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| Osteoporosi | 6,4% |
Per la prevenzione e la cura di queste e altre patologie elencate sopra gioca un ruolo importantissimo per tutti l'alimentazione, partendo da un presupposto semplice e cioè che da bambini si deve mangiare da bambini, da adulti si deve mangiare da adulti e da anziani si deve mangiare da anziani.
Essere anziani presenta una serie di aspetti di grande importanza e che non vanno sottovalutati. L'anziano spesso ha problemi di masticazione, ha problemi ai denti, o porta protesi dentaria. L'anziano sente i sapori alterati (quindi zucchera o sala di più), non sente la sete, e non beve, ha problemi digestivi, di assorbimento, di costipazione e di ridotta o assente attività fisica. Spesso è eccessivamente imbottito di farmaci, (spesso purtroppo autoprescritti) ma tollera male anche l'alcol se preso in dosi superiori a quelle indicate. Ha anche problemi psicologici, legati a ansia e depressione, alla solitudine, spesso dovute alla morte del coniuge, nel peggiore dei casi all'abbandono della propria casa per trasferirsi in qualche Istituto.
Gli anziani rischiano anche di soffrire di una forma di analfabetismo di ritorno, abbandonando gli interessi culturali e purtroppo cosa più grave ancora di diventare poveri (lo sono il 25% degli ultrasessantacinquenni). Tutto questo insieme di fattori fa si che gli anziani trascurino il cibo o mangino cibi sbagliati per la loro età, e che proprio la cattiva alimentazione inneschi una spirale senza ritorno. Non indifferente è anche il caso che gli anziani facciano uso di cibi senza controllare le scadenze, o che non leggano le etichette contenenti le caratteristiche del cibo e il suo corretto utilizzo. Spesso soli in casa o incapaci a spostarsi si accontentano di mangiare quel che trovano.
Un dato che può far riflettere lo offre Vitaliano Taccioli, dirigente del Dipartimento delle Politiche sociali del Comune di Roma che spiega: "A Roma le persone sopra i 65 anni sono più di 700 mila, 7.500 sono non autosufficienti, ma solo 3642 usufruiscono di servizi di assistenza domiciliare. La nostra idea guida è quella di mantenere il più possibile l'anziano presso il proprio domicilio, e intervenire laddove sia possibile". Questo significa che, per il momento, solo pochi anziani impossibilitati a muoversi, fare la spesa, prepararsi i pasti hanno quell'aiuto che consente loro una corretta nutrizione. Ma ci si augura che in futuro questa filosofia possa allargarsi a più persone possibile.
Una corretta alimentazione negli anziani deve tenere conto del fabbisogno energetico, dei principi nutritivi, del frazionamento dei pasti e di regole di igiene e comportamento alimentare. Ogni soggetto ha bisogno ogni giorno di una determinata quantità di energia che si riduce dopo i 65 anni per una riduzione del metabolismo basale. L'uomo è fatto di quelle stesse sostanze fondamentali che sono contenute nei cibi e che la natura mette a nostra disposizione. I principi nutritivi presenti nei nostri alimenti sono sei, acqua, sali minerali, vitamine, proteine, grassi e carboidrati, e gli anziani non devono rinunciare a nessuno di questi principi. Invece spesso gli anziani mangiano male. Troppo o troppo poco. E incorrono dei due rischi opposti, l'obesità o la malnutrizione. Con tutto quello che ne consegue.
Gli anziani obesi tra i 65 e i 74 anni sono il 53 per cento degli uomini e il 39 per cento di donne, mentre dopo i 75 anni la percentuale cala rispettivamente al 43 e 35 per cento. Ma anche mangiar poco in base all'età maggiore è un altro errore tragico nel quale incappano molti. E infatti: molti anziani vanno a dormire convinti che una tazza di latte e pochi biscotti sia una cena. E alle difficoltà economiche o alla solitudine aggiungono un'altra pericolosissima minaccia: la malnutrizione, che colpisce i più deboli e indifesi, socialmente e economicamente. Sono, secondo i dati del dottor Stefano Ronzoni, della cattedra di Nutrizione clinica di Tor Vergata, malnutriti il 5-10 per cento degli anziani che vivono in famiglia. Ma negli anziani istituzionalizzati il dato statistico peggiora notevolmente.
Da uno studio del dottor Francesco Vetta, geriatra dell'Università di Tor Vergata si evidenzia un dato ancora più drammatico: il 50-70% dei pazienti anziani ospedalizzati sono malnutriti e come il 45 per cento di essi muore entro 9 mesi dal ricovero. Secondo il Professor Lorenzo Maria Donini, associato di Scienza dell'Alimentazione dell'Università La Sapienza di Roma, "Su 100 anziani ricoverati in ospedale solo 15 hanno uno stato di nutrizione accettabile". E per Maria Rosa Bollea, titolare della cattedra di Nutrizione Clinica di Tor Vergata, "Sono dati che dovrebbero allarmare e far riflettere i medici e noi che facciamo formazione".
"M. era una donna molto dinamica. Una grande lavoratrice dall'età di 7anni quando ha cominciato, con altri tredici fratelli, a lavorare nei
campi. Da giovane M. amava cucinare, fare l'orto, e amava mangiare. Ha fatto per anni la cuoca nella villa di un magistrato. Non passava domenica senza che M. preparasse le fettuccine fatte a mano ed un lauto pranzo per i suoi figli e nipoti. Se ogni domenica si mangiava a casa sua, per il resto della settimana era lei che ti portava a casa i cibi pronti, salse, sughi, verdure pulite, uova fresche. Ripensandoci, il suo attaccamento al mangiare, la sua voglia di cucinare e far mangiare bene gli altri, l'importanza che dava al cibo, comincio' a cambiare nel periodo in cui perdeva sempre le chiavi di casa. Cosi' e' cominciata la sua malattia. Posava le chiavi da qualche parte e non le ritrovava più. E cominciava a diventare pigra, pensavo io. Non faceva più quei bei pranzi la domenica, se non a richiesta, e sempre più malvolentieri. Nel frattempo era andata in pensione, non lavorava più alla villa, e pensando che la mancanza del lavoro l'avesse impigrita - (meno fai e meno di va di fare) - cercavo di spingerla a fare di più. Non mi dimenticherò mai quella volta delle melanzane. Ci avevano regalato una quantità di melanzane che ho dato a lei con l'ordine perentorio (sempre nella speranza di spingerla a fare qualcosa) di prepararcele nella maniera 'napoletana' che sapeva fare lei. La vedevo incerta, diceva di non saperle più fare, ma ho insistito. In quei giorni venne a trovarla la cognata che preparo' le melanzane per lei, ed io continuai ad indignarmi dicendo che le volevo fatte da lei... Allora non si sapeva che cominciava ad accusare i primi sintomi di una demenza vascolare ischemica progressiva.
Un po' alla volta arrivo' il giorno che si trovo' molto confusa anche davanti alla preparazione di una minestrina con il dado. Si era dimenticata il dado, credo. E poco tempo dopo lascio' il gas acceso a casa, per fortuna senza danni.
Oggi, a settanta anni, M. non e' più in grado di vivere sola ed da un anno o più non cucina più niente. Se ha fame trova del pane o della frutta, ma non mostra grande interesse per il cibo. E dimagrita probabilmente di una decina di chili, e pensare che era stata sempre rotondetta. A volte mangia con gusto e in quantità ai pasti, altre volte meno - sempre quando e' di buon umore. Quando e' nervosa invece usa il cibo come un'arma contro chi la accudisce. Per dispetto rifiuta di mangiare, dicendo che non ha fame, e dicendoci che intanto non e' importante se lei mangia o no. Arriva anche a insultare chi gli offre il cibo dicendo "non lo voglio questo schifo".
L'altro giorno ha rifiutato la cena che gli ha preparato una signora che l'assiste e invece a casa nostra ha mangiato con gusto una cena indiana con riso, lenticchie al curry, pollo speziato ...Un tempo avrebbe detto che erano cose da africani. Ora il suo rapporto con il cibo è così". (testimonianza di una parente)
La signora A. ha settant'anni. Diplomata, da giovane ha sempre lavorato come impiegata. Ha una bella famiglia, un marito e due figlie sempre presenti. Una famiglia felice, finché la signora A. si ammala. A sessanta anni le viene diagnosticato un male comune a molti altri anziani: il morbo di Parkinson. All'inizio la malattia si manifesta in forma lieve, piccoli episodi cognitivi, ma nell'insieme la signora A. riesce a mantenere la sua autosufficienza. Va a far la spesa, pulisce la casa, cucina, gestisce il danaro in casa. Telefona al suo medico e segue una dieta consigliata, quando qualche alimento non le piace si consulta con il dottore per gestire al meglio la sua nutrizione. Quando i sintomi del Parkinson peggiorano è il marito a prendere in mano la situazione, anche se è più anziano, ha problemi di udito di vista e di ipertensione. Il peggioramento di A. è lento e sfumato, la famiglia è una grande risorsa. Finché, purtroppo, un brutto giorno, il marito di A. si suicida, buttandosi da una finestra. A quel punto la malattia di A. peggiora notevolmente, per lo stress e per il male la sua capacità cognitiva peggiora notevolmente. Depressa e ammalata comincia anche a rifiutare il cibo. Oppure pretende di mangiare solo certi cibi e negli orari più impensati. La famiglia decide di far ricoverare A. in un istituto. Durante il ricovero, nonostante la struttura sia di buon livello, A peggiora. Dimagrisce a vista d'occhio e sembra non riprendersi. A questo punto la famiglia d'accordo con il medico che segue A. decide di prendere un'infermiera personale che si occupi solo della donna. Con questo aiuto costante A. ricomincia a mangiare e in due mesi riacquista il peso perduto. (testimonianza raccolta dal medico curante)
Il signor C. ha 65 anni e gode di ottima salute. Di mestiere fa il bracciante, ha una gran forza vitale e una grande capacità di investire nel suo futuro. Di anno in anno sceglie il tipo di coltivazione che cura personalmente. Segue quella che si può definire una dieta mediterranea. C. è pugliese, mangia volentieri la verdura, la frutta, la carne, la pasta e come condimento usa l'olio d'oliva. E' sempre stato di buon appetito e ha goduto di buona salute. Finché un giorno scopre di avere un cancro ad un polmone. Il figlio medico riesce a intervenire in tempo. C. viene ricoverato e gli tolgono mezzo polmone. Passa un mese in ospedale, assistito amorevolmente dalla famiglia. Quando torna a casa decide di non mollare. Di mettersi a riposo non se ne parla proprio. Piano piano torna a lavorare i campi e a decidere in quali coltivazioni investire. Si gestisce la vita come ha sempre fatto. E' autonomo e indipendente. E continua a mangiare le stesse cose di sempre. Oggi C. ha settanta anni, e mangia come un giovanotto di trenta. Forse, sospetta il suo medico curante, a volte eccede un po'. Ma come dargli torto? Il suo dispendio di energie glielo consente. (testimonianza del figlio del signor C.)
Nonna B. ha 86 anni. Vive da sola, è autonoma e autosufficiente. Certo ha gli acciacchi dell'età, la mattina prende la pasticca per la pressione e ha qualche problema alle ginocchia. Ma per il resto è in gamba. Ha avuto una vita dura, è stata povera e durante la guerra ha fatto la fame. Quando era giovane e faceva la bracciante pranzo e cena erano a base di pane, verdura, qualche uova e un po' di formaggio. Pasta e riso, minestroni e grosse pentolate di patate, patate in tutti i modi. Nonna B. mangiava la carne solo nelle feste comandate, Natale, Pasqua e Ferragosto. Quando è diventata "grande" e si è sposata aveva 19 anni. Ha fatto quattro figli suoi e tre ne ha tenuti a balia. Per allattare i figli altrui veniva pagata cinque lire al mese quando riceveva la tessera del Fascio per fare la spesa le sembrava una festa. Lo zucchero, la farina, le gallette scure, l'olio e qualche pezzetto di lardo. Pestava il grano col mortaio, ci metteva un poco di sale e acqua e ci faceva le "pizzette" per i suoi bambini. B. è vissuta mangiando di tutto, sempre nelle possibilità della sua famiglia. Ma ancora oggi che ha la sua bella età preferisce non mangiare le cose dei "ricchi". Convinta che cibi conservati, surgelati, inscatolati siano non una conquista ma una maledizione. B. non ha mai avuto problemi digestivi, non ha mai sofferto di intestino, e neppure di carenze di vitamina. Ancora oggi B. si sveglia la mattina, fa colazione col caffelatte e il pane, poi a pranzo pasta e verdura, peperoni, fagioli, lenticchie, patate, cicoria, perfino i broccoli crudi. Frutta tanta, anche se i denti non sono più quelli di una volta. A cena una minestra, uova, un pezzetto di formaggio. Ogni tanto un cioccolatino.
Per affrontare meglio il tema di una corretta alimentazione negli anziani è stato stilato un decalogo che riunisce i consigli utili e le regole per nutrirsi correttamente nella III e IV età, che potrete trovare cliccando su "Codice alimentazione terza età" alla voce CODICI.
Questi sono alcuni degli indirizzi ai quali fare riferimento per entrare nel mondo degli anziani:
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Affari Sociali:
http://www.affarisociali.it/ il servizio anziani fa parte dell'Ufficio per le tematiche familiari e sociali
Risponde anche al numero di telefono 06-48161341-335-525 fax
06-48161339-396
AUSER - Associazione per l'autogestione dei servizi e della solidarietà
http://www.auser.it/
Via Nizza 154
00196 Roma
Tel 06-8440771-fax 06-84407777
Nasce nel 1989, ha 200 mila soci e 1000 associazioni, è la più grande associazione di volontari anziani in Italia. Nasce dall'iniziativa del sindacato pensionati della CGIL, ed è suddivisa in varie iniziative, tra le tante:
Filo d'argento è il telefono amico della solidarietà un servizio di segretariato sociale, risponde all'800-868116
Le Università popolari della III età.
Informanziani
È un progetto integrato di servizi e informazioni , molti dei quali offerti on-line direttamente sul sito, che si rivolge a soggetti anziani e non solo.
http://www.informanziani.it
Anziani
http://www.anziani.it/
Sito dedicato agli anziani ma non solo, è rivolto anche ai familiari, agli operatori del settore socio-sanitario, a tutti coloro che vogliono sapere di più della III età.
Socialinfo
http://www.socialinfo.com/
Sito che si occupa del settore sociale con particolare attenzione ai servizi per anziani, informazioni anche per enti, associazioni e strutture.
In Europa
Federazione europea persone anziane
Associazione europea di pubblica utilità, fondata nel 1962 in Lussemburgo, apartitica, apolitica, aconfessionale. Organizza congressi internazionali per rafforzare ruolo e possibilità degli anziani in Europa.
http://www.eurag-europe.org