persone in lista di attesa, di ostacoli, in Italia non sanitari ma legali. Quindi fa un appello alla solidarietà che sta alla base delle donazioni.
Seguono immagini di un intervento di chirurgia sostitutiva e il medico comunica anche i costi (in lire!) di simili interventi. Si prosegue con un’intervista ad un trapiantato di fegato che racconta la sua esperienza prima del trapianto.
Il prof Cortesini, direttore del Consorzio dei trapianti, spiega che il problema maggiore e la scarsa disponibilità di organi.
Viene intervistato l’attore Alberto Lionello, trapiantato. La dialisi lo aveva costretto a smettere di lavorare sia per motivi fisici - la stanchezza - che organizzativi - prenotare i posti dialisi a seconda delle sue tourné.
Emerge sempre più il problema delle donazioni e i racconti dei disagi durante i periodi di attesa tendono a sensibilizzare l’opinione pubblica. Specie se si tratta di personaggi famosi.
Anche
Tg Pegaso affronta il tema dei trapianti. Il
22 febbraio 1992 nella fascia notturna per 17’ e 43 secondi va in onda un’intervista di Luciano Onder al direttore della clinica chirurgica Università di Roma, dott Cascinai e in collegamento telefonico da Milano la segretaria Pelini dell’ANED (Associazione nazionale emodializzati), circa la carenza delle strutture dei trapianti di Rene. Quest’ultima denuncia alcuni italiani che sono andati in India ad effettuare il trapianto. Si ribadiscono le difficoltà di chi è sottoposto alla dialisi. Segue un’intervista a pazienti in attesa di trapianto e persone che hanno donato un rene da vivi. Quindi viene proposto un filmato sull’acquisto di un rene in India.
Della stessa serie parlano di trapianti anche le puntate del
17 gennaio 1992 e del
29 giugno 1992 (servizio durato 1’25).
1
Nell’estate del 1993, precisamente il
17 giugno la trasmissione
Parlato semplice parla dei trapianti nei seguenti termini “Sarà una nuova frontiera!” Viene presentato il libro
Al limite dell’impossibile.
Si ha ancora l’idea che il trapianto sia un
caso eccezionale. La scenografia ricrea l’interno di una nave da crociera, gli ospiti sono seduti su sedie e sdrai sparsi per lo studio. Il medico parla del futuro roseo della chirurgia sostitutiva e dei molti problemi ancora da superare e non solo quelli medici.
Il problema culturale si presenta quando si parla di xenotrapianto.
Alcuni ospiti ammettono di avere delle remore ad accettare il cuore di un primate o suino e trovano ingiusto sacrificare un animale per tale scopo.
Ma il medico ribatte subito che chi parla così non conosce il percorso di sofferenza che precede un trapianto. Sorridendo afferma che neanche il vitello che mangiamo ha scelto la macellazione!
Alcuni primati sarebbero adatti per la chirurgia sostitutiva con l’uomo, ma sono protetti e la ricerca è costretta ad arrestarsi.
Il discorso devia sulla vivisezione e viene smorzato dal conduttore.
Il problema morale e culturale è enorme e con molte sfaccettature; viene affrontato per 9’, anche se in un programma di intrattenimento, nella fascia mattutina all’inizio d’estate).
La Rai affronta la questione dei trapianti anche da un punto di vista storico nel programma
Pagine di storia Barnard: la storia dei trapianti e il problema delle donazioni il
23 febbraio 1996, alle 10:02 di mattina in una trasmissione di 1:33” di durata.
Nello studio del dott. Benedetto Marino, che si presenta in borghese seduto ad una scrivania piena di libri, l’uomo introduce il filmato precisando di averlo attinto dalle teche Rai, sul primo trapianto di Barnad spiegando che è stato un fatto storico di notevole portata. Quel primo intervento ha innescato un nuovo periodo di ricerca, aprendo però anche molti problemi farmacologici (gli immunosoppressori) ed etici. Il medico ricorda che tali problemi sono stati superati. Nel 1996 bioeticisti cattolici e laici avevano risolto i problemi etici accettando la morte celebrale come morte di un individuo. Il dott Benedetto tende a sottolineare le differenze delle immagini degli anni ’60 dalla mentalità degli anni ’90: allora l’operazione poteva sembrare “spregiudicata”, non lo è più alle soglie del terzo millennio. Rimane grave ancora il problema delle donazioni.
Il
27 giugno 1996 su Rai 3, durante la fascia notturna
2 va in onda la trasmissione
Confini sui trapianti di cuore effettuati all’ospedale Bambin Gesù di Roma.
Il conduttore è su una terrazza assieme ad una giovane donna, Barbara, che ha subito due trapianti di polmone (caso rarissimo nel 1996) e di cuore.
Dopo una panoramica sulla città di Roma, i due entrano nell’ospedale e ripercorrono le tappe di un trapianto. Vengono intervistati tutti quelli della equipe: i medici, gli infermieri, il coordinatore dei viaggi dell’organo. A tutti vengono fatte domande tecniche ed emotive. Si entra nella sala operatoria, nella terapia intensiva nel day Hospital.
Viene intervistato un bambino, Andrea, che ha ricevuto il cuore di Nicolas Green, il ragazzo americano deceduto in Italia in seguito ad un tentativo di rapina, il suo medico e la sua mamma. Quindi un ragazzino di 12 anni in attesa di trapianto. A lui vengono poste domande sul suo stato d’animo e le sue aspettative. All’esterno della struttura ospedaliera viene intervistata una mamma la cui figlia, di due anni, è stata anch’essa trapiantata di cuore e un ragazzo sui 14 anni. La trasmissione finisce con l’incontro della prima ragazza e Andrea, entrambe fanno un appello alla solidarietà al fine di incrementare la cultura dei trapianti e la donazione di organi.
Interessanti sono le interviste ai due medici che hanno eseguito il trapianto di Barbara e Andrea. Il medico di Barbara confessa di aver avuto paura per il secondo intervento e ammette che il peggio che poteva accadere alla ragazza era la morte e data la sua esperienza questo gli dava serenità.
Il rapporto che si istaura tra il medico e il paziente trapiantato è diverso dal tradizionale rapporto medico/paziente.
Il paziente trapiantato, a parte alcuni casi straordinari, arriva al trapianto con un iter sanitario lungo e drammatico.
Il medico che esegue l’intervento è spesso visto come colui che ridona la salute e la vita. Spesso viene definito “un padre” (cf.
I fatti vostri del 14 febbraio 2001). Il ragazzo trapiantato sostiene che il medico che lo ha operato e’ il padre che non ha mai avuto!). Mentre il medico internista o immunologo che segue il paziente per tutto il periodo successivo diventa quasi un amico, gli incontri sono periodici e insieme si collabora per una terapia efficace.
Anche il personale paramedico, con il quale si passa molto tempo - specialmente i primi momenti dopo risveglio - diventano come “uno di famiglia”. Gli infermieri che hanno seguito Barbara in tv confessano che in certi momenti era difficile seguirla dato il suo carattere forte, ma la ricordano con affetto e sono felici di vederla ad ogni suo controllo.
Il medico di Andrea ammette che la prima volta che è entrato in sala operatoria per trapiantare il bambino, dopo l’incisione, ha avuto paura e non ha concluso l’intervento. La seconda era sicuro e tutto procedette bene,
Confessa che Andrea ha un carattere particolare: riesce a far fare quello che lui vuole a chiunque. E’ interessante detto da un medico che pensa sempre più alla terapia che ai capricci del paziente.
“Il suo viso paffuto inganna, particolarmente intelligente riesce ad ottenere quello che vuole da chiunque”. Prima del primo intervento, Andrea che non voleva fare il trapianto prende da parte il medico e in ginocchio lo supplica di non operarlo… Infatti l’intervento non si effettua. La figura del medico inizia ad umanizzarsi: si presenta come uomo. I due medici durante l’intervista sono in borghese, non usano un linguaggio tecnico/medico, fanno pause di riflessione e accennano dei sorrisi quando citano i loro pazienti.
Nel gennaio del 1999, quando il Parlamento sta votando la legge sulla regolamentazione dei trapianti, la situazione italiana presenta molte differenze da regione a regione.
Alla fine degli anni ’90, la società italiana diventa sempre più attenta alla dimensione multiculturale e multireligiosa. La Rai, non indifferente a tale cambiamento, propone nel suo programma
Sorgente di vita (Rai 2
15 febbraio 1999) il pensiero degli ebrei circa la chirurgia sostitutiva. Il rabbino risponde che non ci sono grosse difficoltà, la vita è importante e va salvata, forse solo i più ortodossi non sono così favorevoli al trapianto di cuore. Segue una testimonianza.
I coniugi Lubin, di religione ebraica, raccontano la storia della loro figlia Ghila da quando è nata a quando è stata sottoposta, con successo, ad un'operazione di trapianto di cuore, a causa di una malattia cardiaca.
Nel febbraio 1999 la legge sui trapianti detta “silenzio assenso” passa alla camera. La Rai segue il suo iter parlamentare e non tralascia di mandare in onda programmi su di essa come corollario. La legge “silenzio assenso” prevede la possibilità di espiantare organi a una persona clinicamente morta a meno che non si sia espressa in senso contrario.
Durante la notte del
20 febbraio 1999 su Rai 2 sempre durante i lavori parlamentari della legge sui trapianti va in onda la trasmissione
Non lavorare stanca in cui la parlamentale Soca dell’Udc sulla nuova legge che prevede il silenzio assenso. Al di là dei limiti che può avere la legge, è importate sviluppare una cultura della donazione.
Il programma è breve (11’36), nella fascia notturna (ore 2:36); non ha particolarità scenografiche (lo studio ha uno sfondo scuro, illuminato solo da grandi schermi sullo sfondo). E’ comunque importante che il tema venga trattato e si faccia conoscere per creare una cultura delle donazioni.
Nella serie
Giorni di Europa nella puntata del
15 febbraio 1999 Una legge sui trapianti di organo , il conduttore esordisce con un “Finalmente passata alla Camera la legge sui trapianti!” L’Italia, ultima nella classifica per le donazioni di organi in Europa con la Grecia, inizia il suo cammino verso la modernizzazione anche in questo campo. Il servizio dura 6.03. Il terzo, nel palinsesto, annunciato già nei titoli di apertura.
Dopo una panoramica sul Parlamento partono le immagini di una sala operatoria. Si riportano i dati della Spagna, si intervistano persone in dialisi in attesa di un trapianto. Segue un’intervista a Sargentini sulla rete telematica nazionale per la gestione degli organi da trapiantare. Il conduttore parla della richiesta a tutti i cittadini di autorizzare preventivamente la donazione dei loro organi. Si conclude con lo spot di Pubblicità Progresso in cui un fiammifero che si spegne ne accende un altro. Le immagini sono commentate dal testo: la vita ti chiama, dona i tuoi organi. Calzante l’immagine, poco orecchiabile lo slogan.
Ammirevole come le trasmissioni sui trapianti si intensifichino proprio durante la discussione in parlamento della legge.
Gli anni 2000
Approvata la legge sui trapianti, detta del silenzio consenso, rimane ancora l’ostacolo di diffondere la cultura della donazione.
Parecchi sono i programmi che parlano di trapianti. Le notizie dei tg riportano solo i casi più inconsueti e spesso i notiziari di cronaca riguardanti gli incidenti stradali terminano con la frase: “la famiglia ha deciso di donare gli organi”.
Il caso Celentano
Molto probabilmente è stato un astuto stratagemma la serata di Celentano andata il onda il
26 aprile del 2001in prima serata su Rai 1.
Gia’ il titolo risulta provocatorio
“125 milioni di cazz…te”. La sua durata è di 2ore e 37’.
L’intero spettacolo si svolge su un palcoscenico molto ampio, tridimensionale, dove è riprodotto un paesaggio semi diroccato. Celetano è vestito con una giacca lunga nera, cammina sul palco interloquendo con il pubblico numeroso in sala. Si alternano canzoni a monologhi. Critica la politica e in modo palese quella di Bush. In modo un po’ forzato entra nel discorso dell’eutanasia, legge appena approvata in Olanda. Annuncia che ciò che sta per dire avrà ripercussioni sulla stampa. Inizia la sua critica alla legge italiana del 1 aprile 1999 sul silenzio assenso.”legge che vanta il privilegio di abbassare il valore della vita, che è sacra, apre speculazioni sulla morte… so che domani scoppia un casino sui giornali. La legge è sbagliata. Forse sbaglio io ma la legge è sbagliata. Quale stato ti obbliga a donare gli organi? Lo Stato dice: non ti obbligo a donare gli organi. Mi fai una dichiarazione scritta. Se mi dimentico, mi sveglio senza un braccio. Ma io credevo che tu fossi morto. Chi ti da la sicurezza della morte. Il mio encefalogramma era piatto”.
Spiega cosa sia un encefalogramma facendo alcune battute di spirito (poco riuscite!). La sala si oscura, un occhio di bue perlustra il pubblico. La trasmissione procede con canzoni ed altri ospiti.
Il
casino previsto da Celentano scoppia puntualmente. La stampa ha ampliato molto la critica dello showman, oltre ad una valanga di programmi ed interventi.
Analizzando bene lo spezzone di Celentano si nota come il suo monologo sia stato costruito in modo da colpire l’opinione pubblica. Il suo monologo era legato rispetto i suoi soliti, troppe le pause… forse per lasciare il tempo di riflettere al pubblico. Sapeva (e sperava) di sollevare un polverone. Probabilmente se avesse fatto un semplice elogio alla legge o un appello alla donazione non avrebbe avuto tale clamore. L’obiettivo era far conoscere la legge sui trapianti.
Sicuramente ci è riuscito perché le trasmissioni sui trapianti in Tv si sono moltiplicate all’indomani della trasmissione.
Il
3 maggio 2001 va in onda sempre su Rai 1 alle 21:03 la seconda parte della trasmissione
125 milioni di cazz…te.
Celentano ribadisce la sua critica precedente sulla legge che regola la donazione di organi. Afferma di non essere contro la donazione ma contro la legge. Risponde ai giornalisti e Bruno Vespa alle critiche mosse da Fabio Fazio e Maurizio Costanzo. Questi sembrano non aver capito le intenzioni di Celentano o stanno al gioco e fanno da cassa di risonanza.
Entra in scena il dott. Ramuzzi, direttore del Dipartimento trapianti degli ospedali riuniti di Bergamo, Istituto Mario Negri con fare molto pacato. Si nota che non è abituato a stare davanti ad una telecamera; spiega la legge, la condizione di morte cerebrale e spiega la parte burocratica del cartellino sanitario previsto dalla legge. Inoltre la situazione dei trapianti in Italia che non è soddisfacente.
Dice di rispettare l’idea di Celentano. Ma gli chiede di poter leggere un appello e farsi promotore. “Celentano dica aggi italiani favorevoli alla donazione che dicano sì per iscritto e quelli contrari dicano no. Non importa se sì o no, è comunque meglio il sì. Ma lo dicano”.
Con calore il medico ringrazia Adriano perché è riuscito a sollecitare l’opinione pubblica nel bene e nel male.
Il conduttore a volte pare un po’ a disagio (si nota nei primissimi piani) ma appare soddisfatto quando chiede se adesso con la nuova legge le donazioni sono aumentate. “ Sì “ afferma Ramuzzi “ e dopo questa sera continueranno ad aumentare”.
La tensione in sala si scioglie i due uomini si stringono la mano e si salutano.
Il clamore è stato tanto ma le statistiche confermeranno che le donazioni aumentano.
Per far conoscere le intenzioni della trasmissione,
all’interno di una sala di regia viene intervistato il Presidente della Rai, Roberto Zaccaria. La sua intervista è all’interno del programma Tg3 primo piano del 30 aprile 2001 in onda si Rai3 alle ore 21.00, la sua durata è di 3’.09.
Il Presidente ribadisce la libertà di Celentano: “ Non si possono tarpare le ali ad un artista, l’azienda non ha responsabilità”.
Anche lui prosegue nel gioco...
Posizione diversa prende Enzo Biagi ne Il fatto sempre il 30 aprile 2001, alle 20;36 su Rai 1. Il giornalista seduto ad una scrivania con un fondale neutro intervista Malavasi, in attesa di trapianto di cuore, (è coricato in pigiamo su un letto) sulle sue condizioni di salute, sulle sue reazione alla trasmissione di Celentano. Successivamente intervista il dott. Sirchia sempre sulla dichiarazione di Celentano e sull’organizzazione dei trapianti in Italia e le migliori condizioni dei paziente trapiantati. Intervista anche mons. Sgreccia per conoscere il punto di vista della Chiesa Cattolica.
A tutto schermo titoli di quotidiani con interviste al ministro della Sanità Umberto Veronesi su dichiarazioni del cantante Adriano Celentano e sulla donazione di organi.
Biagi conclude che un tema così importante non va affidato ad un o showman.
Maurizio Mannoni conduce la trasmissione
Primo piano su Rai 3 il
1 maggio 2001 (serie Primo piano 2000/2001). In cui tutti i 27’.45’’ sono dedicati alle donazioni di organi. Il primo filmato è di un uomo in attesa di trapianto. Dopo il saluto del conduttore va in onda lo spezzone di Fazio che durante la seguita trasmissione
Quelli che il calcio legge i numeri delle persone che attendono un trapianto e il numero delle donazioni e conclude rispondendo a Celentano “Tutto il resto sono caz…”.
In studio, dove prevale il colore violetto, il conduttore chiama in collegamento videotelefonico la donna che ha ricevuto il cuore di Marta Russo. Parlando della sua esperienza in modo sereno, afferma che solo chi non conosce le sofferenze dell’attesa è contro le donazioni e racconta l’esperienza di una madre che ha perso il figlio di 15 anni in attesa di un cuore.
Si commuove nel parlare del gioioso rapporto che ha con i genitori di Marta e mostra le molte foto che ha della ragazza appese in casa.
Termina affermando che troppi giovani muoiono in attesa di un organo. Durante la lunga degenza in ospedale di chi è in attesa di un cuore si conoscono persone che condividono la stessa esperienza quindi il rapporto è saldo ma spesso molti si spengono prima della chiamata…
In studio il dott. Nanni Costa (trapiantologo di Roma) spiega a chi si prelevano gli organi, il concetto di morte cerebrale, spiega la nuova legge e come funziona. In collegamento diretto Pecoraro Scanio, parlamentare dei verdi, ribadisce il suo consenso alla donazione ma difendere la libertà di Celentano che, a suo avviso, ha sbagliato il modo di esprimersi.
In una intervista il dott Veronesi, circondato da giornalisti, afferma l’importanza delle donazioni ma anche la libertà di Celentano ma il tema è troppo delicato e va affrontato in altro modo.
In collegamento anche il presidente Zaccaria che ribadisce la libertà di Celentano, pur non condividendo il suo pensiero. Dice inoltre di non condividere le critiche mosse da L’Osservatore Romano.
Parte quindi uno spezzone sulle donazioni in Spagna, il paese che ha il più alto numero di donazioni grazie anche a una figura medica che si occupa esclusivamente del paziente morto cerebralmente e della decisione dei famigliari, seguendoli anche sotto il profilo psicologico.
Il dott. Nanni Costa spiega le differenze in Italia a seconda delle regioni e i numeri dei pazienti in attesa.
La trasmissione si conclude con la testimonianza (è un esterno) di una ragazza trapiantata, che con gioia racconta il suo ritorno alla vita ma non dimentica i lunghi anni difficili della dialisi:”Non potevo bere!”
Un altro uomo trapiantato afferma che la buona notizia dell’arrivo di un organo è successiva a quella ricevuta dai famigliari del donatore.
Il
1 maggio 2001 anche
Tg2 dossier offre il suo contributo alla campagna di sensibilizzazione per la donazione. La trasmissione è condotta in studio da Luciano Onder che, dopo in breve spezzone del monologo di Celentano, manda in onda una serie di filmati. Nel primo una giovane ragazza durante un trattamento emodialialitico, spiega, con rabbia, la dialisi: come ci si sente e come tale terapia sia debilitante. Sostiene che negli USA sono pochi in dialisi: il trapianto è molto diffuso.
Seguono dati e slide di dati relativi ai trapianti in Europa, specificando il primato della Spagna, e la situazione dell’Italia dove la situazione varia da regione a regione
Segue la testimonianza di una giovane donna trapiantata che con entusiasmo racconta il suo ritorno alla vita dopo l’intervento. La dialisi ti fa sopravvivere, il trapianto vivere.
Si accenna ai trapianti tra viventi. Un padre sostiene che dopo aver donato un rene alla figlia la sua vita non è cambiata. La figlia confessa il suo timore per la salute del padre…
La voce fuori campo, mentre vanno in onda immagini di ambulatori e sale operatorie, riferisce che spesso gli ostacoli sono nella procedura del trapianto e nell’iter medico burocratico.
La legge del 1 aprile 1999 ha snellito molte procedure.
Ci si domanda se siano più efficaci molti centri sparsi nel territorio o pochi ma altamente specializzati.
Anche Bruno Vespa il
2 maggio 2001 su Rai 1 nel suo programma di mezza notte (ore 24:23:31)
Porta a porta della durata di1:20:26 manda in onda nel suo studio illuminato, con comode poltrone, spezzoni del monologo di Celentano.
Il ministro della Sanità Veronesi ribadisce la libertà di espressione ma critica il modo con cui è stato affrontato il problema che non doveva essere affidato a un conduttore televisivo.
In studio sono presenti Buttiglione, Craxi, Bonino, Castagnetti, Borselli, che vengono intervistati su diversi problemi tra cui il trapianto di organi.
Gli ospiti sembrano più concentrati sulla libertà di espressione di Celentano che sul messaggio e la legge in sé.
Il
4 maggio 2001 la polemica arriva anche nello studio di
Uno mattina (Rai 1).
Il programma contenitore in onda nella fascia mattutina, dedica 18’.34’’ al alle dichiarazioni televisive di Celentano.
Saluzzi e Giurato intervistano Broccoli sulla seconda puntata (3 maggio 2001)
della trasmissione televisiva "125 milioni di caz...te": sul secondo monologo del conduttore,
Adriano Celentano, circa i trapianti d'organi e sul suo duetto con l' attore e premio nobel per la letteratura Dario Fo',
sulla natura stessa del programma, che spazia dal varietà vero e proprio all' analisi di temi di interesse
sociale. Saluzzi e Giurato invitano gli studenti della classe V del liceo scientifico statale "Farnesina"
i Roma, presenti in sala, ad esprimere il proprio giudizio sugli argomenti sopraccitati.
Il
5 maggio 2001 anche
Chek up si attiva per discutere sulla trasmissione
di Celentano e sul tema dei trapianti. In onda alle 12:24 per 45’49’’ su Rai 1.
Lo studio è ampio e luminoso, nella parete di fondo compare un’illustrazione del DNA.
Il pubblico è a destra e a sinistra allo stesso livello degli ospiti e della conduttrice Livia Azzariti.
Dopo la visione del monologo di Celentano viene intervistato il dott. Ramuzzi che dice che prima vuol
vedere i risultati delle donazioni poi dirà se è stato un buon intervento.
La tennista Lea Pericoli, trapiantata di cornee e sua sorella di rene, sostiene che chi non conosce
le sofferenze dell’attesa del trapianto può fare affermazioni come Celentano ha fatto.
Il giornalista Rai David Sassoli, anche lui trapiantato, sostiene che Celentano non ha saputo trasmettere
il messaggio, la legge è giusta comunque riconosce al cantante di aver sollevato il problema. La conduttrice concorda.
Viene intervistato un oncologo e un dietista che confessa di prescrivere molte diete aproteiche. Prosegue l’intervista al dott. Ramuzzi che ribadisce il concetto di morte celebrale. Spiega il ruolo dei famigliari nella decisione di donare gli organi, prima e in seguito alla legge: ora solo se il congiunto non si era espresso in vita possono esprimere il loro consenso altrimenti le decisioni non sono discutibili.
Se veramente l’obiettivo di Celentano e dei suoi autori era quello di stuzzicare i mass media per svegliare l’opinione pubblica è stato raggiunto. Non solo la tv ma anche i giornali e la radio hanno parlato, discusso sul problema delle donazioni.
E’ stato l’inizio della salita nella classifica europea delle donazioni dell’Italia, grazie alla nuova legge e lo sviluppo della cultura delle donazioni alla quale il monologo di Celentano ha contribuito.
Ormai con il bombardamento di notizie che si subiscono tutti i giorni solo gli scoop incidono su l’opinione pubblica. Se invece l’intenzione del “molleggiato d’Italia” era una critica alla legge in sé… poco importa: i risultati a favore delle donazioni si sono avuti. Ma la strada per una cultura matura della donazione è ancora lunga.