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Memorie
IL TRIANGOLO ROSA, LA PERSECUZIONE NAZISTA DEGLI OMOSESSUALI
Le premesse
L'avvento del nazismo
Gli esperimenti medici sugli omosessuali
All'inferno e ritorno: un deportato racconta
Bibliografia
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IL TRIANGOLO ROSA, LA PERSECUZIONE NAZISTA DEGLI OMOSESSUALI
Secondo una prima ricostruzione documentale, furono circa 80.000 gli omosessuali sterminati nei campi di concentramento nazisti. Ma è ancora guerra di cifre tra gli studiosi. A sessanta anni dai fatti non si riesce a stabilire l'esatto numero delle vittime. All'indomani della Liberazione, stando alle prove documentali, si parlò di 50.000 morti tra gay e lesbiche, ma questo apparve un dato assolutamente irrisorio, tenuto conto soprattutto della prassi nazista di sistematico occultamento delle prove. Oggi la forbice si allarga. Le cifre tuttora sono controverse: da 50.000-80.000, come ipotizzano gli olandesi, a 200.000 secondo i francesi, a 250.000 e oltre come sostengono sia la Chiesa d'Austria sia i canadesi, mentre lo stesso Himmler, su cui peraltro ha sempre pesato l'accusa di omosessualità latente, appena agli inizi della guerra, vantava di avere già sterminato un milione di gay: "[Oggi] ... gli omosessuali sono ancora forti di ben mezzo milione di uomini... ma nel 1933 c'erano più di un milione e mezzo di iscritti nelle varie associazioni di omosessuali".
La determinazione quantitativa degli omosessuali eliminati dal nazismo è stata resa ulteriormente difficile dalla reticenza dei pochi sopravvissuti nei lager; pochissimi di loro, riottenuta la libertà, si fecero avanti per reclamare gli indennizzi previsti dal governo della Repubblica Federale Tedesca, poiché il famigerato Articolo 175 del codice penale prussiano che condannava gli atti di omosessualità ha continuato per molto tempo ancora a rimanere in vigore: si sarebbe trattato di una autodenuncia socialmente infamante anche dopo la disfatta del Terzo Reich (negli stessi lager gli internati per omosessualità avevano dovuto fronteggiare anche le vessazioni e le violenze di altri prigionieri...).
L'unico dato realmente effettuale rimane quello relativo all'applicazione della norma penale prenazista, recepita dal Terzo Reich in fatto di pratiche omosessuali. Ed è da lì che bisogna partire per tentare una corretta ricostruzione dei fatti.
Le premesse
Con l'unificazione della Germania nel 1871 non fu creato un nuovo corpus giuridico ma si adottò la più semplice soluzione di estendere a tutto il Paese le leggi in vigore nell'ex regno di Prussia.
Questo procedimento in sé non fu isolato: anche l'Italia post-risorgimentale adottò le leggi piemontesi che vennero estese a tutta Italia.
Tuttavia la legislazione prussiana era in assoluto la più rigida tra tutte. Questa rigidità era ovviamente applicata alla morale sessuale. Gli atteggiamenti e le inclinazioni omosessuali erano regolate dall'Articolo 175 del Codice penale che recitava testualmente:" Un atto sessuale innaturale commesso tra persone di sesso maschile o da esseri umani con animali è punibile con la prigione. Può essere imposta la pena accessoria della perdita dei diritti civili". Parallelamente alla proibizione legislativa la medicina dell'epoca aveva classificato l'omosessualità come una degenerazione genetica o come un disturbo patologico della personalità. Normalmente medici e psichiatri della fine dell'Ottocento distinguevano tra omosessualità innata e omosessualità acquisita. Studiosi come Krafft-Ebbing (il teorizzatore del sadismo) e von Westphal elaborarono queste teorie offrendo soluzioni di controllo sociale che, invariabilmente, assumevano caratteristiche repressive. Ciononostante - e nonostante periodiche campagne antiomosessuali specie da parte della Chiesa Protestante - l'omosessualità cominciò a costituire una coscienza di sé, dando vita alle prime forme organizzative europee.
Questa crescita - che oggi definiremmo "di coscienza" - venne favorita dalla azione pionieristica di Karl Heinrich Ulriches che per primo, tra il 1860 ed il 1865, teorizzò l'uguaglianza sociale degli omosessuali e, soprattutto, dal medico e psicologo Magnus Hirschfeld che nel 1897 fondò il Comitato Scientifico Umanitario. Scopo del Comitato era l'abolizione dell'articolo 175, la diffusione di corrette idee scientifiche intorno alla sessualità e alla omosessualità, il supporto ai movimenti omosessuali. All'azione di Hirschfeld si affiancò a partire dal 1903 quella di Adolf Brand che fondò la Gemeinschaft der Eigenen che puntava a qualificare l'omosessualità più come movimento culturale producendo periodici, pubbliche letture e modelli idealistici e filosofici.
A cogliere il maggiore successo fu la Lega per i Diritti Umani (1923-1933) che nel momento del suo massimo sviluppo contava 48.000 aderenti. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914 Berlino aveva 40 locali omosessuali sia per gay che per lesbiche, diversi periodici e uno sviluppo simile si andava allargando alle altre città tedesche. L'Articolo 175 pur in vigore non veniva di fatto applicato.
La Germania uscita dalla sconfitta del 1918 era un Paese instabile economicamente e dalla fragile democrazia. Bande di estremisti nazionalisti e comunisti si combattevano nelle città, il pesantissimo Trattato di Versailles impediva la rinascita finanziaria e produttiva.
In un clima di così grande tensione ebbero buon gioco quei politici che si rifecero agli ideali nazionalistici, all'idea di una Germania nuovamente potente.
Quando poi la crisi economica e la spaventosa inflazione devastò il Paese mietendo milioni di posti di lavoro il clima sociale divenne ancora più esplosivo. Malcontento, disoccupazione, rancore per la sconfitta, paura del bolscevismo furono gli ingredienti che permisero all'estrema destra di aumentare sempre più i suoi consensi.
I primi bersagli dei movimenti di destra furono tradizionali: gli ebrei e gli omosessuali.
Il primo segnale fu nel 1921 l'attentato a Magnus Hirschfeld. Al termine di una conferenza tenuta a Monaco il professore venne attaccato da una banda di razzisti e fatto segno di un lancio di pietre. Una lo colpì al cranio fratturandoglielo. Un giornale ultranazionalista di Dresda così commentò l'accaduto:
"L'erba cattiva non muore mai. Il ben noto dottor Magnus Hirschfeld era stato colpito così duramente da farlo considerare ormai nella lista dei morti. Apprendiamo ora che si sta rimettendo dalle ferite. Non esitiamo a sostenere che ci dispiace che questo vergognoso ed orribile avvelenatore del nostro popolo non abbia trovato la sua ben meritata fine". Il clima era di fatto insostenibile.
Per guadagnare visibilità i movimenti estremistici di destra moltiplicarono le loro azioni violente.
Così nel 1923 a Vienna seguaci del Partito Nazista fecero irruzione nella sala dove Hirschfeld teneva una conferenza tentando di uccidere a colpi di pistola il professore.
Locali, ritrovi omosessuali e transessuali dichiarati divennero il bersaglio delle squadre d'assalto naziste. La stampa nazista e in special modo il Volkischer Beobachter, l'organo ufficiale del partito nazista diretto da Julius Streicher moltiplicò i suoi attacchi e le sue istigazioni alla violenza contro gli omosessuali.
Il Partito Nazista elaborò una sua teoria sulla omosessualità sostenendo che si trattasse di una malattia contagiosa in grado di diffondersi anche agli eterosessuali. Ma a parte i pregiudizi antichi e le curiose nuove interpretazioni per i nazisti gli omosessuali rientravano nella categoria dei "sabotatori sociosessuali", in una presa di posizione ufficiale per spiegare le ragioni dell'attacco agli omosessuali il Partito scriveva: "E' necessario che il popolo tedesco viva. Ed è solo la vita che può lottare perché vita significa lotta. Si può lottare soltanto mantenendo la propria mascolinità e si mantiene la mascolinità con l'esercizio della disciplina specie in materia di amore. L'amore libero e la devianza sono indisciplina ... Per questo respingiamo ogni forma di lascivia, specialmente l'omosessualità, perché essa ci deruba della nostra ultima possibilità di liberare il nostro popolo dalle catene che lo rendono schiavo".
Il nazismo aveva un suo preciso progetto: l'uomo doveva combattere, la donna generare. Il popolo tedesco doveva sopravvivere e moltiplicarsi.
L'omosessualità era vista come il sabotaggio alla crescita della nazione tedesca.
Non erano tanto questioni di morale borghese quanto problemi di ideologia a rendere nazismo e omosessualità incompatibili.
L'organo ufficiale del Partito Nazista, il Volkischer Beobachter del 31 ottobre 1928. Il titolo su nove colonne recita: "Gli omosessuali come oratori nelle scuole. A Magnus Hirschfeld, il combattente per l'abolizione del l'articolo 175 è consentito parlare nelle scuole superiori. Questa è la distruzione della gioventù! Madri tedesche, donne lavoratrici volete che i vostri figli siano irretiti dagli omosessuali?"
L'avvento del nazismo
Soltanto un mese dopo l'ascesa al potere di Hitler il nuovo governo nazista proibì tutti i periodici della comunità omosessuale e mise fuori legge tutte le organizzazioni omosessuali.
Il vice di Hirschfeld, Kurt Hiller, venne arrestato e inviato nove mesi nel campo di concentramento di Oranienburg.
Il 6 maggio 1933 la sede dell'Istituto di Sessuologia veniva devastata e i libri della biblioteca sequestrati e bruciati. Hirschfeld - che era impegnato in un ciclo di conferenze all'estero - sfuggì all'arresto ma non poté rientrare in Germania.
La principale casa editrice omosessuale, di proprietà di Adolf Brand, venne devastata cinque volte.
Tra la primavera e l'estate 1933 vennero sistematicamente chiusi tutti i luoghi pubblici di ritrovo classificandoli come "minacce all'ordine pubblico". L'Eldorado fu il primo locale ad essere chiuso.
Nel 1934 dopo la famosa "Notte dei Lunghi Coltelli", che vide l'eliminazione delle SA (l'ala sinistra del partito nazista) e del suo capo Rohm (anch'egli omosessuale) l'attacco divenne ancora più violento.
Nel 1935, un anno prima della promulgazione delle leggi discriminatorie contro gli ebrei, il governo nazista riprese in mano il "Paragrafo 175" allargandone la casistica e ampliandone la portata. Il nuovo testo della legge era il seguente: "Un uomo che commetta un atto sessuale contro natura con un altro uomo o che permetta ad un altro di commettere su di sé atti sessuali contro natura sarà punito con la prigione. Qualora una delle due persone non abbia compiuto i ventuno anni di età al momento dell'atto, la Corte può, specialmente nei casi meno gravi, astenersi dall'irrogare la pena".
Seguiva un articolo aggiuntivo ed esplicativo: 175a "I lavori forzati sino a dieci anni o, in caso di circostanze attenuanti, il carcere di durata non inferiore ai tre mesi saranno applicati a: 1) un uomo che con la violenza o la minaccia di violenza costringa un altro uomo a commettere atti sessuali contro natura o consenta ad essere oggetto di atti sessuali contro natura; 2) un uomo che approfittando del rapporto di dipendenza sia esso servizio, impiego o subordinazione, induca un altro uomo a commettere atti sessuali contro natura o consenta ad essere oggetto di atti sessuali contro natura; 3) Un uomo maggiore di 21 anni che seduca un altro uomo minore di 21 anni per commettere atti contro natura o per far si che vengano commessi su se stesso; 4) Un uomo che pubblicamente compia atti contro natura con altri uomini o offra se stesso per gli stessi atti".
L'omosessualità maschile veniva differenziata da quella femminile. Secondo il Ministro della Giustizia Frick infatti "Considerando gli omosessuali maschi ad essere danneggiata è la fertilità poiché, usualmente costoro non procreano. Ciò non è ugualmente vero per quanto riguarda le donne o almeno non con la medesima ampiezza. Il vizio è più pericoloso tra uomini piuttosto che tra donne".
Alla fine del 1936 venne costituito l'Ufficio Centrale per la lotta all'omosessualità e all'aborto. Il decreto che istituiva l'Ufficio recitava: "L'alto numero di aborti ancora commessi provoca considerevoli pericoli alla politica demografica e alla salute della nazione costituendo anche un grave attentato ai fondamenti ideologici del nazionalsocialismo. Le attività omosessuali di una non trascurabile parte della popolazione, costituiscono una seria minaccia per la gioventù. Tutto ciò richiede l'adozione di più incisive misure contro queste malattie nazionali".
Le più incisive misure ebbero negli anni successivi un nome: campi di concentramento. Le porte dei campi di concentramento si aprirono per gli omosessuali molto presto: nel 1933 abbiamo i primi internamenti a Fuhlsbuttel, nel 1934 a Dachau e Sachsenhausen. Molte centinaia furono internati in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936 per "ripulire le strade".
Tuttavia le cifre - se confrontate con l'enormità dello sterminio degli ebrei europei - mostrano un atteggiamento apparentemente contraddittorio da parte delle autorità naziste. Vi è concordanza sulle cifre degli omosessuali morti nei campi di concentramento tra il 1933 ed il 1945: circa 7.000. Si trattava per la quasi totalità di omosessuali di nazionalità tedesca, poiché, a differenza degli Ebrei e degli Zingari, i nazisti non perseguitarono o cercarono di perseguitare gli omosessuali non tedeschi.
Sempre tra il 1933 ed il 1945 le persone processate per la violazione del Paragrafo 175 furono circa 60.000, di questi circa 10.000 vennero internati nei campi di concentramento. Gli altri furono condannati a pene detentive.
Come si spiega questo apparente trattamento "mite"? I nazisti distinguevano tra "cause ambientali" che avevano condotto alla omosessualità e "omosessualità abituale". Nel primo caso il carcere duro, i lavori forzati, le cure psichiatriche e la castrazione volontaria erano ritenuti provvedimenti utili al reinserimento nella società. Nel secondo caso invece l'omosessualità veniva considerata incurabile.
Il tasso di mortalità degli omosessuali nei campi fu del 60% contro il 41% dei prigionieri politici ed il 35% dei Testimoni di Geova. Un altro dato significativo è che due terzi degli omosessuali internati morirono durante il primo anno di permanenza nei campi.
Questi dati portano a due conclusioni ancorché provvisorie. La prima: tra gli omosessuali internati un considerevole numero doveva essere rappresentato dalla fascia di "omosessualità abituale" più evidente e cioè dalle transessuali. La seconda: l'omosessualità "abituale" veniva considerata una malattia degenerativa della "razza ariana" e, per questo motivo, sugli omosessuali vennero condotti con particolare intensità esperimenti pseudoscientifici quasi sempre - come vedremo - mortali. In più, come emerge dalle testimonianze, l'accanimento delle SS contro gli omosessuali era particolarmente violento.
A questo si aggiunga che i detenuti omosessuali - a differenza delle altre categorie - secondo numerose testimonianze assumevano un atteggiamento di rinuncia alla sopravvivenza con un tasso di suicidi (gettandosi sul filo spinato elettrificato dei campi o rifiutando il cibo) estremamente elevato. Più di altri prigionieri gli omosessuali subivano un crollo psicologico profondissimo.
In un primo tempo gli internati in base al Paragrafo 175 erano costretti ad indossare un bracciale giallo con una "A" al centro. La "A" stava per la parola tedesca "Arschficker", sodomita. Altre varianti furono dei punti neri o il numero "175" in relazione all'articolo di legge. Soltanto successivamente, seguendo la rigida casistica iconografica nazista venne adottato un triangolo rosa cucito all'altezza del petto.
La vita nei campi di concentramento per i "triangoli rosa"1 fu terribile e seconda soltanto ai prigionieri ebrei.
La storia di Heinz Heger in questo senso è illuminante. Heinz Heger era uno studente ventiduenne dell'Università di Vienna senza alcun impegno politico, non era membro dell'associazione studentesca nazista né di qualsiasi altra organizzazione.
Cresciuto in una famiglia cattolica osservante ciononostante trovò in sua madre comprensione e accettazione per la sua omosessualità. Heinz non fece mistero con nessuno della propria omosessualità e gli effetti non tardarono a manifestarsi. Il padre venne licenziato e intorno alla famiglia si fece il vuoto a causa dell'arresto di Heinz per violazione dell'Articolo 175. A seguito dell'arresto il padre si suicidò lasciando un biglietto per la moglie con queste parole: "E' troppo per me. Perdonami. Dio protegga nostro figlio".
Arrestato nel 1939 Heinz venne processato e condannato a 6 mesi di prigione. Il partner di Heinz non venne giudicato per "disordini mentali". Trascorsi i 6 mesi ad Heinz venne notificato che su richiesta del Dipartimento Centrale di Sicurezza non sarebbe stato scarcerato ma trasferito al campo di concentramento di Sachsenhausen. Qui dopo essere stato malmenato come benvenuto e lasciato ore in piedi nel campo in pieno inverno venne sistemato nel blocco degli omosessuali che all'epoca ospitava 180 persone. In omaggio all'idea nazista che attraverso il lavoro duro si otteneva la "purificazione" i prigionieri erano adibiti a lavori pesanti senza senso come spazzare la neve a mani nude trasportandola su un lato della strada per poi essere costretti a portarla tutta sul lato opposto.
A maggio del 1940 venne trasferito al campo di concentramento di Flossenburg dove rimase sino alla fine della guerra.
Con la liberazione dei campi da parte degli Alleati paradossalmente i triangoli rosa non riacquistarono la libertà. Americani ed inglesi non considerarono gli omosessuali alla stessa stregua degli altri internati ma criminali comuni. In più non considerarono gli anni passati in campo di concentramento equivalenti agli anni di carcere. Ci fu così chi, condannato a otto anni di prigione, aveva trascorso cinque anni di carcere e tre di campo e per questo venne trasferito in prigione per scontare altri tre anni di carcere.
1Il triangolo rosa era il segno di riconoscimento degli internati omosessuali. Il triangolo era di colore diverso a seconda di chi lo indossava.
Colore giallo per gli ebrei, rosso per gli oppositori politici, marrone per gli zingari, verde per i criminali abituali, rosa per gli omosessuali, viola per i testimoni di Geova, blu per gli emigranti, nero per gli asociali.
Gli esperimenti medici sugli omosessuali
La testimonianza più agghiacciante sulla detenzione nei campi di concentramento degli omosessuali proviene dalle "Memorie" che Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, scrisse prima di venire impiccato. Höss ricorda in questo modo gli omosessuali nel campo di Sachsenhausen:
"Già a Dachau gli omosessuali erano stati un problema per il campo, sebbene non fossero così numerosi come a Sachsenhausen. Il comandante e lo Schutzhaftlagerführer erano dell'opinione che fosse molto più opportuno suddividerli per tutte le camerate del campo, mentre io ero d'avviso contrario, avendoli conosciuti molto bene in carcere. Non passò molto tempo che da tutti i blocchi cominciarono a giungere denunce di rapporti omosessuali, e le punizioni non servirono a nulla, perché il contagio si diffondeva dovunque. Su mia proposta, tutti gli omosessuali vennero allora messi insieme e isolati dagli altri, sotto la guida di un anziano che sapeva come trattarli. Anche sul lavoro vennero separati dagli altri prigionieri, e adibiti per un lungo periodo a lavorare con i rulli compressori, insieme ad altri prigionieri di altre categorie, affetti dal medesimo vizio. Di colpo il contagio del loro vizio cessò, e anche se qua e là si verificarono questi rapporti contro natura, si trattò sempre di casi sporadici. Del resto, costoro vennero sorvegliati rigorosamente nei loro alloggiamenti, in modo che ... non potessero ricominciare... A Sachsenhausen, fin dal principio gli omosessuali vennero posti in un blocco isolato, e ugualmente vennero isolati dagli altri prigionieri durante il lavoro. Erano adibiti ad una cava di argilla di una grande fabbrica di mattonelle; era un lavoro duro, e ciascuno doveva assolvere una determinata norma. Inoltre, erano esposti a tutte le intemperie, perché ogni giorno doveva essere fornita una determinata quantità di materiale finito, e il processo di cottura non poteva essere interrotto per mancanza di materia prima. Così estate o inverno, erano costretti a lavorare con qualunque tempo. L'effetto di quel duro lavoro, che avrebbe dovuto servire a riportarli alla "normalità", era differente a seconda delle diverse categorie di omosessuali. I risultati migliori si ottenevano con i cosiddetti "Strichjungen". Nel dialetto berlinese erano chiamati così quei giovani dediti alla prostituzione, che intendevano per tal via guadagnarsi facilmente da vivere, rifiutando di compiere qualunque lavoro, sia pure leggero. Costoro non potevano assolutamente essere considerati dei veri omosessuali, poiché il vizio era per loro soltanto un mestiere, e quindi la dura vita del campo e il lavoro faticoso furono di grande utilità. Infatti, nella maggioranza, lavoravano con diligenza e cercavano con ogni cura di non ricadere nell'antico mestiere, poiché speravano così di essere rilasciati al più presto. Arrivavano al punto di evitare addirittura la vicinanza dei veri viziosi, volendo in tal modo dimostrare che non avevano nulla a che fare con gli omosessuali. Molti di questi giovani così rieducati vennero rilasciati senza che si verificassero delle ricadute; la scuola che avevano fatto al campo era stata abbastanza efficace, tanto più che si trattava in maggioranza di ragazzi molto giovani.
Anche una parte di coloro che erano diventati omosessuali per una certa inclinazione - coloro che, saturi di provare il piacere con le donne, andavano in cerca di nuovi eccitamenti, nella loro vita da parassiti - poté essere rieducata e liberata dal vizio. Non così quelli ormai troppo incancreniti nel vizio, cui si erano volti per inclinazione. Questi ormai non potevano più essere distinti dagli omosessuali per disposizione naturale, che in realtà erano pochi. Per questi non servì né il lavoro, per quanto duro, né la sorveglianza più rigorosa: alla minima occasione erano subito uno nelle braccia dell'altro, e anche se fisicamente erano ormai mal ridotti, perseveravano nel loro vizio.
Del resto, era facile riconoscerli. Per la leziosità femminea, per la civetteria, per l'espressione sdolcinata e per la gentilezza eccessiva verso i loro affini, si distinguevano assai bene da coloro che avevano voltato le spalle al vizio, che volevano liberarsene, e la cui guarigione, ad una attenta osservazione, si poteva seguire passo passo. Mentre quelli che intendevano realmente guarire, che lo volevano fortemente, sopportavano anche i lavori più duri, gli altri decadevano fisicamente giorno per giorno, più o meno lentamente secondo la loro costituzione. Non volendo, o non potendo, liberarsi del loro vizio, sapevano benissimo che non sarebbero più tornati in libertà, e questo pesante fardello psichico affrettava, in queste nature in genere anormalmente sensibili, la decadenza fisica. Quando poi vi si aggiungeva la perdita dell'"amico", per una malattia o addirittura per la morte di questi, era facile prevedere l'esito finale; parecchi, infatti, si uccisero. L'"amico" era tutto per costoro, nel campo. Parecchie volte si verificò anche il doppio suicidio di due amici.
Nel 1944 I'SS-Reichsführer fece compiere a Ravensbruck degli esami di "riabilitazione". Gli omosessuali della cui guarigione non si era perfettamente convinti, vennero messi a lavorare, come per caso, insieme a prostitute, e tenuti sotto osservazione. Le prostitute avevano il compito di avvicinarsi come per caso ad essi e di eccitarli sessualmente. Quelli che erano realmente guariti approfittavano senz'altro dell'occasione, senza neppure bisogno di essere stimolati, mentre gli incurabili non guardavano neppure le donne. Anzi, se esse si avvicinavano loro in modo troppo evidente, si allontanavano con manifesto disgusto. Secondo la procedura, a quelli che stavano per essere rilasciati venivano offerte occasioni di stare con individui del loro sesso. Quasi tutti rifiutavano questa possibilità e respingevano energicamente tutti i tentativi di avvicinamento dei veri omosessuali. Vi furono però anche dei casi limite, che accettarono e l'una e l'altra occasione. Non so se costoro potrebbero essere definiti dei bisessuali. In ogni caso, fu molto istruttivo per me poter studiare la vita e gli stimoli degli omosessuali di ogni genere e osservare le loro reazioni psichiche in relazione alla prigionia".
La testimonianza di Hoss per quanto rivoltante nella sua inumanità è rivelatrice della mentalità nazista: gli omosessuali possono essere "guariti", almeno quelli non "innati". Gli esperimenti con le prostitute, la convinzione che un lavoro massacrante potesse riportare alla eterosessualità i "triangoli rosa" fa emergere la preoccupazione di non veder sabotata la crescita del sangue tedesco. Questo atteggiamento fu alla base del tentativo di "guarire" gli "irrecuperabili" con l'intervento della medicina.
Un medico danese delle SS, Karl Vernaet, chiese di poter sperimentare un suo preparato a base di ormoni che, secondo i suoi studi, sarebbe stato in grado di "guarire" definitivamente i "triangoli rosa". Un certo numero di omosessuali vennero inviati al campo di concentramento di Buchenwald dove Vernaet installò il proprio laboratorio. In via preliminare Vernaet, esaminati i prigionieri li divise in tre categorie:
- Omosessuali incalliti (che amano lavorare a maglia o ricamare)
- Omosessuali irrequieti (che oscillano tra virilità e indifferenza omosessuale)
- Omosessuali problematici (recuperabili sotto l'aspetto psicologico)
La prima categoria, separata dagli altri, fu la protagonista degli esperimenti. La "cura" di Vaernet consistette nell'incidere la cute dell'addome e nell'inserimento di una dose massiccia di testosterone che sarebbe dovuta essere sufficiente per un anno.
A distanza di tre settimane l'80% delle persone operate era deceduto ed il 20% rimanente non presentava sintomi di guarigione. Lo stesso insuccesso e le stesse percentuali di mortalità si registrarono nei soggetti "irrequieti" e "problematici". August Pfeiffer era nato l'8 agosto 1895 a Weferlingen in Germania. Arrivò ad Auschwitz il 1° novembre 1941. Il 28 dicembre successivo morì
Le testimonianze di deportati omosessuali sono state assai rare e sparute, come del resto quelle di italiani durante il fascismo. L'omosessualità rimaneva cosa infamante e vergognosa e il famigerato paragrafo 175 rimase a lungo in vigore anche nella Germania Federale. Qui di seguito riportiamo il racconto di un sopravvissuto.
All'inferno e ritorno: un deportato racconta
Friedrich-Paul von Groszheim nacque il 27 aprile 1906 a Lubecca in Germania.
Perse i genitori ancora bambino: a 11 anni il padre morì in guerra e poco dopo morì anche la madre. Allevato da una coppia di zii Friedrich intraprese studi commerciali a partire dal 1933.
Nel gennaio 1937 le SS organizzarono una ondata di arresti a Lubecca. Nell'operazione vennero catturati 230 omosessuali con l'accusa di violazione dell'Articolo 175. Friedrich - che era caduto nella retata - venne processato e condannato a 10 mesi di carcere. Pochi mesi dopo essere stato scarcerato, all'inizio del 1938, venne arrestato nuovamente. Dopo averlo torturato le SS lo rilasciarono a condizione che accettasse la castrazione.
Nel 1940 chiamato alla visita per essere arruolato venne riformato proprio a causa della castrazione subita. Nel 1943 un nuovo arresto. Questa volta la scusa ufficiale fu che Friedrich era "monarchico", bastò questa accusa per rinchiuderlo come prigioniero politico nel campo di concentramento di Neuengamme. Friedrich sopravvisse a due anni di campo di concentramento.
Dopo la guerra si stabilì ad Amburgo.
Bibliografia
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In rete:
http://digilander.libero.it/giovannidallorto/saggistoria/fascismo/fascismiindex.html
http://www.olokaustos.org
http://www.deportazione.too.it
http://digilander.libero.it/enricooliari//storia2/nazismo.html
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