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RICERCHE


Come muoversi nelle Università nonostante le disabilità



Cristina Macera






Introduzione ...................................................................................................................................................1

CAPITOLO 2: .............................................................................................................................................4

AUTONOMIA E NUOVE TECNOLOGIE ..............................................................................................4

2.1 TECNOLOGIE DI CUI MI SONO SERVITA........................................................................................6
       Internet e il Web ...........................................................................................................................11

2.2 DIFFICOLTÀ NELL’USO DELLE NUOVE TECNOLOGIE ..............................................................12
       Barriere informatiche .................................................................................................................12
       Interazione uomo-macchina ......................................................................................................13

ABSTRACT

Introduzione


Quando ho deciso di iscrivermi all’Università avevo 24 anni, avevo conseguito il diploma magistrale e desideravo riprendere e continuare gli studi.

La Sclerosi Multipla mi è stata diagnosticata all’età di 15 anni e al momento dell’iscrizione all’Università potevo ancora usare la voce e muovere le mani.

Il mio percorso universitario è iniziato nel 1993 ed è terminato, 12 anni dopo, con la discussione della mia tesi in Storia del Rinascimento, il 18 ottobre 2005.

Nel corso di questi anni ho avuto l’opportunità di incontrare persone, docenti, studenti, che sono stati per me di importanza fondamentale perché, proprio grazie al loro contributo e al loro sostegno, sono riuscita a concludere i miei studi. Alessandro Armando, il primo degli studenti 150 ore1 assegnatimi dal servizio disabili
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1 Da ora in poi per studenti 150 ore si intenderanno gli studenti che hanno svolto attività di collaborazione a tempo parziale (150 ore)
“che l’Università affida, tramite vincita del concorso, a propri studenti dietro pagamento di un importo in denaro”. Tali attività si svolgono
“presso le strutture universitarie (ufficio disabili ma anche biblioteche, uffici informazioni, ecc.).
http: //hal9000.cisi.unito.it/wf/FACOLTA/Lettere-e-1/nuova-home/BANDI--NUO/Bandi-di-c/150-ORE-201/INFORMAZIO/7-collaboraz-150-ore-0405.htm_cvt.htm



dell’Università, e il professor Fabio Levi, successivamente anche mio controrelatore, sono state le prime persone che mi hanno consentito di mettermi concretamente in contatto con la vita universitaria. Da allora ho conosciuto altri studenti che hanno svolto 150 ore di servizio per l’ufficio disabili dell’Università, come Luisa Luparia e Valentina Faudino, che mi hanno supportato nello studio, nella preparazione degli esami e nell’uso del computer, e adesso Valentina Guccione, tutor per le attività di stage. Considero una vera fortuna la possibilità che ho avuto di conoscere e lavorare con queste persone, grazie al cui aiuto e capacità sono riuscita ad arrivare alla Laurea: sono stati tutti essenziali per il mio percorso, non solo di studio ma anche di vita. Tuttavia non sempre ho potuto contare su tale sostegno per svolgere le attività scolastiche, anche quelle più comuni, come seguire o registrare le lezioni, prendere appunti, raggiungere le aule, spostarmi da casa all’Università, sostenere gli esami. Gli studenti 150 ore mi sono infatti stati affiancati soltanto a partire dal 2000, prima di allora ero accompagnata da obiettori di coscienza che però raramente prendevano appunti per me e, soprattutto, non mi aiutavano a preparare gli esami. Il servizio era piuttosto limitato, e se volevo studiare dovevo farlo da sola, contando solo sulle mie forze. La loro funzione, infatti, si limitava al puro accompagnamento negli spostamenti: niente appunti, niente registrazione delle lezioni, nessun aiuto nello studio. I contatti diretti con la vita accademica, scolastica, erano quindi scarsi, deboli e sicuramente insufficienti e scoraggianti per qualsiasi studente che abbia la volontà di intraprendere seriamente un percorso formativo.

Alla luce degli sforzi e delle rivincite, delle difficoltà e dei cambiamenti che ho affrontato, del mio impegno e di quello di coloro che mi hanno supportata, credo di poter dire che la mia esperienza all’Università sia andata spesso fuori dall’ordinario, anche nei suoi aspetti più convenzionali: ad esempio, per sostenere un esame si fissava un colloquio con il professore, si concordavano il programma specifico e le modalità di valutazione. Ho infatti potuto sostenere esami orali fino al momento in cui ho avuto la voce, ma negli anni successivi le prove d’esame si sono poi svolte informa di prova scritta a risposta multipla, metodo di norma poco sfruttato nella nostra Facoltà.

Situazioni sempre nuove, ostacoli, conquiste: l’Università è stata insomma il confrontarsi continuo con un insieme di prove che mi hanno insegnato cosa significhi “autonomia” e quanta importanza abbia nella vita di chi invece sente di dipendere. Il mio percorso è stato condotto in modo autonomo, ma ho capito che si può arrivare a sentirsi davvero indipendenti solo se l’ambiente esterno è in grado di fornire le giuste condizioni: ciò è stato possibile soprattutto nel momento in cui mi sono stati assegnati gli studenti 150 ore.

Ulteriore risorsa sono stati i nuovi strumenti tecnologici, che mi sono tornati utili viste le mie difficoltà a parlare. Per esempio, ho usato il programma Power Point per scrivere la tesi e il proiettore per presentarla in sede di discussione. Non avrei potuto laurearmi e quindi fare un passo così importante se non avessi potuto servirmi del computer e di Internet, che mi hanno permesso di conoscere quello che succedeva nel mondo esterno. Ho capito come, nel mio caso, le conoscenze e gli strumenti tecnologici siano non solo di aiuto e di supporto, ma spesso condizione necessaria per raggiungere l’autonomia.

Dopo tutte le difficoltà affrontate in questi anni e dopo tutte le piccole e grandi conquiste che sento di aver fatto, non posso che essere molto felice dell’opportunità offertami di seguire questo stage alla RAI che mi ha dato la possibilità di ampliare le mie conoscenze, in particolare di aumentare e approfondire quelle sulle nuove tecnologie.

Il testo qui presentato è il risultato dei mesi di lavoro e di ricerca trascorsi in Rai, affiancata dalla mia tutor. L’elaborato si divide in tre capitoli.

A partire dalla mia esperienza ho voluto esaminare nel primo capitolo la situazione del diritto allo studio universitario per studenti disabili in Italia. Nella prima sezione si discute dell’importanza del diritto allo studio per tutti i cittadini e delle motivazioni di una legge che tuteli in modo specifico i disabili. Nella seconda parte si passano inrassegna le diverse applicazioni che questi provvedimenti hanno trovato presso diversi Atenei italiani.

Nel secondo capitolo viene descritto il grosso contributo che gli strumenti tecnologici, in particolare Internet e le tecnologie assistive, possono fornire alle attività di studio e nella vita quotidiana. Indipendentemente dalla presenza di leggi a tutela dello studio, senza questi strumenti sarebbe stato molto più difficile e complicato portare a termine la mia tesi.

Nel terzo capitolo, infine, vengono fornite alcune informazioni sulla Sclerosi Multipla e si parla di nuove tecnologie ma in un’ottica medica, illustrando le nuove scoperte scientifiche nella cura di questa malattia.

CAPITOLO 2:


AUTONOMIA E NUOVE TECNOLOGIE



Nel corso del primo capitolo sono stati messi in evidenza il ruolo dell’assistenza personale e dell’accessibilità degli spazi. Si è accennato, in più punti, al ruolo delle nuove tecnologie e degli ausili tecnologici, tema che verrà approfondito in questa seconda sezione del lavoro. Credo infatti che, come efficacemente sintetizzato dal Prof. Andrich1, l’autonomia si componga di almeno tre elementi secondo la seguente equazione:

Ambiente accessibile + Assistenza personale + Ausili tecnici = Autonomia.

Questa espressione ha il pregio di far comprendere in modo efficace e immediato i bisogni primari di tutti coloro che si trovano in una situazione di svantaggio. Come ho anche constatato personalmente, questi tre elementi concorrono alla pari al raggiungimento dell’autonomia: una progettazione accessibile dell'ambiente di vita è sicuramente il primo requisito per la propria libertà, gli studenti che mi sono stati


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1 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus - Portale SIVA (Servizi Informazione e Valutazione Ausili)
sulle tecnologie per la disabilità e l’autonomia: http://portale.siva.it/files/Andrich_ausili_concetti_generali.pdf




affiancati mi sono stati di grande aiuto, tuttavia senza l’uso del computer e delle nuove tecnologie sarebbe stato molto difficile completare il mio percorso di studi.

Questo capitolo si concentra sull’aspetto degli Ausili tecnici e sul modo in cui possono contribuire a migliorare e cambiare la vita quotidiana.

Oggi il settore delle nuove tecnologie condiziona e modifica numerosissimi e diversi ambiti della nostra esistenza.

Questo secondo capitolo è dunque dedicato alle tecnologie nella misura in cui valorizzano le abilità e le capacità personali, permettono di mettere in atto le proprie potenzialità, di comunicare, di informarsi e di svolgere, insomma, quel complesso di attività di lavoro e di studio che altrimenti sarebbero difficili, faticose o impossibili in presenza di limitazioni fisiche. Il capitolo è suddiviso in due parti e segue la struttura qui schematizzata:

- nella prima sono presentate le tecnologie di cui mi servo maggiormente, in particolare verranno esaminati il computer e i prodotti informatici hardware e software; Internet e il Web;

- nella seconda parte vengono esaminati alcuni problemi che chiunque abbia a che fare con un computer o uno strumento informatico/tecnologico si trova spesso ad affrontare: barriere informatiche; interazione uomo-macchina

Le tecnologie “rendono possibile l’accesso [alle cosiddette categorie deboli, disabili ed anziani] a quanto finora inaccessibile, offrendo nuove soluzioni a problemi un tempo insuperabili”1. Pensiamo a Internet, per esempio, grazie al quale è oggi possibile svolgere numerose operazioni, da quelle bancarie o commerciali, alle pratiche burocratiche, alla lettura di giornali e libri. Viste le potenzialità, sarebbe dunque auspicabile che proprio le persone che hanno più difficoltà potessero servirsene. Si osserva infatti come “le nuove tecnologie possono contemporaneamente generare nuovi problemi per utenti disabili o per il mondo degli anziani”2 che rischiano di essere esclusi perchè spesso la tecnologia non è alla loro
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1 Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli, 2003,
Libro Bianco - Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi,
Ministero dell’Innovazione, Roma, introduzione.

2 ivi

portata. Nella seconda sezione di questo capitolo verranno quindi esposte alcune delle difficoltà che si possono incontrare, esaminandone, più nel dettaglio, due: le barriere informatiche e la complessità dell’interazione uomo macchina.

Prima di cominciare, è forse utile ricordare un aspetto, spesso ignorato, del concetto di disabilità: essa non fa riferimento solo ed esclusivamente ad una condizione permanente e acquisita dalla nascita. Chiunque infatti, anche solo per un certo periodo della propria vita, o magari in tarda età, può trovarsi in una condizione di svantaggio. Se ci si pone in questa prospettiva si riesce ad apprezzare maggiormente sia lo sforzo di rendere accessibili i luoghi pubblici sia quello di progettare tecnologie e programmi adatti/adattabili a diverse esigenze.


2.1 TECNOLOGIE DI CUI MI SONO SERVITA

Il progresso tecnologico, avvenuto soprattutto nel settore informatico, offre oggi la possibilità, un tempo impensabile, di risolvere molti problemi della vita quotidiana grazie a semplici strumenti o dispositivi. In particolare, “negli anni più recenti, si è diffusa la consapevolezza del contributo che le tecnologie possono dare nel supportare la piena partecipazione delle persone con disabilità”1 alla vita sociale, permettendo per esempio lo svago, la comunicazione, l’apprendimento, il lavoro e la fruizione dei servizi.

Gli ausili tecnologici hanno cominciato via via a delinearsi come una componente chiave nel processo di raggiungimento dell’autonomia, perché permettono di dare “espressione alle capacità latenti ma inibite dalle limitazioni funzionali, consentendo di esprimersi più compiutamente come persona.”2 Nei casi di disabilità, cioè, il supporto tecnologico “consente di svolgere alcune funzioni che altrimenti sarebbero precluse, permette di sopperire ad una funzione organica compromessa”3 tanto che spesso “l’utente tenderà a vederlo sempre più non come un oggetto estraneo ma come una parte di sé, quasi un’estensione del proprio corpo”4. Lo strumento diventa, di volta in volta, un’estensione della voce, della mano, ed è in questo senso che si configura come strumento per l’autonomia.

Per questo motivo, affinché possa essere utilizzato agevolmente e nel pieno nelle sue potenzialità, è fondamentale che l’ausilio sia scelto con attenzione e su misura dell’utente.

La tipologia degli ausili è vastissima, le attività che possono essere svolte sono altrettanto numerose, tuttavia verranno qui descritte le tecnologie di cui mi servo maggiormente, ogni giorno, e che mi hanno permesso di arrivare al traguardo della Laurea. Possono essere raggruppate in due tipi, entrambi legati all’uso del computer: il computer e i prodotti informatici hardware e software; Internet e il Web.

Il computer e i prodotti informatici hardware e software.

Tutti i computer funzionano attraverso una serie di sistemi applicativi hardware e software. Quelli più diffusi sono i modem, i mouse, le stampanti, i lettori CD, il monitor e tutti quei programmi sia per ufficio che per videogiochi.

Accanto all’insieme di prodotti più diffusi e pensati per utenti che abbiano un pieno controllo delle loro funzioni corporee, c’è una categoria di programmi, sia hardware che software, definita tecnologie assistive, che può migliorare la fruibilità complessiva del PC da parte di chi ha difficoltà. Infatti “se da un lato l’informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere”.

Alcuni dei problemi che l’utente disabile incontra nell’utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei suoi bisogni speciali. Queste difficoltà possono essere evitate attraverso una maggiore diffusione del prodotto. Le limitazioni, infatti, non sono dipendono dalla tecnologia, che è

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1 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus - Portale SIVA (Servizi Informazione e Valutazione Ausili) sulle tecnologie per la disabilità e l’autonomia:
http: //portale.siva.it/files/aaate_positionpaper_2003_IT.PDF
2 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus - Portale SIVA (Servizi Informazione e Valutazione Ausili) sulle tecnologie per la disabilità e l’autonomia:
http: //portale.siva.it/files/Andrich_InterventoPrato20021214.pdf
3 Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli, 2003, Libro Bianco - Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi, Ministero dell’Innovazione, Roma, pag.9
4 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus - Portale SIVA (Servizi Informazione e Valutazione Ausili) sulle tecnologie per la disabilità e l’autonomia:
http: //portale.siva.it/files/Andrich_InterventoPrato20021214.pdf


caratterizzata da un’enorme flessibilità, ma, paradossalmente, dalle mancate richieste poste alla tecnologia stessa. Le interfacce grafiche, apparentemente così semplici, possono diventare un grosso ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo schermo. Per fare un esempio: un’icona sul desktop – che permette di aprire direttamente un documento di testo o di accedere alla rete senza bisogno di dare ulteriori comandi – sembra un apprezzabile passo avanti verso la semplificazione dell’uso del computer, ma può invece rappresentare un problema difficilmente superabile per chi non la vede e pertanto non riesce a selezionarla. Le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle.”1

Emblematico è il caso di Windows: “a quel tempo un enorme salto di qualità per la diffusione del computer a livello popolare, ma una barriera insormontabile per il non vedente dato che esso era sostanzialmente basato sull’uso del mouse, dispositivo privo di significato per la persona cieca.”2

Le tecnologie assistive nascono quindi sia come prodotti specifici, frutto di progetti e studi appositi, che come adattamenti di programmi già esistenti. Apportando alcune modifiche è infatti possibile consentire l’uso del PC anche a coloro che per una particolare condizione fisica ne sarebbero impossibilitati. Con alcuni accorgimenti e impostazioni si può per esempio facilitare la visualizzazione dell’informazione sul video del PC: si possono sfruttare lettori di schermo (screen reader), testi a caratteri ingranditi, impostazioni particolari per i colori del video. L’uso del computer e di Internet non è impossibile per chi soffre di patologie motorie o visive, tuttavia in alcuni casi può essere necessario il supporto di ausili specifici per facilitare “i movimenti o migliorare la visione dello schermo”3.

Per tecnologie assistive si intendono dunque quegli ausili informatici che consentono
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1 Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli, 2003, Libro Bianco - Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi, Ministero dell’Innovazione, Roma, pag. 12
2 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus - Portale SIVA (Servizi Informazione e Valutazione Ausili) sulle tecnologie per la disabilità
e l’autonomia: http: //portale.siva.it/files/Andrich_ausili_comunicazione.pdf
3 Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli, 2003,
Libro Bianco - Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi,
Ministero dell’Innovazione, Roma, pag. 10


di compensare le proprie limitazioni.

Per avere un’idea generale di ciò che si intende per tecnologie assistive se ne presentano di seguito alcune.

Chi ha perso parzialmente o completamente la capacità di controllare l’uso delle mani ha difficoltà ad usare con precisione il mouse, in questi casi è quindi necessario servirsi di strumenti sostitutivi come:

  • trackball – “funzionano grazie a una sfera mobile collocata sulla parte superiore del dispositivo, che risulta così più semplice da maneggiare e richiede un minor grado di coordinazione. Anche chi soffre di tremore alle mani può trarre giovamento da questi dispositivi perché impediscono di muovere il puntatore inavvertitamente quando si cerca di premere uno dei tasti”1;

  • joystick che “permettono di controllare il puntatore mediante una leva”2;

  • touchpad, ovvero superfici sensibili al tocco;

  • eye tracking, dove un sensore ottico rileva i movimenti del capo o degli occhi, dispositivo che è però piuttosto costoso;

  • interruttori o sensori che “ricevono comandi molto elementari come la pressione di una superficie con il mento (o con un piede) oppure l’invio di un soffio d’aria in un tubicino”3;

  • programmi di riconoscimento vocale dove è sufficiente dare comandi vocali per fare eseguire le operazioni al calcolatore.


“È chiaro che in simili condizioni l’interazione con un calcolatore è molto difficoltosa: per questa ragione l’uso di questi dispositivi è abbinato all’impiego di software di emulazione su schermo, di una tastiera e di funzionalità di auto-completamento e previsione della scrittura.”4

Nel mio caso, lo strumento che sfrutto maggiormente è un sensore che segue i

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1 Crevola A., Gena C., Web design. La progettazione centrata sull'utente, UTET, Torino, 2006 pg. 216
2 ivi
3 ivi
4 ivi

movimenti della mia testa. Ho usato questo programma sia in Rai che a casa, tuttavia è opportuno ricordare che non è semplice usarlo ed è sempre necessario “familiarizzare” con programmi e apparecchiature. Spesso il sensore non percepisce tutti i movimenti, e nel complesso lo svolgimento delle operazioni risulta lento e faticoso. È sempre utile un’introduzione all’uso degli strumenti, che richiedono prove ed esercizi per essere usati con profitto e per essere impostati correttamente sulla base dei bisogni di ogni singolo utente.

Ritornando al nostro discorso più generale, l’ultimo ritrovato nel campo degli ausili informatici è MyTobii, un programma “a controllo oculare per persone affette da gravi disabilità motorie. Il sistema è composto da un hardware (eye-tracker) e da due speciali applicazioni software. L'hardware è costituito da un monitor LCD 17” che in realtà è un eye-tracker, ovvero una macchina che rileva e registra l'esatta posizione dello sguardo di chi lo sta usando.”1 MyTobii è “capace di ridurre sensibilmente la condizione di “confinamento” fisico e dunque di migliorare in modo sensibile la qualità della vita delle persone affette da gravi limitazioni motorie. Con il solo movimento degli occhi è possibile selezionare lettere o intere parole su una tastiera virtuale visualizzata sullo schermo: è quindi possibile scrivere testi che potranno essere trasformati in parlato da un sintetizzatore vocale, inseriti in una e-mail o in un documento di testo. Per quanto riguarda la fruizione di informazione, MyTobii offre la possibilità di navigare in Internet, accedere a file multimediali (musica, film…), leggere libri da una libreria elettronica.”2

Con accessori di questo tipo diventano più agevole sia lo studio che lo svolgimento di attività diverse. Gli ultimi ritrovati tecnologici facilitano e rendono davvero possibile l’apprendimento a studenti disabili come me: grazie a innovativi programmi multimediali è possibile leggere un libro autonomamente!

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1 SR LABS Eye-Tracking Company, azienda specializzata nello studio, nella progettazione e nella distribuzione della tecnologia eye-tracking: http: //ideas.srlabs.it/green/mytobi.htm
2 Blog Disabili – OltreleBarriere.net. Opinioni, storie, normative, leggi e tecnologie per i disabili: http: //www.oltrelebarriere.net/714/mytobii-apre-una-finestra-sul-mondo-ai-disabili/

Attraverso lo studio, o il lavoro, ci si può sentire attivi e parte della società realizzando quel progetto di partecipazione, coinvolgimento e intervento nella vita della comunità che è aspirazione comune a ogni cittadino.

Studiare è una delle cose che un disabile può fare: poichè adesso abbiamo gli strumenti per permettere lo studio è un dovere sfruttarli, anche se purtroppo non è facile accedere a questi prodotti a causa dei costi, talvolta piuttosto elevati.

Internet e il Web

Per quanto riguarda la mia esperienza l’apporto di Internet è legato a:

  • Possibilità di informarsi

  • Possibilità di comunicare attraverso e-mail, blog, forum di discussione, chat

Questo lavoro deve molto alla possibilità di poter leggere un documento in formato digitale, senza Internet sarebbe stato estremamente difficile riuscire a reperire le più svariate informazioni e i documenti che costituiscono la bibliografia del presente lavoro, che vanno dal libro bianco alle dispense universitarie. Per scrivere e documentarmi mi sono servita quasi interamente di materiali digitali, reperiti su Internet o all’interno degli archivi RAI: video, articoli di giornale, documenti ufficiali della Comunità Europea. Come dimostra anche questo mio lavoro, nella società odierna “la tecnologia, dal computer ai messaggi di posta elettronica alla ADSL, è sempre di più il mezzo per trasmettere, conservare e creare l’informazione”1.

La comunicazione tramite computer permette di accedere alle informazioni e alla cultura, ma anche di collegare persone a livello planetario. Oggi moltissime persone dispongono di una connessione Internet: si ha così la possibilità di comunicare anche a grandi distanze in modo interattivo, cioè in tempo reale come se si stesse svolgendo una comunicazione faccia a faccia. Le modalità di comunicazione permesse da

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1 Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli, 2003,
Libro Bianco - Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi,
Ministero dell’Innovazione, Roma, introduzione.

Internet sono numerose e in continuo cambiamento: e-mail, chat, blog, forum ecc. Questi strumenti mi permettono di mantenere contatti con professori, uffici, servizi, amici.

A questo proposito sarebbe utile costruire una rete on-line di studenti con disabilità che frequentano o vorrebbero frequentare le Università italiane. All’inizio del mio lavoro avrei voluto mettermi in contatto con altri studenti che avessero avuto un’esperienza come la mia, ma purtroppo è stato impossibile a causa della tutela della privacy. In rete, invece, gli studenti sarebbero liberi di esporsi secondo la propria volontà e chissà, forse qualcuno potrebbe avere le mie stesse esigenze! Considerato che ormai la maggior parte dei siti Web prevede un’area di aggregazione e interazione tra i visitatori, anche i siti delle Università potrebbero inserire un collegamento che rimandi a un forum di discussione esteso a livello nazionale, che sia cioè fruibile da tutte le Università italiane. I vantaggi di uno strumento del genere sarebbero molti, si potrebbe spaziare dalla discussione più leggera allo scambio di lavori più impegnativi.

2.2 DIFFICOLTÀ NELL’USO DELLE NUOVE TECNOLOGIE

Si apre a questo punto il discorso sulle difficoltà nell’uso delle nuove tecnologie. Le difficoltà riguardano due ordini di questioni: le barriere informatiche e l’interazione uomo-macchina.

Barriere informatiche


Vista la centralità del ruolo ricoperto da Internet, è importante che i siti Web siano accessibili. Insieme con lo sviluppo delle nuove tecnologie nasce infatti anche il concetto di “barriera informatica”.

“Internet può essere una fonte inesauribile di notizie, di possibilità di comunicazione e interazione, di collegamento col mondo. Ma può diventare una nuova forma di esclusione per chi non ha a sua disposizione tutti i mezzi, soprattutto fisici, per usare la rete.
È possibile, però, fare in modo che Internet sia facilmente accessibile anche a un disabile e che anzi diventi un supporto insostituibile della sua formazione e del suo lavoro.Affinchè tutti possano utilizzare la rete senza penalizzazioni dovute alla disabilità, il W3C, il World Wide Web Consortium, ha promosso la WAI”1 cioè un gruppo di lavoro che, occupandosi di accessibilità del nuovo medium, ha costruito una serie di indicazioni e di “linee guida utili per orientare la progettazione e la realizzazione delle varie componenti dell’accessibilità Web”2. Alcuni di questi accorgimenti prevedono, per esempio, la presenza costante di un testo che spieghi eventuali immagini o filmati, la possibilità di vedere la pagina in bianco e nero o in diversi stili e combinazioni di colori, chiavi e scorciatoie su tastiera per navigare senza mouse e raggiungere rapidamente i link (collegamenti) mediante la pressione di una sequenza di tasti (Accesskey).

“Tra le sfide dell’accessibilità dobbiamo considerare anche il tentativo di rendere più semplici possibili le procedure di accesso all’informazione. Nel caso dei siti Web è quindi importante progettare percorsi di navigazione facilitati e di accesso rapido alle informazioni.”3

Nel corso della progettazione bisogna inoltre tenere conto del fatto che i visitatori del sito potrebbero servirsi di tecnologie assistive: “rendere un sito Web accessibile significa anche pensare a come potrà essere fruito se acceduto per mezzo di strumenti assistivi […]. Per questa ragione è essenziale per progettisti e sviluppatori familiarizzare con il loro funzionamento e comportamento.”4

Interazione uomo-macchina

L’interazione con un computer o con qualsiasi altro strumento tecnologico non è unfatto scontato e immediato, può anzi essere problematico. Si è detto in più punti come

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1 Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli, 2003, Libro Bianco - Tecnologie per la disabilità:
una società senza esclusi,
Ministero dell’Innovazione, Roma, pag.14
2 Crevola A., Gena C., Web design. La progettazione centrata sull'utente, UTET, Torino, 2006 pg. 218
3 ivi pg. 216
4 ivi pg. 212

spesso siano necessari esercizi e prove successive per imparare a usare uno strumento, pur tuttavia alcune difficoltà possono permanere.

La teoria dell’azione, elaborata da Norman nell’ambito di studi di psicologia cognitiva, può essere applicata anche in prospettiva di interazione uomo-macchina e offrire una chiave di interpretazione a tale proposito. “Secondo Norman ogni azione è caratterizzata da due aspetti principali: fare qualcosa (esecuzione) e verificarne gli effetti (valutazione)”1. Secondo lo stesso, le difficoltà nel portare a termine le azioni sono dovute alle “distanze tra le rappresentazioni mentali del soggetto e gli stati fisici dell’ambiente”2. Il famoso psicologo statunitense individua due “golfi” che separano gli stati mentali da quelli fisici:

    - il golfo dell’esecuzione, che “rappresenta la distanza tra le intenzioni e le azioni possibili. Questo golfo è la distanza tra le azioni che l’utente vorrebbe eseguire tramite il sistema e le funzioni che il sistema consente. Se l’utente non deve fare uno sforzo eccessivo per trovare la corrispondenza fra le azioni che vuole eseguire e quelle disponibili nel sistema questa distanza risulta accettabile”3;

    - il golfo della valutazione, cioè la distanza tra gli effetti dei comandi impartiti al sistema e le intenzioni dell’utente. L’utente “valuterà gli effetti delle sue azioni. Se questi ultimi sono confacenti alle sue aspettative, allora l’interazione è andata a buon fine e l’utente ha raggiunto il suo scopo.”4 Il golfo di valutazione è quindi accettabile.

Quanto più il percorso per ottenere un certo effetto è chiaro, tanto più la macchina sarà efficace. Nel momento in cui c’è uno scarto troppo grosso tra intenzioni dell’utente e risultati ottenuti, la macchina perde significato.

Lo studioso Jakob Nielsen [Nielsen, 1993] propone un elenco di requisiti generali che tutti i software dovrebbero avere per essere effettivamente funzionali e fruibili. Tra queste caratteristiche rientra la facilità di apprendimento ossia un “tempo di apprendimento zero dovuto alla facilità dell’interfaccia; e l’efficienza d’uso, cioè la capacità di soddisfare pienamente gli scopi per i quali il software e l’interfaccia sono stati progettati”5. È necessario tenere conto di questi problemi e di questi criteri tanto nella progettazione quanto nella scelta e nell’uso di uno strumento tecnologico.

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1 ivi pg. 82
2 ivi pg.83
3 ivi pg. 83
4 ivi pg.83
5 ivi pg. 92