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EMERGENZE UMANITARIE

Repubblica Democratica del Congo

Superficie: 2.345.410 kmq

Popolazione: 64.700.000 abitanti

Capitale: Kinshasa (6.541.300 abitanti)

Popoli: più di 200 gruppi etnici africani, in maggioranza Bantu. Quattro tribù principali (Mongo, Luba, Kongo e Mangbetu-Azande) costituiscono il 45% della popolazione.

Lingua: francese (lingua ufficiale), lingala, kingwana, kikongo e tshiluba

Religione: cattolica (50%), protestante (20%), islamica (10%) e altre minoranze

Ordinamento dello stato: Repubblica parlamentare

Popolazione: la speranza di vita media è di soli 45 anni per gli uomini e 48 anni per le donne; meno del 30% della popolazione ha accesso all'assistenza sanitaria di base; il 55% non ha accesso all'acqua potabile e meno del 21% a strutture igienico-sanitarie adeguate. Il 4,9% della popolazione è affetta da AIDS. Si aggiunge il problema delle mine: sei regioni del Paese sono densamente minate.

Economia: : la Repubblica Democratica del Congo conta oltre 60 milioni di abitanti, con un reddito annuo pro capite di appena 140 dollari, tra i più bassi del mondo.

Emergenze: guerriglia, instabilità politica e una grave crisi economico-sociale sono le cause principali della drammatica situazione umanitaria in cui si trova la Repubblica Democratica del Congo. Si stima che il 73% della popolazione viva in condizioni di insicurezza. Se da una parte la zona occidentale del paese, compresa la capitale Kinshasa, non è più teatro di scontri e manifestazioni violente, nelle province orientali ci sono bande armate di milizie non governative, di ex- militari e di gruppi tribali che effettuano incursioni e razzie con massacri di civili.

Nonostante questa situazione di violenza, la maggior parte delle morti non è provocata dal conflitto in corso nel paese africano, ma piuttosto dalla malnutrizione e dai disagi dovuti al collasso delle strutture sanitarie. Si calcola che la crisi che affligge la Repubblica Democratica del Congo uccida 38.000 persone ogni mese, dal 1998 a oggi 5 milioni di morti: la quasi totalità delle vittime sono civili, la metà delle quali bambini che costituiscono oltre il 50% della popolazione. Gli sfollati sono 1,3 milioni dall'inizio della crisi.

Nel mese di giugno 2009, l'Onu ha lanciato un altro allarme: nella regione del Kivu del Sud, lo stupro viene usato come strumento di guerra. "Il nostro deve essere considerato come un vero e proprio grido d'allarme - ha dichiarato Elisabeth Byrs, portavoce dell'ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell'Onu -. Siamo scandalizzati per la situazione del Sud Kivu, dove si può constatare una recrudescenza delle violenze sulla popolazione civile, con uccisioni saccheggi, stupri. Questi ultimi sono ripresi con una frequenza drammatica e vengono utilizzati come arma da guerra".

Storia:
1998-2002:la guerra civile in Congo ha dato luogo a uno dei più sanguinosi conflitti armati dalla Seconda guerra mondiale, con oltre 3,3 milioni di morti e circa 3 milioni di sfollati in poco meno di 5 anni.

2004: si apre una grave crisi tra il governo e i ribelli di Laurent Nkunda nel Kivu Nord e nel Sud Kivu.

2005: il parlamento ha ratificato nel mese di maggio la nuova costituzione della Repubblica Democratica del Congo, un evento che avvicina il paese alle elezioni e alla riconciliazione dopo quattro decenni di dittatura e di guerra civile. La costituzione prevede la convocazione delle elezioni presidenziali e legislative entro giugno del 2006, le prime da quasi quarant'anni.

2006: le elezioni, che tra brogli e violenze hanno proclamato vincitore Joseph Kabila, non hanno portato a una situazione di pace e sicurezza nel Paese. Negli anni, le diverse fazioni politiche e le differenti etnie della zona hanno continuato a provocare morti e sfollati.

2008: Dopo un anno di relativa stabilità, nell’autunno del 2008 sono riesplosi gli scontri tra l’esercito regolare (FARDC) e le milizie del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP) del generale Laurent Nkunda (tutsi filo-rwandesi), scontri che hanno provocato oltre 250.000 sfollati nel Nord Kivu e nelle province confinanti. Il 25 novembre dello stesso anno l'Osservatorio per i Diritti Umani Human Right Watch accusa il governo di Joseph Kabila di aver soppresso deliberatamente più di 500 oppositori politici dal 2006.

2009: il 25 gennaio viene arrestato Laurent Nkunda, generale a capo del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP). Nkunda è stato catturato in un'azione congiunta dell'esercito congolese e di quello rwandese (per la prima volta uniti), che da giorni avevano avviato un'offensiva contro i diversi gruppi armati attivi nel Nord Kivu, compreso il Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP) di Nkunda.

L'arresto di Nkunda e l'offensiva congiunta contro il Fronte democratico per la liberazione del Rwanda (FDLR) e le milizie Interhamwe - i ribelli hutu ruandesi entrati in Congo dopo il genocidio del '94 in Ruanda, tra i principali fattori d'instabilità nell'est del Congo - creano nuovi scenari per la crisi umanitaria nel Nord Kivu: se l'arresto di Nkunda potrebbe condurre a una stabilizzazione della regione, nell'immediato l'improvviso dispiegamento di truppe ruandesi a Goma e nel territorio di Rutshuru, senza coordinamento con i caschi blu della United Nations Mission DR Congo (MONUC), pone nuovi e gravi rischi per la popolazione civile e fa temere nel breve e medio periodo lo sfollamento di oltre 650.000 persone.

Nel Sud Kivu, invece, le tensioni sono aumentate a causa dell’intensificarsi dell’attività militare dell’esercito regolare (FARDC) contro il Fronte democratico per la liberazione del Rwanda (FDLR), con l’obiettivo di neutralizzare i ribelli Hutu ruandesi. Le operazioni militari in corso nel Kivu contro il Fronte democratico per la liberazione del Rwanda (FDLR) hanno costretto circa 30.000 persone a fuggire nei distretti di Kahele e Shabunda, nel Sud Kivu. La popolazione locale riferisce di persecuzioni, violazioni dei diritti umani, violenze sessuali e intimidazioni quotidiane ai danni di civili nella parte orientale del Paese. I civili vivono sotto la costante minaccia di uomini armati che saccheggiano, violentano le donne, bruciano le case e confiscano i raccolti e le scorte di cibo. Anche i furti e il lavoro forzato sono molto diffusi nella regione.

Anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha denunciato le sempre più frequenti notizie di atrocità e abusi commessi ai danni di civili nelle Province del Nord e del Sud Kivu, perpetrati sia dai gruppi ribelli che dalle forze governative, e che continuano a causare massicci movimenti forzati di popolazione nella regione. La responsabilità degli attacchi e delle rappresaglie sembra essere nella maggior parte dei casi da attribuire al Fronte democratico per la liberazione del Rwanda (FDLR), ma è in aumento il numero di episodi attribuiti all’esercito nazionale congolese (FARDC). Da gennaio 2009, secondo i dati dell'Unhcr, i ripetuti attacchi del Fronte democratico per la liberazione del Rwanda (FDLR) nel Nord e Sud Kivu hanno costretto a fuggire dalle loro case oltre 370.000 persone che si sono dirette nelle foreste o in altri luoghi più sicuri. Nel mese di maggio, l’Unhcr, con il supporto della comunità internazionale, ha lanciato un appello al governo della Repubblica Democratica del Congo, affinché provveda urgentemente a dare protezione alla popolazione civile e a mettere fine al clima di impunità che sembra circondare i crimini commessi dall’esercito nazionale, dalla polizia e dai ribelli armati.

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