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titolo ALTRILUOGHI

Memorie


OMOFOBIA SOVIETICA: GAY E LESBICHE NEI GULAG

L'Aids in Urss

La caduta del Muro

Bibliografia

In rete


Omofobia sovietica: gay e lesbiche nei gulag

L'atteggiamento di emarginazione degli omosessuali in Unione Sovietica, pur se non raggiunse mai la persecuzione sistematica, fu sicuramente improntato a un forte ostracismo, legislativamente e penalmente sancito, che trovava ragion d'essere in un precedente comportamento di esclusione largamente praticato nella Russia zarista.
Le politiche del periodo sovietico e le politiche sovietiche verso gli omosessuali possono essere divise in cinque periodi chiave:

  • 1917-1933: la decriminalizzazione dell'omosessualità, tolleranza relativa, l'omosessualità definita ufficialmente come una malattia
  • 1934-1986: ricriminalizzazione dell'omosessualità, trattata severamente con processi, discriminazione e silenzio;
  • 1987-1990: inizio delle discussioni pubbliche aperte sulla condizione dell'omosessualità da un punto di vista scientifico ed umanitario da parte di professionisti e di giornalisti.
  • 1990 - Maggio 1993: i gay e le lesbiche in prima persona si fanno carico della questione, portando in primo piano i diritti civili, con esacerbamento del conflitto e politicizzazione della questione.
  • Giugno 1993: decriminalizzazione dell'omosessualità; il sottobosco omosessuale comincia a svilupparsi in una subcultura gay e lesbica, con relative organizzazioni, pubblicazioni e centri, ma continua la diffamazione sociale dell'amore e dei rapporti fra persone dello stesso sesso.

L'iniziativa della revoca della legislazione antiomosessuale, dopo la rivoluzione di febbraio 1917, era venuta non dai bolscevichi, ma dai cadetti (democratici costituzionali) e dagli anarchici (Karlinsky, 1989). Tuttavia, una volta abrogato il vecchio codice penale, dopo la rivoluzione di Ottobre, anche l'articolo anti-omosessuale aveva perso validità.
I codici penali della Federazione russa del 1922 e del 1926 non menzionano l'omosessualità, anche se le leggi corrispondenti erano rimaste in vigore in luoghi in cui l'omosessualità era più diffusa - nelle repubbliche islamiche dell'Azerbaijan, di Turkmenia e di Uzbekistan, così come nella cristiana Georgia.Al Congresso mondiale della lega per le riforme sessuali, tenutosi a Copenhagen nel 1928, la legislazione sovietica fu addirittura portata a esempio degli altri paesi.
Gli esperti medici e legali sovietici erano molto orgogliosi della natura progressista della loro legislazione: nel 1930 il perito medico Mark Serejskij scrisse sulla "Grande Enciclopedia Sovietica": "La legislazione sovietica non riconosce reati cosiddetti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio della difesa della società, e quindi prevedono una punizione solo in quei casi in cui l'oggetto dell'interesse omosessuale sia un bambino o un minorenne..." (p. 593).
Come giustamente si nota, la decriminalizzazione formale della sodomia non ha significato che tale comportamento fosse al riparo da incriminazioni. L'assenza di leggi formali contro il rapporto anale e il lesbismo non ha impedito l'incriminazione del comportamento omosessuale come forma di comportamento disordinato. Dopo l'emanazione del codice penale del 1922, si tennero, in quello stesso anno, almeno due processi per omosessualità a noi noti.
L'eminente psichiatra Vladimir Bekhterev testimoniò che "l'ostentazione pubblica di tali impulsi... è socialmente nociva e non può essere consentita" (Engelstein, 1995, p. 167).
La posizione ufficiale della medicina e della legge sovietiche negli anni Venti, come riflessi dall'articolo d'enciclopedia di Sereisky, era che l'omosessualità era una malattia difficile, se non impossibile, curare. Perciò, "riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale... la nostra società combina misure profilattiche e terapeutiche a tutte le condizioni necessarie per rendere il conflitto che colpisce gli omosessuali quanto meno doloroso possibile, e per risolvere la loro tipica alienazione all'interno della collettività". (Sereisky, 1930, p. 593).
Anche se, durante gli anni Venti, alcuni intellettuali omosessuali svolsero ancora ruoli importanti nella cultura sovietica, sparì l'opportunità di una discussione sul tema aperta, filosofica e artistica, quale quella iniziata all'inizio del secolo. Col decreto del 17 dicembre 1933 e con la legge del 7 marzo 1934, l'omosessualità divenne di nuovo un reato penale.
I motivi esatti di questo cambiamento brusco sono ancora sconosciuti, ma faceva chiaramente parte del "Termidoro [il periodo del "Terrore" della Rivoluzione francese, Ndr] sessuale" e di una tendenza repressiva generale. Articoli di criminalizzazione furono inseriti nei codici di tutte le repubbliche sovietiche. Secondo l'articolo 121 del Codice penale della Repubblica Sovietica Russa, l'omosessualità (muzhelozhstvo) era punibile con la privazione della libertà per un periodo fino a 5 anni e, secondo l'articolo 121.2, nel caso di uso o minaccia d'uso di violenza fisica, o di sfruttamento della posizione dipendente della vittima, o di rapporti con minorenni, fino a 8 anni.
Nel gennaio del 1936 Nikolai Krylenko, Commissario del popolo per la giustizia, annunciò che l'omosessualità è il prodotto della decadenza delle classi sfruttatrici, che non hanno niente da fare, e che in una società democratica, fondata su sani principi, per tali persone non c'era posto (Kozlovsky, 1986). L'omosessualità fu così legata alla controrivoluzione. In seguito, i giuristi e i medici sovietici descrissero l'omosessualità come una manifestazione "della decadenza morale della borghesia", reiterando parola per parola gli argomenti dei fascisti tedeschi.
Tipico di questa posizione fu un articolo anonimo sull'"omosessualismo" apparso nella Grande Enciclopedia Sovietica del 1952. I riferimenti a possibili cause biologiche dell'omosessualità, che fino ad ora erano stati usati per scopi umanitari come ragione per decriminalizzare l'omosessualità, ora venivano rifiutati: "L'origine dell'omosessualismo è collegata alle circostanze sociali quotidiane; per la stragrande maggioranza della gente che si dedica all'omosessualismo, tali perversioni si arrestano non appena la persona si trovi in un ambiente sociale favorevole... Nella società sovietica con i suoi costumi sani, l'omosessualismo è visto come una perversione sessuale ed è considerato vergognoso e criminale. La legislazione penale sovietica considera l'omosessualismo punibile con l'eccezione di quei casi in cui lo stesso sia manifestazione di profondo disordine psichico". Il numero esatto di persone incriminate in base all'articolo 121 è sconosciuto (le prime informazioni ufficiali sono state prodotte soltanto nel 1988), ma si crede che possa trattarsi di circa mille all'anno. Dalla fine degli anni Ottanta, secondo i dati ufficiali, il numero di uomini condannati in base all'articolo 121 era stato in costante diminuzione. Nel 1987 furono condannati 831 uomini (questo dato si riferisce all'intera Unione Sovietica); nel 1989, 539 persone, nel 1990, 497, nel 1991, 462, nel primo semestre del 1992, 227, tutti meno dieci condannati in base all'articolo 121.2 (le cifre si riferiscono alla sola Russia) (Gessen, 1994). Secondo avvocati russi, la maggior parte delle condanne è in effetti avvenuta in base all'articolo 121.2, l'80 per cento dei casi vedendo il coinvolgimento di minori fino a 18 anni (Ignatov, 1974). In un'analisi di 130 condanne in base all'articolo 121, fra il 1985 e il 1992, è stato trovato che 74 per cento degli accusati sono stati condannati in base all'articolo 121.2, dei quali il 20 per cento per stupro con uso della forza fisica, l' 8 per cento con uso di minacce, 52 per cento per contatti sessuali con i minori e il 2 e il 18 per cento, rispettivamente, per sfruttamento dello status dipendente o vulnerabile delle vittime (Dyachenko, 1995).
Queste statistiche dovrebbero comunque essere prese in considerazione con un certo scetticismo, ricordando che molte di questi e di altri capi d'accusa possono essere stati montate o falsificati e che molte confessioni sono state forzate con le percosse alle persone accusate e ai testimoni.
L'articolo 121 non prendeva di mira solo gli omosessuali. Le autorità lo hanno sfruttato frequentemente per trattare con i dissidenti e per accrescere le sentenze al campo di lavoro. A volte il KGB è stato chiaramente coinvolto nell'incriminazione, come, per esempio, nel caso del noto Lev Klein, archeologo di Leningrado: il suo processo fu orchestrato dall'inizio alla fine dal KGB locale in flagrante violazione di tutte le norme procedurali. (Samoilov, 1993).
Di solito, lo scopo di tali azioni fu di spaventare l'intellighenzia. L'applicazione della legge fu selettiva. Se le figure culturali di spicco avevano cura di non offendere le autorità, godevano di una sorta d'immunità e veniva chiuso un occhio sulle loro tendenze omosessuali, ma non potevano comunque accedere a cariche dell'alto ingranaggio. Bastava solo che ostacolassero un personaggio influente perché la legge facesse sentire pienamente il suo peso. Questo fu il copione che distrusse la vita del famoso regista armeno Sergei Paradzhanov.
Ancora alla fine degli anni 80, il direttore del teatro Yuny Zritel di Leningrado, Zinovy Korogodsky, comparve davanti ad una tribunale, fu licenziato dal suo lavoro e privato di tutti i suoi titoli onorari. Gli esempi di questo genere sono molti.
La campagna antiomosessuale introdotta all'inizio degli anni 30 fu di breve durata. Entro la metà del decennio, sulla questione era disceso un assoluto silenzio. L'omosessualità era diventata innominabile nel senso letterale del termine. La congiura del silenzio arrivò a comprendere temi accademici come il culto fallico, e la pederastia dell'antica Grecia.
Questo silenzio tenebroso ha intensificato ulteriormente la tragedia degli omosessuali sovietici, che non soltanto temevano l'incriminazione e i ricatti, ma non poterono nemmeno sviluppare autocoscienza e autoidentità adeguate. Oltre alle incriminazioni, una discriminazione di tutti i tipi, illegale, diffusa e senza limiti, prese di mira non solo gli omosessuali, ma anche le lesbiche.
I rapporti lesbici non rientravano in nessun caso di alcun codice penale, e i legami stretti fra donne sono stati meno visibili e meno soggetti ad attacchi. L'opinione pubblica è stata, verso le lesbiche, altrettanto inflessibile che verso gli uomini gay. Le lesbiche venivano ridicolizzate, incriminate, licenziate, espulse dalle università e minacciate di essere private della custodia dei figli. La psichiatria punitiva sovietica fu una delle armi principali della repressione sia legale che illegale. Psichiatri ignoranti di sessuologia erano sempre pronti a trovare qualche motivo che permettesse di sottoporre a vita le persone così stigmatizzate a osservazione medica e poliziesca, o rinchiuse in un ospedale psichiatrico in condizioni spesso molto peggiori della prigione.
Perfino dopo l'emergere, alla fine degli anni 70, di una "patologia sessuale" (il termine russo per definire la sessuologia clinica, che suggeriva come tutti i termini sessuali siano patologici) più tollerante e meglio informata, la medicina ha offerto ben poco aiuto. In tutti i libri sovietici di "patologia sessuale", l'omosessualità era descritta come una "perversione sessuale" perniciosa, una malattia da curare. (Vasilchenko, 1977, 1983). All'inizio degli anni 80 fu lanciata nelle edizioni divulgative una campagna anti-omosessuale. Nel primo, e all'epoca unico in tutta la nazione, manuale per insegnanti sull'educazione sessuale (di cui fu stampato e immediatamente esaurito un milione di copie) l'omosessualità fu definita una come patologia pericolosa e "una violazione dei principi normali dei rapporti sessuali.... L'omosessualità sfida sia le relazioni eterosessuali normali sia le realizzazioni morali e culturali della società. Quindi merita la condanna sia come fenomeno sociale che come un comportamento specifico personale sia come atteggiamento mentale" (Khripkova & Kolesov, 1982, pp. 96-100). Così, gli insegnanti, come la polizia e i medici, furono messi in guardia contro l'omosessualità.
Ancora oggi, con rare eccezioni, gli psichiatri e i sessuologi clinici russi, anche coloro che hanno sostenuto la decriminalizzazione dell'omosessualità, la considerano una malattia e riproducono nei loro scritti le molte assurdità e gli stereotipi prevalenti nell'opinione pubblica.
Il più recente manuale medico sulla sessuologia clinica, pubblicato nel 1990, definisce l'omosessualità una "tendenza patologica". Afferma che, oltre a cause biologiche, "un forte fattore patogenetico che contribuisce alla formazione dell'attrazione omosessuale può essere l'inculcamento dai genitori e dagli insegnanti di un atteggiamento ostile nei confronti del sesso opposto" (Vasilchenko, 1990, p. 429-430). In una tesi di laurea in psichiatria del 1994, preparata sotto la visione del professor A. Tkachenko, il comportamento omosessuale non solo è descritto come "anomalo", ma la maggior parte dei 117 uomini gay studiati dall'autore ricevono diagnosi quali "infantilismo psichico, psicofisico e disarmonico...", "...segni di difetti organici del sistema nervoso centrale," e "sopravvalutazione della sfera sessuale".


L'Aids in Urss

L'epidemia di Aids ha peggiorato ulteriormente la posizione dei gay. Quando i sintomi del virus erano appena emersi negli Stati Uniti, le informazioni iniziali a questo proposito nella stampa sovietica erano pressappoco queste: una nuova malattia sconosciuta è comparsa negli Usa; le sue vittime sono omosessuali, tossicomani e portoricani. Allevati nello spirito dell'Internazionalismo ufficiale, i cittadini sovietici furono perplessi dalla menzione dei portoricani. Potevano comprendere la punizione di Dio per omosessuali e tossicomani. Per i loro misfatti, ma perché i portoricani? Nel 1986 il professor Nikolai Burgasov, allora delegato del ministero per la salute e medico capo d'igiene per l'Urss, dichiarò pubblicamente: "Non vi sono circostanze nel nostro paese perché si diffonda la malattia; l'omosessualità è perseguita dalla legge come grave perversione sessuale (l'articolo 121 del codice penale russo) e avvertiamo costantemente la gente dei pericoli dell'abuso di droga". Quando l' Aids infine comparve nell'Unione Sovietica, i responsabili del programma di studio epidemiologico, il presidente dell'Accademia sovietica (ora russa) delle Scienze Mediche, il professor Valentin I. Pokrovsky, e suo figlio, il dott. Vadim V. Pokrovsky, una volta di più accusarono gli omosessuali di essere portatori dell'infezione da Hiv e immagine di ogni genere di vizio. Un po' più tardi, Alexander Potapov, ministro della federazione e professore di psichiatria, si avventurò a scrivere sulla "Literaturnaya gazeta", rispondendo a domande sui tossicomani; per qualche ragione li collegò con gli omosessuali, aggiungendo, "Miei colleghi a Parigi mi hanno raccontato di una folla furente che ha ucciso due omosessuali in un parco di Parigi, sotto gli occhi della polizia". Questo rappresentante della più umanitaria delle professioni non diede ulteriore commento su questo evento, andando avanti a discutere che cosa le autorità nel Belgio stavano facendo per limitare il commercio di pornografia. Concluse pensieroso: "vedete come le forze della vita entrano in azione". Nessuno fece neppure un commento sulle mostruosità che stava dicendo. Quando l'Aids comparve nell'Unione Sovietica, i responsabili del programma epidemiologico incolparono ancora una volta gli omosessuali di tutto, accusandoli pubblicamente di essere portatori dell'infezione di HIV e di ogni altro vizio possibile. Le loro convinzioni erano autentiche, poiché i programmi educativi delle istituzioni mediche sovietiche non avevano discusso mai il problema dell'omosessualità.
Anche la liberale rivista Ogonyok, che per primo pubblicò il profilo di una vittima dell'Aids, un assistente tecnico gay che aveva contratto il virus in Africa, non riuscì a nascondere il suo disgusto e la sua condanna. Ciononostante, la Glasnost, sommata alla minaccia dell'Aids, ha reso possibile per la prima volta discussioni più o meno franche dei problemi dell'orientamento sessuale, inizialmente nella letteratura accademica, e poi in quella più popolare.


La caduta del Muro

Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, le repubbliche baltiche, Lettonia, Estonia e Lituania, insieme all'Ucraina, revocarono i provvedimenti contro gli omosessuali. Una nota di colore: nei giorni convulsi del fallito putch del '91, con l'uscita di scena di Gorbaciov e l'ascesa di Eltsin, c'è da registrare un episodio di microstoria, debitamente riportato in una ricerca storica di Enrico Oliari. Durante le sommosse seguite al colpo di Stato, Mosca si trovava completamente isolata, tagliata fuori da tutte le vie di comunicazione. In tutta Mosca non si trovava un solo fax funzionante. Eltsin si pose subito a capo della Resistenza, ma non aveva modo di comunicare con l'esterno. I suoi collaboratori lo informarono di aver trovato un solo fax attivo in tutta la capitale: era quello di un'associazione gay di Mosca. Grazie ad in piccolo fax, di una organizzazione omosessuale, "Corvo Bianco", riprese le fila della situazione, chiamò il popolo alla ribellione e informò il mondo di quanto stava realmente accadendo.
Salito al potere, per ottenere un posto nel Consiglio d' Europa, il presidente russo Boris Eltsin seguì l'esempio delle Repubbliche baltiche, e l'articolo 121.1 venne abrogato come parte di una vasta legge di riforma, firmata il 29 aprile 1993 e pubblicata un mese dopo.
L'articolo 121.2 rimase in il vigore, ma la punizione massima fu ridotta a 7 - 8 anni di carcere. I cambiamenti avvennero in modo silenzioso, in un pacchetto di molti piccoli cambiamenti legali senza spiegazione dettagliata da parte dei mass-media. Alla base di questi cambiamenti del codice penale risso vi fu un cammino lungo e difficile. La prima stesura, preparata dal Ministero russo di giustizia e pubblicata in un numero speciale dello scomparso Zakon all'inizio del 1992, non riportava l'articolo 121, ma fu piuttosto incluso il nuovo articolo 132 intitolato "Omosessualità o la soddisfazione di passione sessuale in altre forme pervertite". Secondo questo articolo, "la soddisfazione della passione sessuale (o, in un'altra versione," bisogni sessuali ") in altre forme pervertite (lesbismo compreso)," se effettuato con l'uso o la minaccia di forza fisica, o di sfruttamento della condizione vulnerabile della vittima, erano punibili tramite la privazione della libertà di fino a 3 anni. La punizione era molto più severa nel caso di delitti ripetuti, come per i colpevoli di violenza di gruppo, per gravi lesioni alla vittima, o nel caso che la vittima fosse un minore sotto 14. La prima stesura era estremamente confusa. I rapporti omosessuali fra adulti consenzienti non erano più punibili, ma l'omosessualità era ancora "un perversione," e la menzione del lesbismo era, in questo contesto, un punto di regressione. Secondo la legge russa, non erano consentiti atti di violenza sessuale o richieste forzate con una donna se non con la propria moglie. Tecnicamente la violenza doveva includere la penetrazione vaginale reale, per cui la definizione di violenza da parte del maschio era praticamente impossibile. Non vi sono termini legali accettabili per la penetrazione orale o anale, giuridicamente denominabili "forme pervertite" della soddisfazione sessuale. Il principio di uguaglianza di genere nei rapporti sessuali inoltre ha presentato difficoltà. Poiché la violenza si è creduta essere un'offesa più seria che qualunque altro atto sessuale, la violenza ad una donna adulta o a una ragazza giovane era molto più punibile di un atto di violenza sessuale commesso contro un uomo o un ragazzo giovane. In questo contesto, gli uomini ed i ragazzi avevano "meno valore" delle femmine: se un uomo avesse avuto un rapporto sessuale con un ragazzo di 17 anni, doveva essere imprigionato fino a sette anni, mentre se l'atto fosse stato con una ragazza di 17 anni, la cosa sarebbe rimasta impunita. Questa prima stesura fu criticata anche per molte altre imperfezioni e fu rifiutata dal Soviet supremo. Una nuova stesura del codice criminale, preparato da un gruppo di avvocati e presentato alla Duma dal Ministero di giustizia e dall'ufficio legale del presidente nel 1994, era decisamente migliore (codice di Ugolovny, 1994). Ancora vi fu l'articolo 142 "sul rapporto omosessuale forzato", che veniva ad essere punito come atto di violenza.
Inoltre venne scritto, all'articolo 144, che l'omosessualità, ma non il lesbismo, rappresenta una coercizione della persona. Nell'insieme la stesura venne scritta in modo trascurato. Nell'indice venne scritto, all'articolo 143, sulla coercizione sessuale tranne la violenza, che è autorizzata "la soddisfazione di una passione sessuale nelle forme pervertite," mentre nel testo ci si riferì ad "azioni forzate dirette verso la soddisfazione dei bisogni sessuali." In una versione successiva della stesura la frase "forme pervertite" fu reinserita. In una versione precedente, formulata da A. N. Ignatov, in cui l'orientamento sessuale non è stato accennato, misteriosamente era sparito all'ultimo momento, senza che il gruppo di lavoro ne fosse al corrente.
Dopo una discussione prolungata fu accettata una versione di compromesso. Il nuovo codice criminale fu accettato dalla Duma nel luglio del 1995, ma venne rifiutato dal Consiglio della Federazione e dal presidente Eltsin (dicembre del 1995). Procurata alla Duma una nuova edizione, la nuova versione del codice fu infine approvata da entrambe le Camere nel giugno del 1996, e fu firmata dal presidente il 1 gennaio 1997. Il capitolo 18 del codice fu chiamato "crimini contro l'inviolabilità sessuale e la libertà sessuale dell'individuo", che era un miglioramento del titolo delle precedenti stesure del 1994, "crimini nella sfera dei rapporti sessuali".

Furono cancellati gli articoli che riportavano "hanno forzato l'omosessualità" e "le forme pervertite di soddisfazione sessuale" , ma non le "azioni forzate dell'articolo 132 di natura sessuale":

  1. L'omosessualità, il lesbismo o altre azioni di un carattere sessuale commesse per mezzo di forza o della minaccia contro la vittima o contro altre persone, o sfruttando la vulnerabilità della vittima, sono punite tramite la privazione della libertà da tre a sei anni.
  2. Le stesse azioni, se si commettono:
    • parecchie volte o da una persona precedentemente condannata dei crimini previsti dagli oggetti di questo capitolo;
    • da un gruppo di persone in modo premeditato o da un gruppo organizzato;
    • se ne consegue l'infezione della vittima di una malattia venerea;
    • abusi contro persona incapace;
    • sono puniti tramite la privazione della libertà da quattro a dieci anni.
  3. Azioni che sono previste dalle prime e seconde parti dell'articolo se:
    • determinato trascuratamente la morte di una vittima;
    • danneggiamento pesante alla sua salute, infezione di HIV o alcune altre conseguenze pesanti;
    • si commette abuso contro una persona sotto i quattordici anni;

sono puniti tramite la privazione della libertà da otto a quindici anni. (codice Ugolovny, 1996).

L'articolo 133 "sugli atti coercitivi carattere sessuale" dichiara: "la coercizione di una persona in richieste sessuali, omosessuali, lesbiche o altre azioni di natura sessuale per mezzo di ricatto, minaccia di lesioni, danni o ritiro della proprietà, o sfruttando una dipendenza della vittima, è punita coi lavori forzati (correttivi) fino a due anni o privazioni della libertà fino a un anno." Nessun atto sessuale specifico, quale la penetrazione orale o anale, venne accennato, senza differenza fra comportamento omosessuale o eterosessuale.
La legge diede un tributo simbolico importante al principio di uguaglianza di genere in quanto, con l'eccezione della violenza ad una vittima femminile, tutte le altre azioni sessuali criminali, quali la violenza, la costrizione o la coercizione, poterono essere dirette ugualmente contro le persone di uno o dell'altro genere. L'età del consenso legale per i rapporti sessuali volontari nella stesura del 1995 venne regolata a 14 anni senza differenze per il genere, ovvero per comportamento eterosessuale o omosessuale. Nella versione definitiva del codice, l'articolo 134 prevede che le richieste di rapporti sessuali, omo o lesbici che siano, con sottomissione commesse da una persona di oltre 18 anni su una persona con meno di 16 anni, siano punite con la limitazione della libertà fino a 3 anni o privazioni della libertà fino a 4 anni. In generale, la nuova legge rappresenta una soluzione di compromesso. In modo più analitico, per convinzioni personali, ma anche per motivi politici, i legislatori hanno rifiutato di eliminare completamente l'omosessualità dal codice penale. Una difesa aperta dell'omosessualità sarebbe potuta essere nociva ai fini elettorali di tutti i partiti politici. Paradossalmente, soltanto il reazionario Vladimir Zhirinovsky, fra tutti i capi politici russi, ebbe il coraggio, prima delle elezioni del 1993, di difendere pubblicamente i diritti dell'uomo e la reputazione degli omosessuali in un lungo discorso alla televisione. Tuttavia, quella era l'unica prova del suo "liberalismo", tanto che le sue parole non furono prese seriamente. Tutti gli altri partiti politici, compresi i "democratici" (che vennero accusati di essere pro-Occidentali e di rovinare l'economia russa), diedero prova di essere conservatori nella difesa della famiglia. La difesa "dei valori russi tradizionali della famiglia" è poco compatibile con il liberalismo sessuale. Tutti gli altri contatti omosessuali fra adulti consenzienti vennero infine decriminalizzati. L'inclusione, per la prima volta, del lesbismo nella legislazione russa segue il principio dell'uguaglianza di genere; il fatto che l'omosessualità e il lesbismo non vennero più ritenuti offensivi come "pervertito" o "innaturale," ma scritti in parità delle altre attitudini sessuali, sottolinea come tutte le forme di atti sessuali sono accettabili se non illegali, ovvero fra non consenzienti. Il professor Ignatov era particolarmente attivo e persistente come membro del gruppo di lavoro, tanto da convincere i suoi colleghe più conservatori. "Dopo che trasmisi le mie critiche e i miei suggerimenti in una lettera alla Duma – afferma il professore - venni invitato per una discussione privata con il comitato giuridico della Duma. Il vicepresidente del comitato, V. V. Pokhmelkin, concordava con quasi tutti i miei suggerimenti, ma professor I. M. Galperin era contro. Chiesi loro di eliminare la materia di "perversione delle forme": "signori, io vi immagino avere rapporti orali con le vostri mogli e amanti senza alcun rimorso, tuttavia nel vostro progetto di legge lo definite "perversione". Non abbiamo abbastanza ipocrisia in questo paese?". I dati rimangono inquietanti, appare chiaro come non basti il cambiamento di un articolo del codice per mutare il Costume sedimentato nel tempo. Se nella Russia sovietica la presunta omosessualità degli avversari era strumento di lotta politica, tuttora permane un atteggiamento omofobo, difficile da scardinare, con forme di marginalità latente che continuano a considerare le relazioni omosessuali come comportamento riprovevole e antisociale, come testimoniano, peraltro, gli ultimi dati della Federazione Russa su alcolismo e criminalità.


Bibliografia

Gessen, M. (1994). "The rights of lesbians and gay men in the Russian Federation". San Francisco: International Gay and Lesbian Human Rights Commission.

  • Kon, I.S. (1995): "The sexual revolution in Russia: From the age of the zar to today" (Trans. James Riordan). New York: Free Press.
  • Kon, I.S. (1988): "Vvedenie v seksologiyu". Moscow: Meditsina
  • Vasilchenko, G. S. (Ed.). (1983): "Chastnaya seksopatologiya" (2 vols.). Moscow: Meditsina.
  • Burgin, D. (1994): Sophia Parnok. "The life and work of Russia's Sappho". New York: New York University Press.
  • Isayev, D. D. (1993, June-August): "Survey of the sexual behavior of gay men in Russia". ILGA Bulletin, 3
  • Healey, D. (1991): "A social history of homosexuality 19J7-1934". Unpublished master's thesis, School of Slavonic and East European Studies, University of London.
  • Kon, I.S. (1993): "Sexual minorities". In I. Kon & J. Riordan (Eds.), Sex and Russian society (pp. 89-115). Bloomington: Indiana University Press


In rete

http://www.gay.ru/english/

http://www.vmt.com/gayrussia/

http://community.middlebury.edu/~moss/RGC.html

http://digilander.libero.it/enricooliari//storia2/fascismo.html